Tutti conoscono Babbo Natale, l’anziano buono che nella notte della Vigilia porta doni ai bambini di tutto il mondo. Ma pochi sanno che dietro questa figura universale c’è una storia reale, profondamente cristiana, che affonda le sue radici nel IV secolo e ha un nome preciso: San Nicola di Bari. A Bari, città che custodisce le sue reliquie, il santo non è solo memoria del passato, ma presenza viva, capace ancora oggi di generare fede, solidarietà e speranza, soprattutto nel tempo del Natale.
Una Basilica nata dalle reliquie del Santo
Nel cuore della Puglia, a Bari, il nome di San Nicola risuona in ogni strada, vicolo e lungomare. È una devozione che unisce credenti e non credenti, fede e identità culturale, e che trova il suo centro nella Basilica Pontificia di San Nicola, dove sono custodite le reliquie del santo.
A raccontare l’origine di questo luogo è Fr. Giovanni Distante, rettore della Basilica Pontificia di San Nicola, che spiega come tutto ebbe inizio nel 1087:
«La Basilica viene costruita in seguito all’arrivo delle reliquie di San Nicola qui a Bari nel 1087. Si tratta di una spedizione commerciale che poi dopo è diventata una realtà dallo spirito sacro. Perché questi marinai baresi che erano andati ad Antiochia per una spedizione vengono a sapere che vi erano dei veneziani che avevano intenzione di trafugare le ossa del Santo. Arrivano prima dei veneziani. Vanno a Myra e trafugano le ossa del Santo più venerato sia in Oriente che in Occidente, St. Nicola [di Bari]. Quando arrivano a Bari, pensano di costruire questa splendida Basilica che naturalmente doveva contenere le ossa, le reliquie di un Grande Santo».
Da quel momento, tra San Nicola e la città di Bari nasce un legame profondo, quasi istintivo, che attraversa i secoli e continua ancora oggi.
Miracoli e pellegrinaggi da tutto il mondo
Secondo lo storico e autore Antonio Di Fazio, esperto della vita di San Nicola, la devozione esplose immediatamente dopo l’arrivo delle reliquie in città:
«Dal primo giorno in cui le ossa di San Nicola sono arrivate qui a Bari, subito sono cominciati ad arrivare i pellegrini. Si racconta, le cronache raccontano, che appena sono arrivati alcuni pellegrini ci sono stati 4-5 miracoli di gente che era cieca. È stato soltanto arrivando nell’area di Bari che hanno riacquistato la vista. E questo è stato solo l’inizio, perché da quel momento è stato un viavai continuo di pellegrini di tutti, di tutte le età, di tutti i ceti. Sono venuti i Papi, sono venuti i re, sono venuti i cavalieri durante le crociate, sono passati tutti di qua…».
Ogni anno questa devozione si rinnova in due momenti particolarmente sentiti: il 6 dicembre, anniversario della morte del santo, e l’8 e 9 maggio, quando Bari celebra il trasferimento delle reliquie da Myra con la suggestiva processione a mare della statua di San Nicola.
Il miracolo che ha dato origine a Babbo Natale
Ma San Nicola è anche profondamente legato al Natale. È da uno dei suoi gesti più famosi che nasce il personaggio che oggi conosciamo come Babbo Natale. Antonio Di Fazio racconta integralmente l’episodio:
«Venne a conoscenza del fatto che una famiglia era caduta in povertà, in disgrazia, un dissesto economico tremendo, per cui le tre figlie di questa famiglia, non avendo la dote con cui sposarsi, erano destinate al meretricio e il padre aveva già cominciato a disporne, in questo senso. San Nicola lo venne a sapere. Quindi di notte, senza farsi vedere da nessuno, andò nei pressi della casa di questa famiglia e in una borsa di cuoio piena di monete d’oro, mise delle monete d’oro che lanciò nella finestra di questa [famiglia]. Il padre la mattina sentì il rumore, si alzò e vide questa borsa di oro, di monete d’oro e quindi, ringraziando i santi, con questi soldi consentì di dare la dote alla figlia che si sposò. Ma c’erano altre due figlie e questo gesto San Nicola lo ha fatto per altre due volte. E il simbolo che caratterizza la figura di San Nicola in tutte le sue iconografie, sono le tre palle».
Un dono fatto nel silenzio, di notte, senza chiedere nulla in cambio: è qui che nasce il cuore del Natale.
La carità di San Nicola oggi, nelle strade di Bari
Questo spirito continua a vivere oggi grazie a realtà come l’Associazione In.Con.Tra, che ogni giorno incontra le persone più fragili della città. Il presidente Michele Tataranni racconta così l’impegno dell’unità di strada:
«Questa sera, così come ogni sera ormai da tradizione dell’associazione In.Con.Tra, partiamo con l’unità di strada. L’unità di strada dell’associazione parte ogni giorno da punti diversi della città, dalla periferia al centro. Oggi partiremo dal centro perché questo cerchiamo di abbracciare… più utenze possibili, più persone possibili in orari diversi col camper. Quello che vediamo alle nostre spalle fa parte dell’azione dell’unità di strada, unità di strada nata con l’associazione In.Con.Tra già nel 2007. Quest’anno compiamo 18 anni, sono 18 anni di unità di strada, un servizio che va evolvendosi di anno in anno…».
La conoscenza diretta delle persone permette un aiuto concreto e personalizzato:
«Sappiamo tutti i giacigli dove loro vivono, dove la sera si riparano, quando piove, quando fa caldo o quando tira vento. Ci sono diverse postazioni, diversi luoghi dove una stessa persona si sposta a seconda della temperatura o della pioggia in atto durante la giornata. Cosa faremo questa sera? Porteremo latte caldo, porteremo delle tisane. Questo perché sappiamo chi è intollerante al latte, chi beve solo tisane, chi beve solo tè».
Nemmeno il Natale ferma questo servizio:
«Lavoriamo soprattutto durante tutte le festività, l’Immacolata durante il 24-25-26 (dicembre) e il 24 con i volontari con il camper vestiti da Babbo Natale…».
Giovani volontari, segni di speranza
Tra i volontari c’è Gaia, che racconta:
«Penso alla gratificazione di tutte quelle persone che poi ti ringraziano, ti dicono che sei un “Angelo”, penso che valga molto più di una serata e sono cose poi che puoi sempre recuperare, però questo non te lo dà più nessuno…».
E Francesca, figlia del presidente, aggiunge:
«Io sono la figlia del Presidente e l’esempio di mio padre è stato molto importante e diciamo significativo. Mi ha introdotto al mondo del volontariato anche in età precoce. Questo mi ha dato molte possibilità di conoscere le reti del volontariato, tutto il mondo che sta dietro, tutti i modi in cui si può esprimere anche il volontariato, tutti i modi in cui si può aiutare una persona».






