A un anno dalla solenne riapertura della cattedrale di Notre-Dame dopo l’incendio del 2019, una nuova controversia riaccende il dibattito sul rapporto tra tutela del patrimonio e arte contemporanea, questa volta attorno alle vetrate storiche.
Un dibattito che sembrava chiuso
A un anno dalla riapertura al pubblico della Cattedrale di Notre-Dame, restaurata dopo il devastante incendio del 2019, è tornata a emergere una frattura mai del tutto sanata tra i difensori del patrimonio storico e lo Stato francese. Al centro della nuova polemica non sono la guglia o il tetto medievale — ricostruiti fedelmente — bensì le celebri vetrate della cattedrale.
Molti speravano che il restauro post-incendio avesse chiuso una fase particolarmente delicata della storia del monumento. Invece, il confronto tra la salvaguardia dell’arte gotica tradizionale e l’inserimento di opere contemporanee si è riaperto con forza.
Le nuove vetrate e la mostra al Grand Palais
La controversia è esplosa in seguito a una mostra al Grand Palais di Parigi, che presenta i bozzetti delle future vetrate destinate a essere installate a Notre-Dame nel 2026. L’artista francese Claire Tabouret, selezionata nel 2024 tramite un concorso sostenuto dallo Stato, è stata incaricata di realizzare sei vetrate contemporanee per sostituire quelle ottocentesche di Eugène Viollet-le-Duc nelle cappelle della navata sud, rimaste intatte durante l’incendio.
La presentazione pubblica del progetto ha riacceso tensioni che molti ritenevano superate dopo il dibattito sulla guglia, anch’essa opera di Viollet-le-Duc. Per alcuni critici, la questione delle vetrate rappresenta una sorta di “rivincita tardiva” di quanti non erano riusciti a imporre un intervento architettonico contemporaneo sull’esterno della cattedrale.
Pentecoste, emozione e linguaggio contemporaneo
Le vetrate proposte sono dedicate alla Pentecoste e raffigurano la Vergine Maria e gli apostoli riuniti nel Cenacolo. Lo stile è figurativo, con grandi figure frontali e una forte enfasi sulla corporeità e sull’espressione emotiva. Tabouret ha spiegato di essere stata attratta dalla Pentecoste come momento di «armonia, pace e rispetto nella diversità».
I sostenitori vedono in questa scelta il tentativo di rendere il messaggio immediatamente comprensibile all’uomo contemporaneo. I critici, invece, vi leggono l’introduzione di un linguaggio morale attuale in un contesto liturgico e sacro, ritenuto estraneo alla simbologia gotica fondata su luce, gerarchia e trascendenza.
“Un capriccio da 4 milioni di euro”
Le reazioni negative non si sono fatte attendere, soprattutto tra gli esperti di tutela del patrimonio e negli ambienti politici conservatori. Il noto divulgatore culturale Stéphane Bern ha definito il progetto un “capriccio presidenziale”.
Lo storico dell’arte Éric Anceau ha denunciato la rimozione delle vetrate di Viollet-le-Duc — «miracolosamente sopravvissute all’incendio» — come una violazione del Codice del Patrimonio francese. Alcuni parlamentari hanno parlato apertamente di “bruttezza indicibile” e di “capriccio da 4 milioni di euro”, in un Paese dove molti beni culturali versano in stato di abbandono.
Il sostegno della Chiesa di Parigi
Ridurre la polemica a uno scontro tra il presidente Emmanuel Macron e i suoi oppositori, tuttavia, sarebbe fuorviante. Una parte significativa della leadership cattolica ha infatti sostenuto il progetto. L’Arcidiocesi di Parigi ha appoggiato apertamente l’introduzione di vetrate figurative contemporanee con un chiaro intento catechetico ed era rappresentata nel comitato di selezione.
L’arcivescovo Laurent Ulrich ha elogiato l’iniziativa come un modo legittimo di dialogare con il presente. Anche il domenicano padre Paul-Adrien ha difeso il progetto, ricordando che nel XX secolo le cappelle erano state spogliate delle decorazioni precedenti. A suo avviso, le nuove vetrate restituiscono colore, simbolismo e una narrazione teologica leggibile, incentrata sulla Pentecoste.
Petizioni e ricorsi respinti
Gli oppositori insistono sul fatto che il vetro colorato non è un semplice elemento decorativo, ma plasma l’esperienza spirituale e visiva di una cattedrale gotica attraverso la luce. Didier Rykner, direttore della rivista La Tribune de l’Art, ha definito il progetto un atto di “vandalismo” e promosso una petizione — con oltre 325.000 firme — per mantenere le vetrate ottocentesche al loro posto.
Sul piano istituzionale, però, il progetto appare sempre più difficile da fermare. Un ricorso presentato dall’associazione Sites & Monuments è stato respinto dal Tribunale amministrativo di Parigi, mentre la Commissione nazionale per il patrimonio e l’architettura ha espresso parere favorevole alle nuove vetrate. Restano poche possibilità legali, e anche i critici riconoscono che i margini di manovra si stanno restringendo.
Una frattura ancora aperta
La mostra dei bozzetti ha reso evidenti le linee di frattura senza avvicinare le posizioni. Mentre il progetto procede e i sostenitori assicurano che le vetrate di Viollet-le-Duc non saranno distrutte ma esposte altrove, molti difensori del patrimonio temono che la sostituzione lasci un segno amaro nella storia recente di Notre-Dame.






