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A 100 anni dalla Guerra Cristera: il sacrificio dei martiri messicani per la libertà religiosa

Beato P. Miguel Agustín Pro, martire durante la Guerra Cristera in Messico, con le braccia aperte in forma di croce prima di essere fucilato il 23 novembre 1927. | Credito: Sconosciuto, dominio pubblico, via Wikipedia.
Beato P. Miguel Agustín Pro, martire durante la Guerra Cristera in Messico, con le braccia aperte in forma di croce prima di essere fucilato il 23 novembre 1927. | Credito: Sconosciuto, dominio pubblico, via Wikipedia.

Nel centenario di uno degli episodi più drammatici della storia religiosa del Messico, la Chiesa ricorda i martiri della Guerra Cristera, testimoni eroici di una fede perseguitata. Un’occasione per riflettere anche oggi sul valore della libertà religiosa e sul coraggio di tanti fedeli.

Le radici del conflitto: la Costituzione del 1917

La Guerra Cristera, o “Cristiada”, scoppiata in Messico tra il 1926 e il 1929, fu l’esito di crescenti tensioni tra lo Stato e la Chiesa, innescate da una legislazione apertamente anticlericale. La Costituzione del 1917 conteneva articoli che limitavano severamente le libertà religiose:

  • Articolo 3: vietava ai religiosi di dirigere scuole primarie;
  • Articolo 5: proibiva gli ordini religiosi e i voti monastici;
  • Articolo 24: relegava il culto esclusivamente all’interno delle chiese, sotto sorveglianza statale;
  • Articolo 27: negava alla Chiesa la possibilità di possedere beni immobili;
  • Articolo 130: negava la personalità giuridica alle chiese e vietava ai sacerdoti l’attività politica.

La “Legge Calles”: l’escalation della persecuzione

Nel 1926, il presidente Plutarco Elías Calles aggravò la situazione con una riforma al Codice Penale nota come “Legge Calles”. Tra le misure più repressive:

  • Divieto assoluto del culto pubblico fuori dai templi;
  • Vietato indossare abiti religiosi in luoghi pubblici;
  • Espulsione dei sacerdoti stranieri;
  • Scioglimento degli ordini religiosi;
  • Censura totale delle dichiarazioni pubbliche del clero.

Di fronte a questa stretta repressiva, l’episcopato messicano, con il sostegno della Santa Sede, decise la sospensione del culto pubblico il 31 luglio 1926, un atto di protesta di enorme portata.

Plutarco Elías Calles, presidente del Messico (1924-1928) e figura chiave nella Guerra Cristera. | Credito: National Photo Company Collection, dominio pubblico, via Wikimedia Commons.

L’insurrezione del popolo fedele: l’inizio della Cristiada

Secondo lo storico Jean Meyer, fu proprio la sospensione del culto a segnare l’inizio della guerra cristera. In molte regioni, i fedeli — soprattutto contadini e popolazioni rurali — si sollevarono spontaneamente per difendere la loro fede.

Nonostante i vescovi predicassero una resistenza pacifica, in alcune aree la repressione spinse alla lotta armata. Il clero, diviso, si trovò in una posizione delicata: alcuni sacerdoti appoggiarono apertamente i cristeros, altri rimasero neutrali o contrari. In totale, 90 sacerdoti furono giustiziati dal governo.

Come ha ricordato Mons. Pedro Pablo Elizondo Cárdenas, amministratore apostolico di Cancún-Chetumal:

“I contadini combattevano con il cuore, mossi dall’amore per la fede, più che da considerazioni teologiche”.

Soldati cristeros marciano verso la battaglia durante la Guerra Cristera in Messico. | Credito: Sconosciuto, dominio pubblico, via Wikimedia Commons.

Figure chiave e martiri della Guerra Cristera

Secondo i vescovi messicani, furono oltre 200.000 i martiri che offrirono la loro vita per la fede durante la Cristiada. Tra i protagonisti ricordati:

  • Enrique Gorostieta: generale e comandante supremo dei cristeros, assassinato nel 1929, testimoniò una profonda fede cattolica.
  • Beato Anacleto González Flores: noto come “Maestro Cleto”, laico martirizzato per la sua resistenza pacifica.
  • San José Sánchez del Río (“San Joselito”): giovane martire di 14 anni, torturato e ucciso gridando “Viva Cristo Re!”.
  • Beato P. Miguel Agustín Pro: gesuita fucilato nel 1927, immortalato in una celebre foto con le braccia aperte in forma di croce.
  • I martiri dei Cavalieri di Colombo: sei sacerdoti canonizzati da San Giovanni Paolo II nel 2000 per il loro sacrificio.

Un quadro con 25 santi martiri, inclusi San Joselito e San Cristóbal Magallanes, è oggi esposto nel Templo Expiatorio a Cristo Rey (antica Basilica di Guadalupe) a Città del Messico.

Enrique Gorostieta, importante generale cattolico messicano durante la Guerra Cristera. | Credito: Sconosciuto, dominio pubblico, via Wikipedia.

1929: gli “Arreglos” e un’apparente pace

La guerra terminò ufficialmente il 21 giugno 1929 con gli “Arreglos” tra i rappresentanti della Chiesa e il governo, senza modifiche sostanziali alla legge. Si trattò di un fragile compromesso: il culto pubblico fu ripristinato e i cristeros deposte le armi, ma la persecuzione continuò in forma subdola.

Scrive Meyer:

“Per molti cristeros, il ‘modus vivendi’ divenne presto un ‘modus moriendi’… ne morirono più dopo gli Arreglos che durante la guerra”.

Fino al 1941 ci furono ancora campagne militari contro insorti cattolici, in quella che è considerata la “seconda Cristiada”, più silenziosa ma non meno dolorosa.

Quadro raffigurante 25 santi martiri messicani canonizzati da San Giovanni Paolo II nel 2000, con la recente inclusione di San José Sánchez del Río. L’opera si trova nel Tempio Espiatorio a Cristo Re, l’antica Basilica di Guadalupe, a Città del Messico. | Credito: David Ramos/ACI Prensa.

Verso la libertà religiosa: un cammino lungo decenni

Solo nel 1992, dopo due visite di San Giovanni Paolo II in Messico, vennero ristabilite le relazioni ufficiali tra Stato e Chiesa. La riforma costituzionale permise finalmente alla Chiesa di ottenere personalità giuridica e di possedere luoghi di culto — ma solo quelli costruiti dopo il 1992.

Ancora oggi, tuttavia, le associazioni religiose non possono gestire mezzi di comunicazione di massa, potendo solo pubblicare materiali a stampa.

Il richiamo dei vescovi nel centenario

Nel messaggio diffuso per il centenario, i vescovi messicani hanno invitato a non dimenticare il sacrificio dei martiri:

“Questo centenario non può essere solo una commemorazione nostalgica, ma un esame di coscienza e un rinnovato impegno.”

E lanciano una provocazione:

“Siamo disposti a difendere la nostra fede con la stessa radicalità? Abbiamo perso il senso del sacro? Ci siamo adattati a una cultura che vuole relegare la fede al privato?”

Articolo originale pubblicato da ACI Prensa. Traduzione e adattamento a cura della redazione di EWTN Italia.

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