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Venezuela, forza e verità: perché i cattolici devono resistere agli slogan

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro saluta i sostenitori nel giorno della sua inaugurazione per il terzo mandato al palazzo presidenziale Miraflores a Caracas, Venezuela, il 10 gennaio 2025. (FOTO / AP)
Il presidente venezuelano Nicolas Maduro saluta i sostenitori nel giorno della sua inaugurazione per il terzo mandato al palazzo presidenziale Miraflores a Caracas, Venezuela, il 10 gennaio 2025. (FOTO / AP)

Tra linguaggio giudiziario, ambizioni di controllo e silenzi sui mezzi, la crisi venezuelana interpella la coscienza morale oltre le tifoserie politiche

Le notizie arrivate dal Venezuela nel fine settimana sono piombate come un fulmine a ciel sereno. Il presidente Donald Trump e il suo team hanno presentato quella che appare come un’operazione quasi impeccabile come una normale azione di law enforcement collegata a incriminazioni statunitensi. Ma il linguaggio usato ha superato i confini dell’ambito giudiziario.

Trump ha parlato anche di controllo, affermando che l’America guiderà il Venezuela finché non sarà “pronto” a reggersi da solo, e ha messo in discussione la legittimazione di María Corina Machado, suggerendo che non godrebbe del sostegno popolare. Una miscela esplosiva: parole da tribunale, toni da amministrazione fiduciaria e un attacco pubblico all’opposizione.

Le reazioni sono state immediate e prevedibili. C’è chi ha esultato, chi ha condannato, chi ha scelto una squadra prima ancora di valutare i fatti. Proprio qui, però, i cattolici sono chiamati a fermarsi.

Oltre il riflesso dell’appartenenza

Non perché si debba essere ingenui davanti al male o ignorare le minacce reali. Ma perché la Chiesa ricorda qualcosa di scomodo in un’epoca di slogan e soluzioni istantanee: la verità conta, i mezzi contano e le persone non sono mai strumenti, nemmeno quando il bersaglio è colpevole e la tentazione di “fare finalmente qualcosa” sembra irresistibile.

Come il Venezuela è arrivato a questo punto

Il punto di partenza resta la realtà venezuelana. Il chavismo arrivò al potere con le elezioni del 1998. Poi, con l’appoggio di Cuba, Hugo Chávez e i suoi successori svuotarono progressivamente le istituzioni democratiche. Da allora, il Venezuela non è più uno Stato “normale”.

Il bilancio è drammatico: prigionieri politici, torture, ostaggi, media censurati, tribunali piegati al potere, collasso economico, scarsità cronica, esilio forzato e l’umiliazione quotidiana della vita ordinaria. Rimuovere un leader, tuttavia, non significa smantellare un sistema: i sistemi sopravvivono sostituendo i volti.

Una piattaforma geopolitica, non solo una crisi interna

Il Venezuela non è solo vittima di cattiva governance. È diventato una piattaforma geopolitica. Cuba ha messo radici nell’apparato di sicurezza; Russia e Cina sono partner strategici; secondo alcune analisi, anche l’Iran gioca un ruolo. Il regime di Nicolás Maduro non vive isolato, ma sostenuto da reti esterne.

In questo quadro, Chávez continua a essere una figura mitica nell’immaginario nazionale, un simbolo di lealtà che sopravvive alla sua morte. È un dato cruciale: il potere non si dissolve automaticamente con un’operazione spettacolare.

Mezzi e fini: la tentazione più antica

Qui emerge il nodo morale. Anche un tiranno non perde la sua dignità umana. La giustizia non coincide con la vendetta. La tradizione cristiana rifiuta l’idea che un fine apparentemente giusto renda automaticamente puri i mezzi.

I cattolici possono riconoscere la sofferenza del popolo venezuelano e il pericolo di influenze ostili nell’emisfero occidentale, e allo stesso tempo chiedere che ogni uso della forza sia valutato secondo criteri morali: protezione degli innocenti, limitazione dei danni, disciplina del potere.

In questo senso risuonano le parole di Papa Leone XIV, che ha espresso “profonda preoccupazione” per il Venezuela, ricordando che “il bene dell’amato popolo venezuelano deve prevalere su ogni altra considerazione” e invitando a “superare la violenza e cercare vie di giustizia e di pace”.

Prudenza prima delle celebrazioni

È con questa preoccupazione che andrebbero letti gli sviluppi attuali. La prudenza non è codardia: è riconoscere che non sappiamo ancora abbastanza per proclamare una vittoria morale. Servono chiarezza su obiettivi, metodi, limiti e soprattutto su ciò che verrà dopo.

Sussidiarietà e legittimità

La dottrina sociale cattolica offre un criterio decisivo: la sussidiarietà. Le decisioni devono essere prese al livello più vicino possibile alle persone coinvolte. Una repubblica che la rispetta non annuncia con leggerezza che governerà il futuro politico di un’altra nazione.

Se Washington cerca legittimità, dovrebbe cercarla a livello regionale: coinvolgere il quadro interamericano, costruire coalizioni responsabili, presentare il caso all’emisfero, non solo a se stessa.

Un emisfero che conta

Certo, il Venezuela ha petrolio, e sarebbe ingenuo pensare che non entri nei calcoli delle grandi potenze. Ma la questione è più ampia: alleanze ostili trasformano il Paese in una piattaforma antiamericana. Non si tratta solo di un dittatore a Caracas, ma della sicurezza e dell’equilibrio dell’intero emisfero.

Né propaganda né neutralità morale

I cattolici non devono fingere che il chavismo sia un normale progetto politico, né che il Venezuela sia una democrazia solo “disordinata”. Gli Stati-partito non perdono le elezioni e se ne vanno: usano le elezioni come strumenti di controllo.

Ma non devono neppure farsi arruolare in una narrazione semplicistica dove le uniche opzioni sono applaudire tutto o opporsi a tutto. Il compito della Chiesa è più profondo: insistere sulla verità, chiedere moderazione, proteggere gli innocenti e orientare verso una pace giusta.

Le domande inevitabili

Questo significa porre aspettative concrete:

  • dire la verità su ciò che è stato fatto e perché, senza propaganda;
  • chiarire limiti, obiettivi, tempi e vie d’uscita;
  • proteggere i civili come dovere morale, non come slogan;
  • sostenere, se lo vorrà il popolo venezuelano, una transizione realmente locale;
  • tenere al centro la crisi umanitaria, i rifugiati, le ritorsioni e la vulnerabilità della Chiesa e della società civile.

E sì, pregare seriamente: per il Venezuela, per la Chiesa in Venezuela, per la sicurezza degli innocenti e per la prudenza dei leader. Perché la distinzione che la politica moderna fatica ad accettare resta decisiva: la forza non è dominio, e la giustizia non è vendetta.

Dimenticarlo significherebbe perdere non solo credibilità morale, ma anche quella saggezza strategica di cui l’America — e l’intero emisfero — hanno oggi disperatamente bisogno.


Articolo precedentemente pubblicato dal National Catholic Register – agenzia stampa in lingua inglese del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.

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