L’inizio del pontificato di Papa Leone XIV, avvenuto nel cuore dell’Anno Giubilare 2025, ha dato al Giubileo della Speranza un volto nuovo e insieme profondamente radicato nella continuità ecclesiale. Un Giubileo già eccezionale per la sua origine, aperto da Papa Francesco e ora guidato dal suo successore, che si è rivelato fin dai primi mesi come un tempo di grazia segnato da una straordinaria partecipazione di popolo, da un forte richiamo alla pace e da una rinnovata centralità della spiritualità e dell’umano.
Un inizio di pontificato nel cuore dell’Anno Santo
Domenica 18 maggio 2025, giorno dell’inaugurazione del pontificato di Papa Leone XIV, folle straordinarie si sono radunate in Piazza San Pietro. È stato un momento di grande intensità non solo per la Chiesa cattolica, ma per il mondo intero: l’avvio di un nuovo pontificato inserito in un contesto del tutto unico, quello dell’Anno Giubilare 2025.
A sottolinearne l’eccezionalità è stato padre Roberto Regoli, professore alla Pontificia Università Gregoriana, che ha spiegato come «è un Giubileo speciale perché è stato aperto da un Papa e sarà chiuso da un altro Papa per la seconda volta nella storia e questo suscita curiosità e interesse». Secondo il docente, non è un caso che «subito dopo l’elezione di Papa Leone sono aumentati i pellegrini verso Roma». È emersa chiaramente una dinamica ecclesiale viva: «c’è una curiosità, si vuol conoscere, si vuol capire, è un popolo di Dio in cammino».
Un popolo accompagnato dal nuovo Papa
Questo popolo in cammino è ora accompagnato da un Papa eletto nel cuore del Giubileo, un evento che porta con sé una grande speranza per l’umanità e un forte messaggio di unità e di pace. Un messaggio che Papa Leone XIV ha voluto esprimere fin dal suo primo saluto.
Padre Agnello Stoia, Custode della Basilica Vaticana, ha ricordato che «è stato bellissimo perché Papa Leone all’inizio proprio ha salutato con il saluto del Risorto, “la pace sia con voi”». Un’espressione che rimanda direttamente al Vangelo: «è proprio il saluto di Gesù Risorto che è nel cenacolo, appare così ai discepoli e saluta così, ed è una pace che è dono suo». Ma non solo: «è un appello anche a noi, ecco che siamo responsabili, che siamo capaci di costruirla tra di noi e ognuno per la sua responsabilità nel mondo intero».
Roma, meta di un pellegrinaggio senza precedenti
In questo Anno Santo il numero dei pellegrini è aumentato enormemente dopo l’arrivo del nuovo Papa. Roma, letteralmente traboccante di persone, sta vivendo un momento irripetibile. A confermarlo è stato monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, che ha osservato come «Papa Leone è una calamita». Le udienze, quelle giubilari del mercoledì e le celebrazioni eucaristiche «vedono numeri veramente straordinari, dai 50 ai 70, 80.000, fino a 100.000 persone».
A San Pietro e nelle altre basiliche papali, ogni giorno arrivano numeri record di fedeli desiderosi di varcare la Porta Santa e di vivere un’esperienza di rinnovamento interiore, come accadeva già nel lontano 1300, quando Papa Bonifacio VIII proclamò il primo Anno Santo.
Il pellegrinaggio come esperienza spirituale
Monsignor Fisichella ha spiegato che «il pellegrinaggio verso la Porta Santa credo che rimarrà come una dimensione fondamentale, soprattutto però come la dimensione della spiritualità». Questo Giubileo, ha sottolineato, «ha voluto essere caratterizzato profondamente dalla spiritualità non solo perché c’è una grande ricerca di spiritualità, ma perché corrisponde a quella mancanza di umanità che spesso noi percepiamo».
La pace come filo conduttore del Giubileo
Durante i numerosi eventi del Giubileo — messe, incontri e udienze — Papa Leone XIV ha costantemente richiamato il tema della pace. Fin dalla primissima udienza, dedicata ai giornalisti e agli operatori dei media, ha indicato una responsabilità precisa nel modo di comunicare, affermando: «Il modo in cui comunichiamo è di fondamentale importanza: dobbiamo dire “no” alla guerra delle parole e delle immagini, dobbiamo respingere il paradigma della guerra».
Il Giubileo dei Giovani: una speranza che guarda lontano
Tra luglio e agosto, nel caldo torrido dell’estate romana, si è svolto uno degli eventi più attesi dell’intero Anno Giubilare 2025: il Giubileo dei Giovani, che ha richiamato alla memoria l’esperienza dell’Anno Santo del 2000. Durante la veglia di preghiera del 2 agosto, Papa Leone XIV ha ricordato le parole pronunciate venticinque anni prima da San Giovanni Paolo II: «È Gesù che cercate quando sognate la felicità; è Lui che vi aspetta quando niente vi soddisfa di quello che trovate; è Lui la bellezza che tanto vi attrae».
Rivolgendosi a oltre un milione di giovani riuniti a Tor Vergata, il Papa ha parlato della speranza come di uno “sgabello” che aiuta a guardare fuori dalla finestra di Dio. Li ha esortati con parole dirette: «Aspirate a grandi cose», come hanno fatto Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, ricordando che la fragilità non è «un tabù» e che «la pienezza della nostra esistenza non dipende da ciò che accumuliamo o possediamo».
I santi giovani e un Giubileo che apre il cuore
La canonizzazione di Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, citati dal Papa proprio durante il Giubileo dei Giovani, è stata uno dei momenti più attesi dell’Anno Santo. Piazza San Pietro si è riempita di 80.000 fedeli ed è stata la prima volta nella storia che un’intera famiglia di un santo ha partecipato alla sua canonizzazione.
Monsignor Fisichella ha osservato che «dall’esperienza che vedo, il pellegrino si porterà con sé il percorso fino alla Porta Santa, cioè un percorso protetto, privilegiato, fatto di preghiera». Ha aggiunto che «tante persone hanno aperto il cuore anche con me, chiedendo di ricordare i propri cari, situazioni delicate e di malattia, di emarginazione, di povertà in genere».
Un Giubileo che abbraccia le periferie
Papa Leone XIV, seguendo le orme di Papa Francesco, ha voluto abbracciare tutte queste persone. Lo ha fatto anche con la pubblicazione della sua prima Esortazione Apostolica Dilexi Te, scritta a quattro mani con il suo predecessore e dedicata ai poveri e agli emarginati.
Il Giubileo si avvia ora alla conclusione con il Giubileo dei poveri e dei carcerati, proprio come aveva desiderato e pianificato Papa Francesco. È il segno di una Chiesa che non esclude nessuno e che raggiunge le periferie non solo geografiche, ma anche quelle della fede. Lo ha dimostrato anche Papa Leone XIV con il suo primo viaggio apostolico in Turchia e in Libano, Paesi dove i cattolici sono minoranza, per ribadire che tutti sono nel cuore del Successore di Pietro e della Chiesa universale.






