A tre anni dalla morte di Papa Benedetto XVI, tre delle persone che gli sono state più vicine ne raccontano la profondità teologica e la testimonianza di fede. Un tributo che ci aiuta a riscoprire l’attualità del suo pensiero.
icordando Benedetto XVI: voce viva nella Chiesa di oggi
In occasione del terzo anniversario della morte di Papa Benedetto XVI, EWTN ha realizzato un’intervista esclusiva con tre figure di spicco che hanno condiviso da vicino la vita e la missione di Joseph Ratzinger: l’arcivescovo Georg Gänswein, suo segretario particolare fino alla fine; il teologo tedesco padre Ralph Weimann, impegnato a promuoverne l’eredità spirituale; e il cardinale svizzero Kurt Koch, Prefetto del Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani.
Una fede radicata e ragionevole
Secondo il cardinale Koch, Benedetto XVI è stato prima di tutto un cristiano profondamente radicato nella fede e desideroso di comunicarla in modo intelligibile alle domande dell’uomo contemporaneo. “Era sempre convinto che la fede fosse la cosa migliore che potesse accadere alle persone”, ha detto Koch. Una convinzione che ha animato tutta la sua vita, dal tempo di prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede fino al pontificato e oltre.
Il tempo condiviso: testimonianza personale di Mons. Gänswein
Arcivescovo Georg Gänswein, che ha vissuto accanto a Benedetto per decenni, ha raccontato come la sua presenza spirituale si faccia sempre più viva col passare del tempo. “È stato per me un grande tempo di apprendimento. Ho avuto modo di conoscere da vicino un uomo che già stimavo attraverso i suoi scritti. Questa combinazione di vita vissuta insieme e formazione interiore ha segnato profondamente la mia persona.”
La teologia di Benedetto: Cristo al centro
Padre Ralph Weimann, tra i promotori del Forum annuale su Benedetto XVI, ha sottolineato l’attualità della sua teologia. “Papa Benedetto ci ha lasciato un ricco tesoro di opere teologiche. I suoi principi offrono orientamenti fondamentali, e c’è un crescente interesse tra le persone.” Alla base di tutto, ha detto Weimann, c’è una teologia centrata su Cristo: “Gesù è il senso della vita. È il Logos che ci guida.”
Riaprire l’accesso a Dio
Cardinale Koch ha ribadito che per Benedetto XVI, Gesù Cristo è la via d’accesso a Dio: un Dio non distante o impersonale, ma che desidera una relazione con l’uomo. “Benedetto ha dedicato tutta la sua vita a rispondere alla domanda su Dio. In un’epoca di sordità verso Dio, il compito della Chiesa – e del Papa – è quello di riaprire l’accesso a questa realtà vivente.”
Cercare testimoni, non solo teologi
Mons. Gänswein ha poi condiviso una riflessione sull’interesse verso l’opera teologica di Benedetto XVI: “Non vedo differenze tra generazioni. Le persone non cercano solo grandi pensatori, ma soprattutto testimoni credibili.” Un punto confermato anche da padre Weimann, che vede nella figura di Benedetto un esempio di fede vissuta con coerenza.
Verità e amore: i due pilastri del pensiero di Benedetto XVI
Il cardinale Koch ha sintetizzato così la teologia di Papa Ratzinger: “Tutto ruota attorno a due parole: verità e amore. Dio è ragionevole, ma non nel senso di una razionalità fredda e matematica. È una ragione che ama. Benedetto ha sempre sostenuto che gli esseri umani non sono solo capaci di verità, ma hanno bisogno della verità. E questa verità ha un volto: è Dio stesso.”






