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Il Giubileo e la Sede Vacante

La morte di Papa Francesco nel pieno del Giubileo 2025 ha aperto una fase del tutto eccezionale nella vita della Chiesa: la Sede Vacante durante un Anno Santo, vissuta tra lutto, continuità pastorale e l’attesa del nuovo Successore di Pietro.

La morte del Papa nel tempo del Giubileo

Papa Francesco è morto all’età di 88 anni il 21 aprile alle 7:35 del mattino, nella sua residenza vaticana di Santa Marta. Il mondo è rimasto senza parole davanti a una notizia che ha scosso la Chiesa universale, mentre una domanda fondamentale attraversava fedeli e pastori: che cosa sarebbe accaduto alle celebrazioni dell’Anno Santo?

Nella lunga storia della Chiesa, un evento simile si era verificato una sola volta: nel Giubileo del 1700, quando morì Papa Innocenzo XII e fu eletto il suo successore, Clemente XI.

La decisione di continuare il Giubileo

Di fronte a questa situazione inedita, monsignor Rino Fisichella, Pro-Prefetto del Dicastero per l’Evangelizzazione, ha spiegato con chiarezza il processo decisionale. Ha ricordato che «io non potevo prendere quella decisione, debbo anche affermarlo pubblicamente», e che per questo «ho dovuto chiedere il permesso agli incontri dei cardinali, ho dovuto chiedere loro cosa avremmo dovuto fare in queste circostanze, sia perché tutto era già programmato, sia perché le persone avevano prenotato gli hotel, i pullman, cioè tutto quello che gira intorno all’organizzazione giubilare».

La risposta del Collegio cardinalizio è stata immediata: senza esitazione, hanno deciso che il Giubileo della Speranza sarebbe continuato. Come ha precisato lo stesso monsignor Fisichella, «con alcuni aggiustamenti, ovviamente perché c’erano delle giornate molto importanti, i novendiali, tante messe, tanti incontri, però le porte Sante sono rimaste aperte e quindi i pellegrini che venivano hanno trovato riscontro a quello che era».

Il silenzio di Piazza San Pietro e l’omaggio dei fedeli

Nei giorni successivi alla morte del Papa, l’atmosfera in Vaticano è stata carica di un silenzio difficile da descrivere. Piazza San Pietro è rimasta avvolta da un raccoglimento profondo mentre il feretro di Papa Francesco veniva portato in processione nella Basilica. Migliaia di fedeli hanno atteso per ore per rendere omaggio al Santo Padre, mentre un numero record di seimila giornalisti da tutto il mondo si è accreditato presso la Sala Stampa della Santa Sede.

Padre Agnello Stoia, Custode della Basilica Vaticana, ha raccontato la profondità di quei giorni vissuti dall’interno: «tante ore ho passeggiato dentro la Basilica vuota, o davanti al corpo di Papa Francesco che era lì, il suo feretro. O perché, appunto, si stava aspettando l’elezione del nuovo Papa». Da dentro, ha spiegato, «sentivo tutta la vibrazione di quanti in piazza aspettavano per il funerale di Papa Francesco o in attesa che dalla finestra si affacciasse qualcuno e proclamasse appunto il nome del nuovo Papa». Per lui sono stati «giorni veramente di grande, grande intensità» vissuti come parroco di San Pietro.

Funerali e Anno Santo: due eventi intrecciati

Le preghiere, le messe e i preparativi per il funerale, celebrato il 26 aprile con la partecipazione di oltre 250.000 persone provenienti dai cinque continenti, si sono svolti in parallelo alle celebrazioni giubilari. In quei giorni Roma ha accolto anche uno degli eventi più partecipati dell’Anno Santo: il Giubileo degli Adolescenti.

Monsignor Fisichella ha spiegato che «i funerali hanno coinciso con la presenza a Roma di 200.000 adolescenti» e che questo «ha significato per noi un impatto drammatico per molti versi». Ha aggiunto che «è vero, i ragazzi erano felici, erano tristi per la morte del Papa e hanno partecipato alla messa dei funerali», ma che «non possiamo dimenticare che erano adolescenti e il programma per questi ragazzi, per queste ragazze, si è dovuto completamente modificare alla luce di questi eventi».

Il conclave e le celebrazioni sospese

Il 7 maggio la Chiesa ha dato inizio al suo rito più solenne: il conclave per l’elezione del nuovo Romano Pontefice. Questo ha comportato nuove modifiche al calendario giubilare. Come ha spiegato monsignor Fisichella, «c’è stata la celebrazione del conclave che ci ha obbligato a sospendere, ad esempio, il Giubileo del mondo del lavoro, perché non si poteva assolutamente celebrare», dal momento che «in quei giorni la piazza non poteva essere occupata, perché ogni giorno c’era il lavoro del conclave, la fumata, la presenza di tante persone».

L’elezione di Papa Leone XIV

Dopo un conclave durato solo ventiquattro ore, al tramonto dell’8 maggio, mentre migliaia di fedeli affluivano in Piazza San Pietro, un nuovo Papa è stato presentato al mondo: Papa Leone XIV. Affacciandosi dalla Loggia centrale, ha salutato con parole destinate a segnare l’inizio del suo pontificato: «La pace sia con tutti voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente».

La pace come chiave del nuovo pontificato

Il cardinale Fernando Filoni, Gran Maestro dell’Ordine Equestre del Santo Sepolcro, ha sottolineato la centralità di questo messaggio, affermando di essere certo che esso rimarrà una parte essenziale del pontificato, «non in senso sociologico o politico, ma come egli stesso ha affermato: “La pace del Signore risorto”». Senza questa pace che viene dal Signore, ha aggiunto, gli uomini non raggiungeranno mai la vera pace.

Il profilo di Leone XIV e la scelta del nome

Robert Francis Prevost, frate agostiniano ed ex prefetto del Dicastero per i Vescovi, creato cardinale nel 2023, è stato per anni missionario e vescovo di Chiclayo, in Perù, prima di guidare per due mandati l’Ordine Agostiniano. Con la sua elezione è diventato il 267° Papa, assumendo il nome di Leone XIV.

Il cardinale Filoni ha raccontato di avergli chiesto il motivo di quella scelta: «Gli ho chiesto: “Perché hai scelto quel nome?”». La risposta è stata che era indeciso tra Agostino, per la sua appartenenza all’Ordine, e Leone. Alla fine ha scelto Leone perché, come gli ha confidato, «in questo momento abbiamo bisogno di un uomo con una visione chiara per la Chiesa».

Continuità con Papa Francesco

Padre Agnello Stoia ha colto fin da subito un filo di continuità con il pontificato precedente, spiegando: «Ho sentito subito dai suoi accenti questa continuità con Papa Francesco in un messaggio che è un grande appello a tutta l’umanità a costruire la pace». Ha poi ricordato come nel Vangelo molti chiedessero a Gesù di sovvertire l’ordine costituito, mentre Cristo indicava «un’altra strada, una strada molto difficile», quella della risposta personale e dell’essere nelle cose del Padre. In Papa Leone XIV, ha osservato, questa cifra è evidente: «è una persona molto posata, che prende i suoi tempi, ma si capisce dal suo sguardo, dalle sue parole. L’obiettivo è chiaro, è il percorso che sta mettendo in atto».

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