Dalla Galilea multiculturale all’Ucraina ferita: l’annuncio di Gesù nasce nei momenti difficili e chiama a non chiudersi
Quando e dove inizia la missione di Gesù? A questa domanda ha risposto Papa Leone XIV nella riflessione che ha preceduto la preghiera dell’Angelus di mezzogiorno, commentando il Vangelo della domenica.
Il Pontefice ha richiamato l’incipit del brano evangelico: «quando seppe che Giovanni era stato arrestato», sottolineando che l’inizio della missione di Gesù avviene «in un momento che non sembra quello migliore». Un passaggio che interpella direttamente anche l’esperienza dei credenti di oggi.

“Non è il momento giusto?” La tentazione di restare bloccati
Secondo Leone XIV, spesso anche noi «pensiamo che non sia il momento giusto per annunciare il Vangelo, per prendere una decisione, per fare una scelta, per cambiare una situazione». Ma questo atteggiamento può diventare una trappola.
Il rischio, ha avvertito il Papa, è quello di restare paralizzati, «mentre il Vangelo ci chiede il rischio della fiducia». Proprio quando le circostanze sembrano sfavorevoli, la chiamata del Signore invita a mettersi in cammino.
La Galilea: un inizio “ai confini”
Gesù, ha ricordato il Pontefice, avvia la sua missione in Galilea, «un territorio abitato soprattutto da pagani», segnato dal commercio e dal continuo passaggio di persone. Una terra che potremmo definire oggi multiculturale, attraversata da provenienze e appartenenze religiose diverse.
In questo modo, ha spiegato Leone XIV, «il Vangelo ci dice che il Messia viene da Israele, ma supera i confini della propria terra per annunciare il Dio che si fa vicino a tutti, che non esclude nessuno». Un Dio che non si rivolge solo a chi è “puro”, ma che «si mescola nelle situazioni e nelle relazioni umane».
Da qui l’invito a non cedere alla tentazione di chiudersi: come i primi discepoli, anche oggi «siamo chiamati ad accogliere la chiamata del Signore, nella gioia di sapere che ogni tempo e ogni luogo della nostra vita sono visitati da Lui e attraversati dal suo amore».
La Domenica della Parola di Dio
Il Papa ha ricordato che oggi si celebra la Domenica della Parola di Dio, incoraggiando quanti sono impegnati nell’annuncio e nella diffusione del Vangelo, affinché la Scrittura continui a essere ascoltata, accolta e vissuta come Parola che illumina la storia.
Il dolore per l’Ucraina e l’appello alla pace
Lo sguardo del Pontefice si è poi rivolto all’Ucraina, ancora colpita da attacchi continui:
«Anche in questi giorni, l’Ucraina è colpita da attacchi continui, che lasciano intere popolazioni esposte al freddo dell’inverno. Seguo con dolore quanto accade, sono vicino e prego per chi soffre».
Leone XIV ha denunciato il protrarsi delle ostilità, che «allarga la frattura tra i popoli e allontana una pace giusta e duratura», invitando tutti a intensificare gli sforzi per porre fine alla guerra.
Vicinanza ai malati di lebbra
Nel suo saluto, il Papa ha anche ricordato la Giornata mondiale dei malati di lebbra, esprimendo vicinanza a chi soffre per questa malattia e a quanti se ne prendono cura, spesso in condizioni di grande povertà e isolamento.
I ragazzi dell’Azione Cattolica: “Siate operatori di pace”
Un momento particolarmente intenso è stato il saluto ai ragazzi dell’Azione Cattolica Italiana di Roma, presenti con la tradizionale Carovana della Pace.
«Cari bambini e ragazzi, vi ringrazio perché aiutate noi adulti a guardare il mondo da un’altra prospettiva: quella della collaborazione tra persone e popoli diversi».
Il Papa li ha esortati a essere operatori di pace «a casa, a scuola, nello sport, dappertutto», ribadendo con forza: «Non siate mai violenti, né con le parole né con i gesti. Mai! Il male si vince solo con il bene».
Con loro, Leone XIV ha invitato a pregare per la pace «in Ucraina, in Medio Oriente e in ogni regione dove purtroppo si combatte per interessi che non sono quelli dei popoli», ricordando che «la pace si costruisce nel rispetto dei popoli».
L’incontro con il presidente nazionale dell’Azione Cattolica
Il Pontefice ha inoltre richiamato l’incontro avvenuto ieri con il presidente nazionale dell’Azione Cattolica, Giuseppe Notarstefano, definito dall’Associazione «profondamente paterno».
Il colloquio si è concentrato sull’impegno per la pace, la cooperazione tra i popoli e la costruzione di relazioni ispirate alla fraternità, nonché sul valore del dialogo e della comunione ecclesiale, nel solco della testimonianza di Vittorio Bachelet, di cui quest’anno ricorre il centenario della nascita. Al termine, Notarstefano ha donato al Papa una serigrafia della Domus Mariae.
Verso i Vespri ecumenici a San Paolo
Infine, Leone XIV ha ricordato l’appuntamento per la celebrazione dei Vespri ecumenici nella Basilica di San Paolo fuori le Mura, rinnovando l’invito a camminare insieme come cristiani, testimoniando il Vangelo nei contesti complessi del mondo di oggi.
Articolo precedentemente pubblicato da acistampa – agenzia stampa in lingua italiana del gruppo EWTN News. È stato riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.






