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Svizzera in lutto dopo l’incendio di Crans-Montana: 40 giovani morti, tra dolore e segni di speranza. Una testimone racconta: un mio amico è sopravvissuto stringendo un crocifisso “Le fiamme non l’hanno toccato”

Vicino al bar "Le Constellation" dopo l'incendio di Capodanno. Crans-Montana, Svizzera, 1° gennaio 2026 | Credit: Maxime Schimd / Afp
Vicino al bar "Le Constellation" dopo l'incendio di Capodanno. Crans-Montana, Svizzera, 1° gennaio 2026 | Credit: Maxime Schimd / Afp

La tragedia di Capodanno nella località alpina, il racconto dei sopravvissuti e l’appello della Chiesa a essere luce nel buio

La Svizzera è stata scossa da un profondo dolore dopo il tragico incendio scoppiato nella notte del 1° gennaio in un bar della stazione sciistica di Crans-Montana. Almeno 40 giovani hanno perso la vita, trasformando quella che doveva essere una serata di festa per il Capodanno in una delle tragedie più gravi degli ultimi anni nel Paese.

Secondo le prime ricostruzioni, il rogo sarebbe stato innescato da una bengala, che avrebbe provocato una rapida propagazione delle fiamme all’interno del locale “Le Constellation”. In pochi istanti, l’atmosfera di gioia si è tramutata in panico, disperazione e angoscia.

Vittime giovanissime e comunità sconvolta

La maggior parte delle vittime era di nazionalità svizzera e francese. Dopo le operazioni di identificazione, le autorità hanno confermato che 20 delle persone decedute erano minorenni. Nei giorni successivi, Crans-Montana è diventata meta di familiari, amici e giornalisti provenienti da tutto il mondo, uniti nel dolore e nel desiderio di rendere omaggio ai giovani scomparsi.

Fiori, candele e momenti di silenzio hanno accompagnato le commemorazioni spontanee, mentre l’intera Svizzera si è stretta attorno alle famiglie colpite.

Testimonianze di fede in mezzo alle fiamme

Accanto alla tragedia, sono emerse anche storie di speranza e di fede. Una delle più toccanti è quella di Laetitia Place, giovane sopravvissuta all’incendio, che ha raccontato ai media locali il dramma vissuto e la sua riconoscenza per essere riuscita a salvarsi.

«Voglio solo ringraziare il Signore per avermi salvata e chiedergli anche di salvare i miei amici che sono dispersi, perché è terribile, perché mi mancano», ha dichiarato con commozione.

La giovane ha riferito anche un episodio che l’ha profondamente segnata: un suo amico, rimasto intrappolato dalle fiamme, si sarebbe seduto a terra stringendo un crocifisso, mentre il fuoco si propagava intorno a lui.

Crans-Montana | © ANSA/EPA
Crans-Montana | © ANSA/EPA

«Ho un amico che non riusciva a uscire. Allora si è semplicemente seduto e ha tenuto un crocifisso in mano, e il fuoco lo ha evitato», ha raccontato. Il ragazzo è sopravvissuto riuscendo infine a rompere una finestra e a fuggire, aiutando anche altre persone a mettersi in salvo.

In un’intervista successiva all’emittente svizzera SWI, Place ha aggiunto che anche lei, nel tentativo di uscire dal locale, ha afferrato la croce che portava al collo e ha gridato: «Non voglio morire!». «Un ragazzo, non so chi, mi ha presa e mi ha portata fuori molto velocemente», ha spiegato.

L’appello del vescovo: “Essere luce nell’eclissi”

Durante la Messa in suffragio celebrata il 4 gennaio nella cappella di San Cristoforo a Crans-Montana, il Jean-Marie Lovey, vescovo di Sion, ha invitato i fedeli a non lasciarsi sopraffare dall’oscurità della tragedia.

«È insopportabile che tante famiglie, tante persone, restino nell’oscurità della sofferenza o della morte, nelle tenebre del non-senso. La questione di una luce che attragga e che illumini diventa fondamentale», ha affermato nell’omelia, esortando a essere luce di fronte all’“eclissi” che sembra oscurare il cielo della Svizzera.

Mons. Lovey ha ricordato che la luce capace di illuminare davvero il dolore umano è quella che viene da Dio. Al presule è giunto anche un telegramma di cordoglio di Papa Leone XIV, inviato il 2 gennaio, a nome della Chiesa universale.

Lutto nazionale e accompagnamento ai giovani

La Diocesi di Sion ha attivato un servizio di ascolto e accompagnamento 24 ore su 24 attraverso il Servizio Diocesano per la Gioventù, per sostenere chiunque ne abbia bisogno in questi giorni drammatici.

Per domani, 9 gennaio, le autorità hanno proclamato il lutto nazionale. Alle ore 14:00, le campane delle chiese di tutta la Svizzera suoneranno per cinque minuti, come segno di riflessione, solidarietà e memoria condivisa per le giovani vite spezzate.


Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa – agenzia stampa in lingua spagnola del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.

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