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Immigrazione, Coakley apre al dialogo con Trump: «Possiamo parlarci con franchezza»

L'arcivescovo Paul S. Coakley predica durante una messa nella cattedrale di Oklahoma City nel 2021. | Credit: Arcidiocesi di Oklahoma City
L'arcivescovo Paul S. Coakley predica durante una messa nella cattedrale di Oklahoma City nel 2021. | Credit: Arcidiocesi di Oklahoma City

Il neo-presidente dei vescovi Usa: nessun conflitto tra sicurezza dei confini e dignità umana. «Lo Stato non concede la dignità: viene da Dio».

Un confronto atteso con la Casa Bianca

L’arcivescovo Paul Coakley, da poco eletto presidente della Conferenza dei Vescovi Cattolici degli Stati Uniti, ha dichiarato di attendere «con interesse» un incontro con il presidente Donald Trump «in un futuro prossimo».

Intervistato il 21 dicembre a Face the Nation su CBS News, Coakley ha spiegato di non aver avuto finora «alcuna conversazione personale» né con Trump né con il vicepresidente JD Vance, ma di voler «avviare un dialogo su temi di interesse comune».

Immigrazione al centro del dialogo

Tra i temi destinati a emergere, ha detto l’arcivescovo, «indubbiamente verrà fuori il tema dell’immigrazione». E ha aggiunto: «Credo che abbiamo opportunità per lavorare insieme. Abbiamo opportunità per parlarci con franchezza».

Coakley ha riconosciuto che tra i migranti è diffusa una forte «ansia», che «varia da luogo a luogo», soprattutto «nelle comunità con una popolazione migrante più numerosa», dove si registra «un alto livello di paura e incertezza… a causa del tono della retorica spesso usata quando si affrontano le questioni migratorie e delle minacce di deportazione».

Messa e timori per i controlli

In alcune diocesi, alcuni vescovi hanno concesso la dispensa dall’obbligo della Messa domenicale a migranti che temono controlli dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) durante le celebrazioni. Coakley, però, ha ridimensionato l’impatto complessivo del fenomeno.

«Non ho notato diminuzioni nella mia diocesi e non l’ho sentito riportare in modo diffuso dai miei confratelli», ha spiegato l’arcivescovo di Oklahoma City. «So che questo accade in alcuni luoghi, ma non credo che sia così comune… C’è ansia, c’è paura, ma non credo che questo abbia tenuto le persone lontane in grandi numeri».

«La dignità non viene dallo Stato»

Nel messaggio speciale sull’immigrazione diffuso a novembre, la USCCB aveva affermato: «Ci opponiamo alle deportazioni di massa e indiscriminate. Preghiamo per la fine della retorica disumana e della violenza, sia contro gli immigrati sia contro le forze dell’ordine». E aveva chiarito che «la dignità umana e la sicurezza nazionale non sono valori in conflitto».

Coakley ha ribadito con forza questo punto: «Non c’è necessariamente un conflitto tra il difendere confini sicuri e protetti e il trattare le persone con rispetto e dignità». E ha aggiunto: «Dobbiamo sempre trattare le persone con la dignità data da Dio. Lo Stato non la concede e lo Stato non può toglierla. Proviene dal Creatore».

Che una persona «sia documentata o indocumentata, che sia qui legalmente o illegalmente, non perde la sua dignità umana», ha sottolineato ancora. «Non credo che possiamo mai dire che il fine giustifica i mezzi».

Una nazione di immigrati

L’arcivescovo ha infine richiamato la storia degli Stati Uniti: «Siamo una nazione di immigrati» e «le nostre fondamenta affondano nell’esperienza dell’immigrazione».

«Abbiamo il diritto e il dovere di rispettare i confini sovrani di uno Stato», ha concluso, «ma abbiamo anche la responsabilità di accogliere i migranti. Questo è un principio fondamentale della dottrina sociale cattolica».

Tradotto e adattato dal team di ewtn.it. Pubblicato originariamente da CNA.

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