Liturgia come tema per il prossimo Sinodo? E importante il tema dei rapporti Curia Chiese locali
Città del Vaticano, 10 gennaio 2026 – Ci sono voluti quasi due giorni, ma ora il testo integrale dell’intervento conclusivo di Papa Leone XIV al primo Concistoro straordinario del suo pontificato permette finalmente di comprendere che cosa sia davvero emerso da quei due giorni di lavoro.
La sera dell’8 gennaio il mondo aveva ricevuto solo una sintesi orale del Direttore della Sala Stampa. Ora, invece, appare chiaro che non si è trattato di una semplice ripetizione di slogan su sinodalità ed evangelizzazione. Il Papa ha delineato una visione organica di Chiesa, con scelte precise, temi nuovi e anche parole forti.
Cristo al centro: il criterio di tutto
Leone XIV ha voluto anzitutto ricondurre il lavoro dei cardinali all’essenziale:
«Trovare Cristo al centro della nostra missione. Proclamare il Vangelo: Gesù Cristo è al centro. Vogliamo annunciare la sua Parola, e quindi l’importanza di vivere davvero anche noi stessi una vita spirituale autentica che può essere testimonianza nel mondo di oggi».
Evangelizzazione e sinodalità non sono, per il Papa, temi tecnici o organizzativi, ma il modo concreto con cui la Chiesa rende visibile Cristo nel mondo.
Il Vaticano II come bussola
Leone XIV lega esplicitamente tutto al Concilio Vaticano II:
«I temi che sono stati scelti sono profondamente radicati nel Concilio Vaticano II e in tutto il cammino che è scaturito dal Concilio. Non sottolineeremo mai abbastanza l’importanza di continuare con il cammino che si è aperto con il Concilio».
Il Papa chiarisce che Evangelii gaudium e la sinodalità non sono mode recenti, ma sviluppi coerenti del Vaticano II come processo di conversione e rinnovamento della Chiesa.
Sinodalità: non tecnica, ma comunione
Il Papa offre una definizione chiave:
«La sinodalità è un cammino di comunione per la missione, in cui tutti siamo chiamati a partecipare».
Non è un metodo facile, né una procedura. È un modo di essere Chiesa, fondato sulle relazioni, sui legami tra Papa, vescovi, Chiese locali, conferenze episcopali e assemblee continentali.
Queste, avverte Leone XIV, non devono diventare riunioni burocratiche, ma:
«luoghi di incontro e di relazioni tra Vescovi con i presbiteri e i laici, e tra Chiese, che aiutano tanto a promuovere un’autentica creatività missionaria».
Curia e Chiese locali: una nuova relazione
Il Papa tocca un punto sensibile:
«Vi ribadisco il mio impegno a offrire una struttura di relazioni e di servizio, capace di supportare e appoggiare voi e le Chiese locali, per affrontare insieme le attuali sfide della missione».
La Curia non come centro di potere, ma come rete di servizio per la missione.
La grande sorpresa: formazione e ascolto
Uno dei temi nuovi emersi è la formazione, soprattutto all’ascolto:
«Formazione all’ascolto, formazione a una spiritualità dell’ascolto. In particolare nei seminari, ma anche per i Vescovi».
E qui il Papa pronuncia alcune delle parole più forti del suo intervento, parlando degli abusi:
«Tante volte il dolore delle vittime è stato più forte perché non sono state accolte e ascoltate… Una vittima mi ha detto che la cosa più dolorosa era che nessun vescovo voleva ascoltarla».
L’ascolto non è una cortesia, ma una questione di giustizia e di guarigione ecclesiale.
La formazione radicata nella vita reale
La formazione non deve essere astratta:
«Dev’essere radicata nella vita ordinaria e concreta della Chiesa locale, delle parrocchie e di tanti altri luoghi significativi dove si incontrano le persone, in particolare quelle che soffrono».
Per questo il Papa vuole rilanciare:
- le visite pastorali
- gli organismi di partecipazione come luoghi reali di crescita sinodale.
Saranno temi del Sinodo del 2028.
Solidarietà tra i cardinali
Un passaggio sorprendente riguarda i mezzi economici:
«Se ci sono alcuni di voi che hanno difficoltà a motivo delle risorse economiche, parlate. Possiamo vivere un po’ di solidarietà gli uni con gli altri».
Anche il Collegio cardinalizio deve vivere ciò che predica.
Una Chiesa ferita, ma piena di speranza
Il Papa conclude ricordando che il Concistoro non si è svolto in un mondo ideale:
«Non siamo sordi alla realtà della povertà, della sofferenza, della guerra, della violenza che affligge tante Chiese locali».
Ma proprio per questo la Chiesa deve offrire speranza, soprattutto ai giovani:
«Abbiamo chiuso la Porta Santa, ma ricordiamo: la porta di Cristo e del suo amore rimane sempre aperta».
E l’ultima invocazione:
«Possa San Pietro intercedere per noi, mentre, in spirito collegiale, cerchiamo di servire la sua Barca, la Chiesa!»
Articolo precedentemente pubblicato da acistampa – agenzia stampa in lingua italiana del gruppo EWTN News. È stato riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.






