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Roma abbraccia i giovani di Crans-Montana: la Santa Messa in suffragio delle vittime celebrata dal Cardinale Baldassarre Reina

Il Cardinale Reina, durante la Messa in suffragio per le vittime dell'incendio a Crans-Montana | Credit: Screenshot da Youtube
Il Cardinale Reina, durante la Messa in suffragio per le vittime dell'incendio a Crans-Montana | Credit: Screenshot da Youtube

Santa Messa in suffragio delle vittime: unità nazionale e fede davanti alla tragedia

Una commozione profonda ha attraversato questo pomeriggio la chiesa dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, a Roma, dove si è celebrata la Santa Messa in suffragio delle giovanissime vittime della strage di Crans-Montana, avvenuta nella notte tra il 31 dicembre e il 1° gennaio.

La celebrazione, fortemente voluta dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e condivisa da tutte le forze politiche del Parlamento, ha voluto essere un segno visibile di unità nazionale e coesione di fronte a una tragedia che ha colpito nel profondo l’intero Paese.

A presiedere l’Eucaristia è stato il cardinale Baldassarre Reina, Vicario Generale di Papa Leone XIV per la diocesi di Roma.

I nomi che diventano preghiera

Nell’omelia, il cardinale ha voluto anzitutto pronunciare i nomi delle vittime:
Giovanni, Achille, Emanuele, Chiara, Riccardo e Sofia, «i nostri giovanissimi connazionali».

Un gesto semplice, ma potentissimo, che ha trasformato i nomi in preghiera, memoria e presenza viva.

Il porporato ha poi espresso una vicinanza che va oltre ogni distanza geografica:
una “straziante comunione” con le famiglie colpite, ma anche con chi lotta ancora per la vita, curato e assistito all’ospedale Niguarda di Milano da medici, infermieri, psicologi e soccorritori.

Una sola famiglia, quella delle vittime e quella del popolo italiano, unita nel dolore.

Sulla barca in mezzo alla tempesta

Reina ha poi guidato l’assemblea dentro una potente immagine evangelica, tratta dal Vangelo di Marco: i discepoli in barca, in mezzo al lago, bloccati da vento e onde, incapaci di raggiungere l’altra riva.

«Giunti a metà della loro navigazione, li vediamo affaticati a remare, bloccati come dentro un vortice d’acqua e vento contrario; inutile pare ogni tentativo per contrastarlo; risulta impossibile raggiungere l’altra riva».

Da questa scena il cardinale ha tratto una lettura del presente:
«In questa scena potremmo comporre tutte quelle situazioni in cui la fatica del vivere e del comprendere si congiungono nell’estenuante sforzo incapace di contrastare la violenza che si oppone».

E ha aggiunto parole che hanno colpito profondamente l’assemblea:
«Siamo tutti noi, ora, su quella barca, a cercare l’uscita che quei ragazzi non hanno trovato per mettersi in salvo».

Gesù entra nella nostra tempesta

Nel racconto evangelico, Gesù non è sulla barca, ma vede i discepoli in difficoltà e li raggiunge camminando sulle acque.

Per il cardinale Reina, questo è il segno che Cristo «si manifesta come Signore della vita» e che entra nella nostra barca, nella nostra vita sconvolta dalla tempesta.

«Sale sulla barca, la nostra barca, la nostra vita che la tempesta sta sconvolgendo. E il vento allenta il suo morso… entra nella nostra vita, entra nella nostra morte, rianima la nostra esistenza vincitore sulla morte con la sua resurrezione».

È questa fede nella risurrezione che, ha detto, diventa «conforto di quella voce che abita il dolore di questa tragedia».

Le domande e la responsabilità

Infine, il cardinale ha affrontato senza timore le domande che inevitabilmente emergono davanti a una simile tragedia:
Dov’era Dio? Perché l’ha permesso?

Ma la sua risposta è stata netta:
«La causa non dovrà essere cercata in cielo, ma in terra».

E ha lanciato un appello che è insieme spirituale e civile:
«Più acuto sarebbe il tormento se di quanto accaduto rimanesse la cenere dei silenzi, dell’assenza di spiegazioni, dell’opacità e dell’inerzia nella ricerca delle cause».

Perché la tragedia non venga archiviata, ma diventi una lezione esigente, che chiama tutti alla custodia del diritto alla giovinezza, un diritto che — ha ricordato — “non ammette negligenze”.

In quella chiesa romana, questo pomeriggio, la fede, il dolore e la responsabilità civile si sono intrecciati in un unico grande abbraccio. Un Paese intero, ferito, che non vuole smettere di cercare verità, giustizia e speranza.


Articolo precedentemente pubblicato da acistampa – agenzia stampa in lingua italiana del gruppo EWTN News. È stato riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.

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Antonio Tarallo

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