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Il cuore francescano di Papa Francesco

Papa Francesco in preghera durante una veglia ecumenica. Credit EWTN
Papa Francesco in preghera durante una veglia ecumenica. Credit EWTN

Fin dal momento della sua elezione, Papa Francesco ha indicato con chiarezza il cuore spirituale del suo pontificato: San Francesco d’Assisi. Il nome scelto non è stato solo simbolico, ma la traccia concreta di uno stile di vita, di governo e di missione. Un cammino ispirato alla povertà, alla pace e alla fraternità.

Un nome che è tutto un programma

Quando il cardinale Jorge Mario Bergoglio è stato eletto Papa nel 2013, ha scelto il nome di Francesco, in onore del poverello d’Assisi. Come ha spiegato lui stesso, “per me, è l’uomo della povertà, l’uomo della pace, l’uomo che ama e protegge il creato”.

Il cardinale Sean O’Malley, dell’Arcidiocesi di Boston e membro del Consiglio dei 9 cardinali, ha ricordato che il nome Francesco era molto significativo e che fin dall’inizio egli chiarì che non si trattava di Francesco Saverio, bensì di Francesco d’Assisi, e noi francescani ne fummo felicissimi. Ha aggiunto che molte cose di Papa Francesco sono autenticamente francescane: il suo amore per uno stile di vita semplice, per vivere quella povertà evangelica che indica come dipendiamo da Dio per tutto e la nostra grande fiducia nella Provvidenza divina, il suo desiderio di essere vicino alla gente comune, alle persone che soffrono, agli immigrati, agli affamati, ai senzatetto, e di cercare di mostrare il volto misericordioso del Padre.

Ricostruire la Chiesa nel segno di Assisi

L’influenza del santo di Assisi è visibile in tutto il pontificato, come ha sottolineato Alan Holdren da Piazza San Pietro. San Francesco ricevette la chiamata di Dio a ricostruire la sua Chiesa. Anche Papa Francesco, pur in un ruolo molto diverso, ha sentito la propria chiamata e ha avviato una riforma profonda, promuovendo la sinodalità nel processo decisionale e portando a termine una nuova costituzione apostolica per guidare il lavoro del Vaticano.

Secondo il cardinale O’Malley, “penso che il Santo Padre abbia risposto alla chiamata di ricostruire la Chiesa come ha fatto Francesco. Certamente tutto il suo lavoro sulla salvaguardia è stato un passo avanti molto importante nella Chiesa e, facendo parte della sua commissione per la protezione dei minori, vedo come sia diventato così personalmente coinvolto in questa missione di guarigione e anche nel suo desiderio di assicurare alle persone che la Chiesa vuole essere trasparente e fedele nell’uso dei nostri beni temporali e nella trasparenza e con le risorse finanziarie delle riforme dell’intero sistema finanziario”.

Laudato si’, Laudate Deum, Fratelli Tutti: un’eredità francescana

Il Papa ha fatto della cura del creato un pilastro della sua missione, come dimostra l’enciclica Laudato si’ del 2015, il cui titolo è tratto direttamente dal Cantico delle creature. Questa attenzione si è rinnovata con l’esortazione apostolica del 2023 Laudate Deum, centrata sulla crisi climatica.

Nel 2020, ha rafforzato ulteriormente il legame spirituale con San Francesco firmando l’enciclica Fratelli Tutti proprio ad Assisi, un testo dedicato alla fraternità e all’amicizia sociale. Non si tratta solo di simboli: dalla scelta di un veicolo semplice alle telefonate personali a fedeli e persone in difficoltà, Papa Francesco ha impresso uno stile francescano alla Curia e alla vita vaticana.

I poveri nella casa della Chiesa

Padre Enzo Fortunato, già portavoce dei Frati Minori Francescani, ha sottolineato che con Francesco, “pensiamo alla barberia per i barboni, pensiamo alle docce, ai bagni, ai posti letto per le persone che non hanno dove andare, che non hanno una meta.” E aggiunge che il Papa ha voluto i poveri non ai margini, ma “in casa”, non in strutture parallele, ma nel cuore stesso della Chiesa.

Questa attenzione concreta si è manifestata anche nelle numerose visite di Francesco ad Assisi, più che a qualsiasi altro luogo fuori da Roma.

Uno stile riconosciuto nei conventi

Anche Madre Elena Francesca Beccaria, del convento di Santa Chiara a Roma, ha riconosciuto lo stile francescano del Pontefice: principalmente secondo me quello che credo lascerà a me è questo senso di rispetto verso l’altro, inteso in senso molto ampio: l’altro con la maiuscola, evidentemente. Ma poi l’altro, il fratello, l’altro è il creato. Io in questa sollecitudine anche per l’ambiente, per la creazione.

Uno spirito missionario e di dialogo

Fra Marco Fusarelli, ministro generale dell’Ordine dei Frati Minori, ha sottolineato la sintonia profonda tra il santo e il papa: San Francesco è stato un evangelizzatore e ci ha inviato a predicare il vangelo. E questa ansia si sente nel Papa, e direi anche questa universalità molto grande che risalta nel servizio petrino di Papa Francesco. Che San Francesco al suo tempo ha avuto molto chiaro attraversando frontiere, e questo incontro, questa ricerca anche qui ostinata di incontro con il mondo musulmano che il Papa promuove. Diversi gli danno, anche nella Chiesa, dell’ingenuo: no, sarebbe difficile poi veramente dialogare con quel mondo. Ma anche qui, mi sembra che il Papa vede più lontano, ha presente il valore dei segni.

Durante il suo pontificato, Francesco ha visitato più di una dozzina di nazioni a maggioranza musulmana, promuovendo la fraternità umana come base per la convivenza pacifica. Ha anche instaurato un dialogo profondo con il Grande Imam di Al Azhar, in Egitto, seguendo le orme del santo che incontrò un sultano nel XIII secolo.

Anche nella sua Buenos Aires, Francesco aveva già un amico musulmano: lo sceicco Omar Abboud, che oggi lo paragona al santo di Assisi. Secondo Abboud, “questo conferisce a San Francesco un particolare tipo di coraggio nella storia. Ebbene, quello stesso coraggio è anche il coraggio che Papa Francesco ha oggi, non solo nel chiedere la pace, nel dire no alla guerra, ma siamo alle porte di quella che forse è una delle voci più importanti in riferimento alla visione geopolitica che esiste nel mondo moderno: la terza guerra mondiale a pezzi. Non è uno slogan, è una realtà. Quindi, in questo senso, in un momento che ha avuto anche alcune particolarità belliche, incoraggiare a parlare, ad avvicinarsi, a scambiarsi opinioni, non è la soluzione completa al conflitto, ma è sicuramente una parte della soluzione”.

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