In un voto che segna una svolta politica per il Cile, José Antonio Kast, leader del Partito Repubblicano e cattolico praticante, ha vinto il ballottaggio presidenziale del 14 dicembre, superando la candidata comunista Jeannette Jara. L’elezione coincide con un momento delicato per il Paese, tra crisi migratoria, violenza e sfide economiche.
José Antonio Kast eletto presidente del Cile
Con il 58% dei voti, José Antonio Kast è stato eletto presidente del Cile, superando la candidata del Partito Comunista Jeannette Jara, che si è fermata al 42%. La vittoria arriva dopo che al primo turno, il 16 novembre, Kast era stato superato da Jara con uno scarto del 2,9%. Il ballottaggio del 14 dicembre ha ribaltato l’esito iniziale, segnando un cambiamento significativo nella direzione politica del Paese, attualmente guidato dal presidente uscente Gabriel Boric.
Con il 99,97% dei voti scrutinati e un margine di oltre 2 milioni di voti, il risultato conferma le previsioni dei sondaggi che già indicavano Kast come favorito.
Le parole di Jeannette Jara e il discorso della vittoria
Riconoscendo la sconfitta, Jeannette Jara ha scritto su X:
“La democrazia ha parlato forte e chiaro. Ho appena parlato con il presidente eletto Kast per augurargli successo per il bene del Cile.”
Nel suo discorso alla folla di sostenitori a Santiago, Kast ha sottolineato la coincidenza con la Domenica Gaudete:
“È un giorno speciale. È un giorno di gioia.”
Ha ringraziato sua moglie María Pía, che sarà la nuova first lady, e ha affermato che la politica per lui non è un sacrificio, ma “un privilegio” da vivere “con gioia e passione”.
“Ma nulla sarebbe possibile se non avessimo Dio”, ha aggiunto, invocando saggezza, temperanza e forza per affrontare la responsabilità del governo.
Ha poi dichiarato:
“Non ha vinto una persona, non ha vinto un partito politico; ha vinto il Cile. Ha vinto la speranza di vivere senza paura.”
Kast ha promesso il ripristino del rispetto della legge in tutte le regioni e ha esortato alla riconciliazione:
“Qualcuno può avere un’ideologia diversa, ma è una persona come noi.”
I vescovi cileni: un appello al bene comune
La commissione permanente della Conferenza Episcopale Cilena ha rivolto un messaggio al presidente eletto, sottolineando che il Cile gli affida “il compito di guidare la nazione in tempi che richiedono chiarezza, generosità e un profondo impegno per il bene comune”.
Pur riconoscendo le sfide attuali del Paese, i vescovi hanno espresso speranza in un futuro più giusto e solidale, in cui prevalga “la forza della ragione sulla logica della forza”.
Hanno infine invitato Kast a promuovere un clima di “dialogo, incontro e rispetto”, e lo hanno affidato alla protezione della Vergine del Carmelo, patrona del Cile.
Chi è José Antonio Kast?
Nato a Santiago nel 1966, avvocato, José Antonio Kast è un politico di lunga data. Ha fatto parte dell’Unione Democratica Indipendente prima di candidarsi come indipendente nel 2017. Dopo aver fondato il Partito Repubblicano nel 2019, si è presentato nuovamente nel 2021 e ora ha ottenuto la presidenza al terzo tentativo.
È un cattolico praticante e appartiene al Movimento Apostolico di Schönstatt. Sposato dal 1991 con María Pía Adriasola Barroilhet, ha nove figli.
Si definisce “semplicemente di destra” e ha basato la sua campagna su temi di sicurezza e immigrazione, piuttosto che su questioni etiche o valoriali.
Immigrazione e aborto: le posizioni del nuovo governo
Kast ha dichiarato il suo sostegno alla vita “dal concepimento alla morte naturale”, ma ha accantonato i temi valoriali per concentrarsi su criminalità e immigrazione irregolare.
Ha proposto che i 336.000 immigrati privi di documenti in Cile ritornino volontariamente nei loro Paesi, contribuendo al costo del viaggio. In caso contrario, ha annunciato che saranno espulsi e non potranno più rientrare.
Queste posizioni sono state criticate dall’arcivescovo di Concepción, mons. Sergio Pérez de Arce, che ha affermato:
“La risposta ai migranti in situazione irregolare non può essere solo ‘andatevene o vi espelliamo con solo i vestiti che avete addosso’ in 100 giorni.”
Durante l’ultimo dibattito, Kast ha moderato i toni, pur confermando che lo Stato deve far rispettare la legge. Ha riconosciuto l’importante ruolo della Chiesa nell’accoglienza, nella solidarietà e nella carità, ma ha insistito:
“Chi viola la legge, se ha commesso un crimine, deve essere fermato.”






