Tra leggende, simboli e un’influenza che attraversa i secoli
Tra le migliaia di libri e film che hanno raccontato la vita di Gesù, pochi si sono soffermati sui suoi primi anni. Eppure l’infanzia di Cristo ha affascinato generazioni di credenti, artisti e scrittori. Un esempio moderno è Cristo il Signore: Fuori dall’Egitto, di Anne Rice, che propone una biografia immaginaria di Gesù bambino ispirata non solo ai Vangeli canonici, ma anche a quelli apocrifi.
Proprio questi testi antichi, spesso fraintesi o avvolti da un’aura di mistero, sono al centro dell’analisi del vescovo Joseph Toma, dell’Arcidiocesi caldea di Kirkuk e Sulaimaniyah, in un’intervista ad ACI MENA, l’agenzia di EWTN News per il mondo arabo.
Non testi proibiti, ma una tradizione parallela
Secondo mons. Toma, i Vangeli apocrifi non sono affatto scritti segreti censurati dalla Chiesa. Al contrario, appartengono a una vasta letteratura cristiana dei primi secoli, fatta di racconti, visioni e detti che riflettono generi narrativi diversi, spesso più vicini al mito che alla predicazione evangelica.
Questi testi, ha spiegato, non furono esclusi dai Vangeli canonici con un atto autoritario, ma attraverso un processo simile a una “selezione naturale”, in cui la comunità cristiana ha riconosciuto progressivamente quali scritti trasmettevano in modo fedele l’annuncio apostolico.
A ciò si aggiunge la grande varietà linguistica e geografica degli apocrifi, redatti in greco, aramaico, latino, copto, etiopico, georgiano e arabo, e diffusi in molte Chiese e culture.
L’asino, il bue e altri simboli che non vengono dai Vangeli
L’influenza degli apocrifi sulla pietà popolare è ancora oggi evidente. Un esempio emblematico è la presenza dell’asino e del bue nella scena del presepe.
«La presenza dell’asino e del bue nella mangiatoia, nonostante la loro assenza nei Vangeli canonici, è l’esempio più famoso della loro influenza», ha spiegato Toma. Essi compaiono infatti nel Vangelo apocrifo di pseudo-Matteo, con riferimento a Isaia (1,3), e da lì sono entrati nell’iconografia cristiana.
I miracoli di Gesù bambino
Tra i testi più influenti figura il Protovangelo di Giacomo, che racconta la nascita e la giovinezza di Maria, e il Vangelo dell’Infanzia, che presenta un Gesù bambino capace di prodigi sorprendenti.
Secondo Toma, in questi racconti Gesù modella uccellini di argilla e dà loro vita, mentre Giuseppe lo rimprovera per l’uso eccessivo dei suoi poteri. Nel Vangelo arabo dell’Infanzia, il bambino Gesù aiuta persino il padre putativo nella bottega:
«Nel Vangelo arabo dell’Infanzia, Gesù aiuta il suo custode, il carpentiere, tagliando le assi di legno alla lunghezza giusta. Abbondano anche i miracoli che accompagnano le avventure di Giuseppe, Maria e Gesù in Egitto, dove la presenza del giovane Gesù spesso produce guarigioni, sia toccando le sue vesti sia qualunque oggetto a lui collegato».
Bellezza poetica e rischio di leggenda
Non manca, in questi testi, una dimensione poetica e mistica. Toma ricorda ad esempio il passo del Protovangelo di Giacomo che descrive la nascita di Cristo come un momento in cui il cosmo stesso si ferma:
un istante di silenzio e di luce «quando tutto si congela davanti all’indicibile… prima che la storia riprenda il suo corso».
Eppure proprio questa abbondanza di meraviglie, osserva il vescovo, rappresenta anche il limite degli apocrifi. Essi finiscono per collocare Gesù in un mondo di prodigi continui, trasformando la sua storia in una sequenza di leggende.
Così, invece di condurre al cuore della fede cristiana — la Buona Novella della salvezza — rischiano di allontanare dalla semplicità e dalla forza dell’annuncio evangelico.
Articolo precedentemente pubblicato da acimena – agenzia stampa in lingua araba del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.






