Il Giubileo 2025, inaugurato da Papa Francesco, si è imposto fin dall’inizio come un tempo di grazia segnato dalla parola “speranza”, vissuta non come concetto astratto ma come esperienza concreta di fede, sofferenza e affidamento a Cristo.
La Porta Santa e l’inizio dell’Anno Santo
Era la Vigilia di Natale del 2024 quando Papa Francesco, seduto sulla sua sedia a rotelle, ha aperto la Porta Santa della Basilica di San Pietro, davanti a migliaia di fedeli presenti in Vaticano e a milioni di cattolici collegati in diretta televisiva in tutto il mondo. Fu allora che la grande Porta Santa aperta diede ufficialmente inizio al Giubileo 2025.
Il professor Francesco Buranelli, già direttore dei Musei Vaticani, ha spiegato il valore simbolico di questo gesto ricordando che «è uno dei simboli più belli del Giubileo. Ed è proprio nostro Signore a dircelo nei Vangeli. Ed è proprio il Vangelo secondo Giovanni che riprende le parole di Nostro Signore e dice: “In verità, in verità vi dico – Io sono la porta”. Chi entra attraverso di me sarà salvo». Con l’apertura della Porta Santa della Basilica Vaticana, dove sono custodite le reliquie del Principe degli Apostoli, ha così avuto inizio il 25º Anno Santo nella storia della Chiesa.
“Spes non confundit” e il segno di Rebibbia
Nella Bolla di indizione del Giubileo, Spes non confundit — La speranza non delude, Papa Francesco ha chiamato tutti a diventare segni concreti di speranza per i fratelli e le sorelle che vivono nella difficoltà e nella sofferenza. In questo orizzonte si colloca la sua visita al carcere di Rebibbia, a Roma, dove ha aperto personalmente una Porta Santa in bronzo particolarmente speciale, l’unica al di fuori delle quattro basiliche papali di Roma, gesto che rimane uno dei segni più potenti dell’intero Giubileo.
La speranza come parola profetica
Padre Agnello Stoia, Custode della Basilica Vaticana, ha sottolineato il carattere profetico di questa scelta ricordando che «è stato molto profetico Papa Francesco nell’indicare nella speranza la cifra di questo Anno Santo. Perché le cose che abbiamo appreso in televisione, le cose che abbiamo letto sul giornale, di tutto parlavano tranne che di speranza: si parlava di buio, si parlava di morte, si parlava di bombe, si parlava di bambini uccisi, di gente che aveva fame». Proprio per questo, ha aggiunto, «questa parola speranza è una parola quasi in dissonanza, però questo è il grande messaggio che viene qui da San Pietro ed è non solo una speranza che è riposta nel fatto che Gesù è risorto dai morti, quindi è la nostra speranza. Ma questa speranza diventa anche un appello a tutti gli uomini di buona volontà per una pace da costruire».
La speranza ha un volto
Lo stesso messaggio è stato ribadito da monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, che ha affermato: «Abbiamo riscoperto che sentiamo l’esigenza della speranza e che questa speranza ha un volto… Questa speranza ha un nome, si chiama Gesù Cristo, si chiama Gesù di Nazareth, che è la nostra speranza».
Il pellegrinaggio alle basiliche papali
Fin dall’inizio del Giubileo, le Porte Sante delle basiliche papali di Roma hanno accolto file di pellegrini provenienti da tutto il mondo. San Giovanni in Laterano, Omnium Urbis et Orbis Ecclesiarum Mater et Caput, Madre di tutte le Chiese e cattedrale di Roma; la basilica mariana di Santa Maria Maggiore; e San Paolo fuori le Mura, dedicata all’Apostolo delle genti, continuano una tradizione nata nel 1300, quando fu proclamato il primo Giubileo della storia: il pellegrinaggio alle tombe degli apostoli durante l’Anno Santo.
Il professor Roberto Regoli, docente alla Pontificia Università Gregoriana, ha ricordato che «inizialmente nella storia il pellegrinaggio a Roma durava giorni, settimane, non bastava visitare solamente una chiesa, bisognava visitare tutte le basiliche», perché «l’idea fondamentale è che la grazia non è solamente un qualcosa che riguarda la tua interiorità, non è semplicemente un qualcosa che riguarda la tua preghiera tra te e Dio, ma richiede anche la integrità della persona. C’è una fatica».
San Pietro, luogo di incontro per tutti
Nonostante la pluralità dei luoghi giubilari, è sempre stata la Basilica di San Pietro ad attirare maggiormente l’attenzione. Un percorso speciale di pellegrinaggio si snoda lungo l’intera Via della Conciliazione fino alla soglia della Porta Santa.
Padre Stoia ha testimoniato che «credo che la Basilica non sia mai stata così frequentata. Abbiamo avuto picchi incredibili. Un giorno mi hanno detto: oggi sono entrate 105.000 persone in Basilica». L’impegno quotidiano è quello di accogliere tutti, «soprattutto di fare in modo che la Basilica sia un luogo dove tutti possono fare esperienza di Dio, anche i non credenti possano sentirsi avvolti da un luogo riscaldato dalla preghiera, da un luogo la cui bellezza non è una bellezza fredda di un museo, ma è la bellezza viva che vuole comunicare un Dio bellissimo».
Pasqua e il compimento della speranza
Rientrato a Casa Santa Marta il 23 marzo, il Papa continuò a sorprendere tutti apparendo, sulla sua sedia a rotelle, nella Basilica di San Pietro. Non poteva mancare alla celebrazione del giorno di Pasqua. Nessuno immaginava che quello sarebbe stato il suo addio.
Come ha concluso monsignor Fisichella, «Papa Francesco ci ha orientati, lui stesso era orientato a questo incontro, la speranza, alla fine è l’incontro definitivo con il Signore. La speranza è l’annuncio di una vita nuova che dura per sempre, la vita eterna, la speranza è annuncio di una vita eterna che ci viene data. Papa Francesco l’ha vissuta in prima persona e ha consegnato la propria vita in quella forza della speranza che dà la vita eterna».






