Il 6 gennaio la Chiesa Cattolica celebra la Solennità dell’Epifania del Signore (in alcune diocesi la festa può essere trasferita alla domenica più vicina). In questo giorno si ricorda la “manifestazione” di Gesù, Messia atteso, a tutti i popoli della terra. Una rivelazione rappresentata dall’arrivo dei Tre Re Magi dall’Oriente a Betlemme per adorare il Bambino Gesù, appena nato e deposto in una mangiatoia.
Scrive l’evangelista Matteo:
“Entrati nella casa, videro il Bambino con Maria sua madre e, prostratisi, lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra” (Mt 2,11).
Per comprendere più a fondo il senso di questa solennità, ecco sette fatti curiosi e significativi che aiutano a riscoprire la ricchezza spirituale dell’Epifania.
1. La Chiesa celebra tre “epifanie”
Solitamente associamo la parola “Epifania” alla festa dei Re Magi, ed è giusto così: in greco “epifania” significa “manifestazione”. È ciò che avviene a Betlemme: Dio si manifesta nella carne, fragile e umile, attraverso il Bambino Gesù, accolto e adorato da sapienti venuti da lontano.
Tuttavia, la tradizione cristiana riconosce tre epifanie distinte:
- l’adorazione dei Magi (manifestazione ai pagani),
- il battesimo di Gesù nel Giordano (manifestazione al popolo d’Israele),
- e le nozze di Cana (manifestazione ai discepoli).
In ciascuna di queste, Cristo si rivela come vero Dio.
2. L’Epifania è una delle feste più antiche del cristianesimo
Seconda solo alla Pasqua, l’Epifania è una delle più antiche solennità della Chiesa. Le sue origini risalgono all’Oriente cristiano, da dove si diffuse in Occidente nel IV secolo.
Inizialmente, la festa comprendeva tutte e tre le epifanie, e in alcune comunità orientali vi si commemorava anche la nascita di Cristo. Con l’affermarsi del Natale al 25 dicembre e la cristianizzazione dell’Impero Romano, le celebrazioni si differenziarono nel calendario liturgico.
Nel Medioevo, la festa dell’Epifania si identificò sempre più con quella dei Re Magi, mantenendo però la sua ricchezza teologica.
3. Un santo fissò la data del 6 gennaio
La scelta del 6 gennaio come data dell’Epifania potrebbe derivare dal fatto che, ad Alessandria d’Egitto, in quel giorno si celebrava la nascita del dio pagano Aión e il solstizio d’inverno.
Padri della Chiesa come Eusebio di Cesarea, San Girolamo e San Epifanio notarono la difficoltà di stabilire la data esatta dell’arrivo dei Magi. Tuttavia, fu Sant’Agostino (354–430) a suggerire che i Magi giunsero tredici giorni dopo la nascita di Gesù, ovvero il 6 gennaio, secondo il calendario odierno.
4. I Magi: re, sapienti o sacerdoti orientali?
Nel Vangelo secondo Matteo non si parla di “re”, ma di “Magi venuti da Oriente”. Questo termine, in persiano antico, indicava una casta sacerdotale della Babilonia, esperta nell’osservazione degli astri e nella tradizione sapienziale.
Non avevano ricevuto la Rivelazione come il popolo ebraico, ma erano mossi da un desiderio di verità e conoscenza, che li condusse fino a Betlemme. Solo più tardi, la tradizione cristiana li identificò con dei “re”, facendo riferimento al Salmo 72:
“I re di Tarsis e delle isole porteranno tributi… tutti i re si prostreranno davanti a lui.”
5. Potrebbero non essere stati solo tre
L’idea che i Magi fossero tre deriva dai tre doni citati da Matteo: oro, incenso e mirra. Tuttavia, fonti antiche e rappresentazioni artistiche mostrano due, quattro, sei o anche otto Magi.
Un affresco del II secolo, nelle catacombe di Priscilla a Roma, mostra tre Magi in adorazione. Questo numero è quindi divenuto il più diffuso nella tradizione.
Secondo Papa Benedetto XVI, i Magi avevano probabilmente ricevuto le profezie sul Messia attraverso la comunità ebraica di Babilonia e riconobbero nella stella un segno del “re dei Giudei” atteso.
6. Nomi, tratti e simbolismo dei doni
I Vangeli non ci forniscono i nomi dei Magi, ma la tradizione li ha chiamati:
- Melchiorre, anziano europeo con barba bianca, dona l’oro, simbolo della regalità.
- Gaspare, giovane asiatico, offre l’incenso, segno della divinità.
- Baldassarre, africano dalla pelle scura, dona la mirra, che prefigura la passione e la sepoltura.
I tre rappresentano anche le età della vita: giovinezza, maturità e vecchiaia. E insieme simboleggiano l’universalità della salvezza portata da Cristo.
7. La stella di Betlemme: evento astronomico o miracolo?
Molti studiosi hanno tentato di spiegare la stella di Betlemme. Alcuni la identificarono con una cometa, altri con una congiunzione astrale.
Una delle ipotesi più accreditate è che si trattasse della congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei Pesci, avvenuta nel 7 a.C. In astrologia antica:
- Giove era simbolo del “principe del mondo”,
- Saturno era legato alla Palestina,
- I Pesci rappresentavano la fine dei tempi.
I Magi, quindi, avrebbero riconosciuto un segno celeste dell’avvento del Messia in terra d’Israele, e per questo si sarebbero recati a Gerusalemme.





