Candele accese, voci che cantano nella penombra, una luce che avanza lentamente nel tempo più oscuro dell’anno. In Scandinavia, la festa di Santa Lucia trasforma il mese più buio in un’attesa luminosa, capace di parlare non solo ai credenti, ma a un intero popolo. È una tradizione antica, profondamente radicata nella cultura nordica, che continua a raccontare – anche lontano dalla fede praticata – il desiderio umano di luce, speranza e redenzione.
La portatrice di luce nel cuore del Nord
Sebbene le società nordiche siano oggi in gran parte secolarizzate, attorno alla figura di Santa Lucia, la “portatrice di luce”, si è sviluppata una tradizione sorprendentemente viva, soprattutto in Svezia. Ogni 13 dicembre, la martire paleocristiana viene celebrata con processioni a lume di candela nelle scuole, nelle piazze e nelle chiese: una festa che unisce credenti e non credenti in un’esperienza condivisa di bellezza e raccoglimento.
Da molti anni questa tradizione ha varcato anche le soglie della Basilica di San Pietro, grazie agli studenti svedesi delle scuole superiori a indirizzo musicale, che portano a Roma canti e simboli nati nel cuore dell’inverno scandinavo.
Il buio dell’inverno e il bisogno di luce
Per chi cresce in Svezia, il significato di Santa Lucia è profondamente legato all’esperienza concreta del buio. Fabienne Glader, studentessa alla Nordiska Musikgymnasiet, racconta come il mese di dicembre sia il periodo più oscuro dell’anno e come proprio per questo Lucia assuma un valore speciale: «In questo periodo in Svezia, a dicembre, è il momento più buio dell’anno. E penso che sia lei, in un certo senso, a portare la luce in Svezia. Porta tutte le candele, porta tutte le luci, perché è completamente buio.»
Alfio Tota, anche lui studente della stessa scuola, inserisce questa tradizione in un quadro culturale più ampio, spiegando che “nella tradizione svedese, quasi tutte le festività più importanti sono legate alla luce e all’oscurità, poiché abbiamo stagioni molto estreme. Quindi, la storia di Santa Lucia gioca proprio su questi contrasti tra luce e oscurità e, soprattutto, tra speranza e disperazione”. È proprio questo contrasto a rendere la figura della santa così attuale, anche in una società che spesso fatica a riconoscersi nelle proprie radici cristiane.
Una giovane donna, una fede radicale
Santa Lucia di Siracusa nacque intorno al 283 d.C. in Sicilia, in una ricca famiglia cristiana. Fin da giovanissima dedicò la sua vita a Cristo e ai poveri, rifiutando un matrimonio pagano per scegliere la castità, la preghiera e il servizio. La sua fedeltà al Vangelo la condusse alla persecuzione durante l’epoca di Diocleziano e infine al martirio, intorno al 304.
È una figura che continua a parlare anche alle nuove generazioni. Fabienne Glader sottolinea come il suo esempio vada oltre la dimensione strettamente religiosa, affermando: “Dimostra coraggio e pazienza, e insegna a non mollare mai e ad andare sempre avanti. Credo che tutti, anche chi non è particolarmente religioso, possa ammirarla come una persona meravigliosa”.
La processione, i canti e la memoria che resta
Nella tradizionale processione svedese, Santa Lucia indossa una corona di candele sul capo per illuminare il cammino, lasciando le mani libere per portare cibo ai bisognosi, accompagnata dalle sue ancelle. La veste bianca richiama la purezza, mentre la fascia rossa ricorda il martirio. Il corteo è accompagnato dai cosiddetti “canti di Lucia”, che parlano della pace di Cristo e annunciano la gioia della sua venuta.
Per Casimir Käfling, studente alla Nordiska Musikgymnasiet, questa tradizione è inseparabile dalla propria storia personale: “Ho cantato in un coro e ho avuto a che fare con la musica sacra per tutta la vita. Quindi, beh, Santa Lucia è sempre stata presente nei miei pensieri e ogni Natale o ogni Avvento partecipo alla tradizione di Santa Lucia. Quindi sì, lei è una parte importante della mia educazione e della mia cultura in generale”.
Una luce che non si spegne
Santa Lucia continua così a risplendere come simbolo della luce di Cristo che vince le tenebre nel cuore dell’inverno. Anche se oggi la celebrazione ha pochi legami diretti con la pratica cattolica attiva, in Svezia essa rimane una potente testimonianza delle radici cristiane del Paese e del desiderio profondo di ciò che, nel tempo, sembra essere andato perduto.
Casimir Käfling lo esprime con parole che racchiudono il senso più autentico di questa festa: “Santa Lucia porta la luce nelle tenebre. E credo che questo si leghi molto bene a ciò che ogni svedese spera, cioè la luce nell’oscurità. Penso quindi che sia per questo che è diventata una tradizione così importante e così popolare in Svezia: perché richiama ciò che ogni svedese ha un po’ in fondo al cuore e ciò che desidera profondamente”.






