Confiscate almeno 39 proprietà: “Possono rubare tutto, ma non la fede”
La persecuzione contro la Chiesa cattolica in Nicaragua entra in una nuova e più grave fase. Secondo un’inchiesta pubblicata da Confidencial e ripresa dal centro di ricerca Mosaico CSI, dal febbraio 2022 il regime di Daniel Ortega e della moglie Rosario Murillo ha confiscato almeno 39 proprietà ecclesiastiche, tra università, seminari, monasteri, centri pastorali e residenze religiose.
A denunciare con parole durissime questa politica è Arturo McFields, ex ambasciatore del Nicaragua presso l’Organizzazione degli Stati Americani (OEA), oggi in esilio:
«Credo che la dittatura stia violando il settimo comandamento: Non rubare. Ma come sappiamo, la dittatura ruba, confisca le proprietà della Chiesa perché, nello schema di un regime come quello del Nicaragua, il potere viene dalle proprietà, dalle armi o dal denaro».
E aggiunge: «Per questo è determinata a rubare tutto ciò che può per cercare in qualche modo di fare del male all’opera del Signore. Ma non sa che il potere della Chiesa non viene dalle proprietà o dalle cose materiali: viene da Dio».
Un silenzio imposto dalla paura
Il numero reale dei beni sottratti potrebbe essere ancora più alto. Confidencial spiega che molte vittime non parlano per timore di ritorsioni.
A confermare questo clima di terrore è Martha Patricia Molina, avvocata e ricercatrice, autrice del rapporto Nicaragua: una Chiesa perseguitata:
«In Nicaragua non si può protestare perché la dittatura non lo permette e chi ci prova viene esiliato, incarcerato o ucciso. L’unica cosa che i cattolici possono fare è pregare nelle loro parrocchie (perché nemmeno questo è consentito per strada) o nelle loro case».
Molina lancia un allarme chiaro:
«La confisca delle proprietà della Chiesa cattolica è una situazione irreversibile finché la dittatura resterà al potere. Il 1° gennaio hanno proibito la processione di Gesù Sacramentato: questo significa che i dittatori continueranno a perseguitare i cattolici».
Il meccanismo delle confische
Il metodo è sempre lo stesso. Il governo revoca la personalità giuridica a congregazioni, diocesi o fondazioni, accusandole di irregolarità amministrative. In realtà, è il Ministero dell’Interno a impedire la consegna dei documenti richiesti.
«Non c’è via d’uscita», sottolineano gli osservatori.
Una volta cancellata la personalità giuridica, lo Stato confisca i beni senza possibilità di appello.
Secondo Confidencial, le 39 proprietà appartenevano a:
- 9 congregazioni religiose
- 4 diocesi
- 5 fondazioni o gruppi laicali
I gesuiti nel mirino
Il gruppo più colpito è la Compagnia di Gesù, con almeno nove proprietà, tra cui la storica Universidad Centroamericana (UCA) di Managua, fondata 63 anni fa e accusata senza prove di “terrorismo”.
I gesuiti sono stati gli unici a denunciare pubblicamente. Il loro portavoce, padre José María Tojeira († 2025), stimò il valore dei beni in 60 milioni di dollari, mentre Confidencial parla di 77 milioni.
Segue la Fondazione Fabretto, con cinque centri educativi, e la Diocesi di Matagalpa, con tre proprietà per un valore superiore ai 7 milioni di dollari. Il suo vescovo, Rolando Álvarez, è oggi in esilio a Roma dopo l’arresto nel 2022.
Da monasteri a università statali
Le strutture confiscate sono state immediatamente riutilizzate dal regime:
- Il Monastero delle Clarisse di Chinandega è ora un centro universitario agricolo
- Il Centro La Cartuja di Matagalpa è diventato un polo universitario
- La UCA è ora la Universidad Nacional Casimiro Sotelo Montenegro
- La Universidad Católica del Trópico Seco è stata trasformata in ateneo statale
- Le sedi della Universidad Juan Pablo II sono ora dedicate a un’università governativa
Otto residenze religiose sono state occupate; una è diventata una clinica privata legata allo Stato.
“Una vendetta contro la Chiesa”
Secondo don Edwing Román, oggi a Miami, tutto questo è una rappresaglia politica:
«Questo accade come vendetta della dittatura contro la Chiesa, soprattutto per il nostro lavoro umanitario e per la nostra denuncia della repressione».
Molina documenta una persecuzione sistematica: tra il 2018 e il 2025 ci sono stati 1.030 attacchi e 18.808 processioni proibite, con 43 proprietà confiscate.
“Non possono rubare la fede”
McFields conclude con una nota di speranza:
«La dittatura potrà rubare una scuola, un tempio, un mezzo di comunicazione, ma non potrà mai rubare la fede del popolo nicaraguense».
E avverte:
«La storia ci insegna che i potenti che si credevano dei finiscono in ginocchio».
Anche don Román guarda oltre la repressione:
«Non abbiate paura — ci dice il Vangelo, come ripeteva San Giovanni Paolo II».
Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa – agenzia stampa in lingua spagnola del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.






