Dopo la scelta dei cardinali di privilegiare evangelizzazione e sinodalità, fedeli e porporati legati al rito romano antico esprimono delusione. Il Vaticano: «I temi non sono separabili»
Alcuni cardinali e fedeli particolarmente legati alla devozione per il rito romano tradizionale hanno manifestato preoccupazione e amarezza per il fatto che la liturgia non sia stata scelta come uno dei temi centrali di approfondimento nel concistoro straordinario in corso in Vaticano, convocato da Papa Leone XIV.
La decisione è arrivata dopo che i cardinali partecipanti hanno votato per concentrare il dibattito specifico su altri argomenti ritenuti prioritari, lasciando la liturgia sullo sfondo.
I quattro temi indicati dal Papa
Nel discorso di apertura del concistoro, pronunciato ieri, Leone XIV aveva chiarito che i cardinali avrebbero avuto modo di «impegnarsi in una riflessione comunitaria» su quattro grandi temi già annunciati nell’agenda dei lavori:
- Evangelii Gaudium (2013) di Papa Francesco, «cioè la missione della Chiesa nel mondo di oggi»;
- Praedicate Evangelium, la costituzione apostolica sulla riforma della Curia Romana;
- il Sinodo e la sinodalità, «sia come strumento sia come stile di cooperazione»;
- la liturgia, definita dal Papa «fonte e culmine della vita cristiana».
Il Pontefice ha però precisato che, «a causa dei limiti di tempo, e per favorire un’analisi realmente approfondita, solo due di questi temi saranno discussi in modo specifico».
La scelta dei cardinali: evangelizzazione e sinodalità
Ai cardinali è stato quindi chiesto di indicare quali due temi approfondire. Secondo quanto riferito dal direttore della Sala Stampa vaticana, Matteo Bruni, «una larga maggioranza» ha scelto:
- l’evangelizzazione e l’attività missionaria della Chiesa, a partire da una rilettura di Evangelii Gaudium;
- il Sinodo e la sinodalità.
Durante una conferenza stampa mercoledì sera, Bruni ha spiegato che i 170 cardinali presenti sono stati suddivisi in 20 gruppi, a loro volta ripartiti in due blocchi. Undici gruppi erano composti da cardinali residenti a Roma, mentre i restanti nove riunivano cardinali elettori delle Chiese locali, nunzi apostolici e porporati ancora elettori pur avendo concluso il loro incarico.
«Per ragioni di tempo», ha chiarito Bruni, ai segretari dei nove gruppi delle Chiese locali sono stati concessi tre minuti ciascuno per riferire in aula il lavoro svolto e le motivazioni della scelta.
Il Papa stesso aveva spiegato di voler ascoltare in particolare questi contributi, osservando: «Per me è naturalmente più facile chiedere consiglio a coloro che lavorano nella Curia e vivono a Roma».
La delusione del mondo tradizionale
La decisione di non includere la liturgia tra i temi principali ha però suscitato forte delusione in ambienti ecclesiali sensibili alla questione. Per molti cattolici di orientamento tradizionale, la liturgia è un nodo cruciale, soprattutto dopo le ampie restrizioni alla forma più antica del rito latino introdotte durante il pontificato di Papa Francesco.
Tali restrizioni sono state vissute da molti non come un semplice provvedimento disciplinare, ma come un giudizio sulla loro fedeltà ecclesiale e spirituale, con effetti percepiti come dolorosi e divisivi.
Il sito tradizionalista italiano Messa in Latino ha scritto il 7 gennaio di aver contattato alcuni cardinali anonimi ma autorevoli, i quali si sarebbero detti tutti «scoraggiati e delusi» per la marginalizzazione del tema liturgico.
Le domande di Casalini
In dichiarazioni al National Catholic Register, il direttore del sito, Luigi Casalini, ha sollevato interrogativi diretti:
«A chi il Papa ha delegato questa scelta, e secondo quali criteri sono stati selezionati questi cardinali delle nove Chiese locali per rimuovere — di fatto — due temi?».
Casalini si è anche chiesto perché «i cardinali sensibili alla questione» non abbiano «fatto alcun tentativo di fare pressione» affinché la liturgia fosse inclusa tra i temi centrali, «nemmeno prima del concistoro».
Secondo il direttore di Messa in Latino, il concistoro appare «in perfetta continuità con i sinodi e con il pensiero di Francesco», richiamando il silenzio dei recenti cammini sinodali sulla liturgia tradizionale.
Le rassicurazioni del Vaticano
Interpellato dai giornalisti, Bruni ha cercato di smorzare le tensioni:
«Gli altri due temi saranno comunque affrontati in qualche modo, perché la missione non esclude la liturgia», ha affermato. «Al contrario, in molti sensi non si tratta di esclusione».
Ha aggiunto che, come ribadito dal Papa nei discorsi di apertura e chiusura, i temi non possono essere separati, poiché «nella missione e nell’evangelizzazione c’è la liturgia».
Casalini, da parte sua, ha dichiarato di guardare con attenzione alle due discussioni libere previste per oggi, per capire «se il tema della liturgia verrà ripreso».
Un segnale atteso da molti fedeli che, pur restando nella Chiesa, chiedono che la questione liturgica non venga nuovamente relegata ai margini del dibattito ecclesiale.
Articolo precedentemente pubblicato da National Catholic Register – settimanale in lingua inglese del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.






