Nel suo primo messaggio natalizio alla città e al mondo, Papa Leone XIV richiama con forza la responsabilità personale e collettiva come via concreta per la pace, ricordando che Cristo, Porta sempre aperta, resta accanto all’umanità anche oltre la conclusione dell’Anno giubilare.
Un Natale sotto la pioggia, con lo sguardo rivolto al mondo
Circa 26.000 fedeli, raccolti in una Piazza San Pietro bagnata dalla pioggia, hanno accolto il Papa, che prima di affacciarsi alla Loggia ha salutato i presenti con un giro in papamobile. Sullo sfondo, il presepe proveniente dall’Agro Nocerino-Sarnese e l’albero di Natale della Val d’Ultimo ricordavano che il mistero dell’Incarnazione si radica nella concretezza dei popoli e dei territori.
«Chi non ama non si salva»: la responsabilità come via della pace
Al centro del messaggio, Leone XIV ha indicato con chiarezza la radice della pace: la responsabilità personale. Richiamando Sant’Agostino, ha ricordato che «Dio, che ci ha creato senza di noi, non può salvarci senza di noi», perché la salvezza passa attraverso la libera volontà di amare.
«Ecco la via della pace: la responsabilità. Se ognuno di noi – a tutti i livelli – invece di accusare gli altri, riconoscesse prima di tutto le proprie mancanze e ne chiedesse perdono a Dio, e nello stesso tempo si mettesse nei panni di chi soffre, si facesse solidale con chi è più debole e oppresso, allora il mondo cambierebbe».
Una pace, ha sottolineato il Pontefice, che nasce da cuori riconciliati e capaci di misericordia.
Gesù Cristo è la nostra pace
Leone XIV ha ribadito che Gesù Cristo è la pace perché libera dal peccato e indica la strada per superare ogni conflitto, personale e internazionale. Senza un cuore perdonato, ha spiegato, non è possibile essere autentici costruttori di pace.
«Con la sua grazia, possiamo e dobbiamo fare ognuno la propria parte per respingere l’odio, la violenza, la contrapposizione e praticare il dialogo, la pace, la riconciliazione».
Medio Oriente: giustizia, pace e stabilità
Il pensiero del Papa si è rivolto anzitutto ai cristiani del Medio Oriente, incontrati durante il recente viaggio apostolico in Türkiye e Libano. «Ho ascoltato le loro paure», ha detto, ricordando il senso di impotenza di fronte a dinamiche di potere più grandi di loro.
«Da Lui invochiamo giustizia, pace e stabilità per il Libano, la Palestina, Israele e la Siria», confidando nella promessa biblica: «Praticare la giustizia darà pace» (Is 32,17).
Europa e Ucraina: radici cristiane e coraggio del dialogo
Lo sguardo del vescovo di Roma si è poi allargato all’Europa, chiamata a rimanere fedele alle sue radici cristiane e a uno spirito di solidarietà e accoglienza. Particolarmente accorata la preghiera per l’Ucraina:
«Si arresti il fragore delle armi e le parti coinvolte, sostenute dall’impegno della comunità internazionale, trovino il coraggio di dialogare in modo sincero, diretto e rispettoso».
Africa, Haiti, America Latina: le guerre dimenticate
Il Papa ha implorato pace e consolazione per le vittime di tutte le guerre, specialmente quelle dimenticate, ricordando Sudan, Sud Sudan, Mali, Burkina Faso e Repubblica Democratica del Congo. Un appello specifico è stato rivolto ad Haiti, perché cessi ogni forma di violenza, e ai governanti dell’America Latina, invitati a privilegiare il dialogo per il bene comune.
Asia e Oceania: riconciliazione e solidarietà
Leone XIV ha invocato la restaurazione dell’antica amicizia tra Thailandia e Cambogia e ha affidato al Principe della Pace le popolazioni dell’Asia meridionale e dell’Oceania colpite da devastanti calamità naturali. Un pensiero particolare è andato al Myanmar:
«Ridoni speranza alle giovani generazioni, guidi l’intero popolo birmano su sentieri di pace e accompagni quanti vivono privi di dimora, di sicurezza o di fiducia nel domani».
«Dio non è indifferente»: Gaza, Yemen e gli ultimi
Forte l’invito a non lasciarsi vincere dall’indifferenza, perché Dio stesso si immedesima con chi soffre:
«Con chi non ha più nulla e ha perso tutto, come gli abitanti di Gaza; con chi è in preda alla fame e alla povertà, come il popolo yemenita; con i rifugiati e i migranti; con chi ha perso il lavoro; con chi è sfruttato e con chi è in carcere».
Finisce il Giubileo, ma non la speranza
Guardando alla conclusione dell’Anno Giubilare, Leone XIV ha ricordato che, anche quando le Porte Sante si chiudono, Cristo resta la Porta sempre aperta:
«Cristo, nostra speranza, rimane sempre con noi. In Lui ogni ferita è risanata e ogni cuore trova riposo e pace. Il Natale del Signore è il Natale della pace».






