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Francesco: il primo pontefice latinoamericano della storia

Papa Francesco il giorno della sua elezione al soglio pontificio. Credit Vatican Media
Papa Francesco il giorno della sua elezione al soglio pontificio. Credit Vatican Media

Con l’elezione di Jorge Mario Bergoglio nel 2013, la storia della Chiesa ha vissuto una svolta epocale: per la prima volta il Papa proveniva dall’America Latina. Un uomo del popolo, radicato nella spiritualitĆ  e nella cultura del suo continente, che ha portato a Roma una Chiesa vicina, povera, concreta.

Un Papa che veniva ā€œda casaā€

Prima di Papa Francesco non c’era mai stato un pontefice argentino. La sua elezione ha segnato un momento storico: il primo Papa del Nuovo Mondo, il primo latinoamericano. Rodrigo Guerra, segretario del Pontificio Consiglio per l’America Latina, racconta: ā€œAll’improvviso, il fumo bianco annunciò un uomo che non era italiano e improvvisamente ci rendemmo conto che era un caro amico di lunga data, il cardinale Jorge Mario Bergoglio, che era stato eletto pontefice della Chiesa cattolica.ā€

Quel momento, per milioni di fedeli in America Latina, fu profondamente personale. Guerra aggiunge: ā€œAbbiamo detto che era uno di noi, cioĆØ abbiamo provato la sensazione che qualcuno che conosce le nostre strade, la nostra gente, che ha respirato l’America Latina, che conosce come si modula la religiositĆ  popolare latinoamericana, fosse stato eletto Vicario di Cristo… che esperienza profondissima.ā€

Tra teologia e fede popolare

Secondo il filosofo Rocco Buttiglione, Francesco porta con sĆ© una ricchezza propria del suo continente: ā€œC’ĆØ una caratteristica fondamentale che Papa Francesco porta con sĆ© dall’Argentina, dall’America Latina a Roma: un dialogo vivo tra la tradizione delle origini e l’esperienza del volto vivo di oggi.ā€

Spiega che ā€œda un lato, c’ĆØ la fede del popolo, la pietĆ  popolare, che in America Latina ha assunto un’importanza enorme e che ĆØ alla base della Teologia del Popolo e della Cultura di Papa Francesco. Dall’altro lato ci sono le origini. C’ĆØ una teologia dogmatica che ha il compito di difendere le origini, e c’ĆØ una teologia popolare, pastorale, che deve elaborare la fede del popolo oggi, e le due devono stare continuamente in relazione tra loro.ā€

Una Chiesa povera per i poveri

Alan Holdren, contributor EWTN, ricorda che ā€œUna Chiesa povera per i poveriā€, diceva spesso Francesco.

Non era uno slogan: lo dimostrava concretamente, ad esempio ā€œfornendo assistenza medica e strutture per l’igiene personale sotto il Colonnato di San Pietro.ā€

Ma questa attenzione ai poveri era giĆ  parte del suo ministero episcopale a Buenos Aires, ā€œsua cittĆ  natale e dove ha servito come arcivescovo prima della sua elezione al Soglio di Pietroā€, dove ā€œera particolarmente vicino ai poveri e ai sacerdoti che li servivano.ā€

Coloro che vivono nelle Villas Miserias, i quartieri più poveri della capitale argentina, hanno testimoniato che ā€œnonostante la sua elezione al papato, ĆØ rimasto fedele ai poveri, fedele alle sue origini.ā€

Le scarpe e la teologia della vicinanza

Padre AdriĆ”n Bennardis, sacerdote nelle Villas Miserias, ha raccontato: ā€œRicordo le prime immagini che mostravano le scarpe. Beh, questo riassume tutto: ha portato con sĆ© la sua passeggiata nel quartiere. L’ha portata con sĆ© nella sua passeggiata nella Chiesa universale.ā€

Bennardis spiega che ā€œparlavo di vicinanza e penso che sia una questione teologica, sƬ, la teologia della vicinanza di Dio. Beh, lui ha portato questo e ha portato anche realismo e apertura, ha portato la Chiesa che non distoglie lo sguardo quando c’ĆØ un problema, ma lo assume, anche se commette errori.ā€

E richiama le parole del Papa stesso: ā€œCome ha detto fin dal primo giorno, preferisco una Chiesa sul campo a una Chiesa chiusa nella sacrestia.ā€

Secondo il sacerdote, ā€œcredo che questa ā€˜Chiesa sul campo’ sia stata qui, in questi quartieri popolari, fin dai loro inizi, più di 50 anni fa. SƬ, fondamentalmente ha portato questo a Roma. Ha portato lƬ quella ā€˜Chiesa povera per i poveri’ che c’ĆØ qui a Buenos Aires.ā€

Poi conclude: ā€œHa portato con sĆ© i martiri del XX secolo, ha portato quei martiri che hanno seminato i semi di questa Chiesa che ĆØ l’America Latina, una Chiesa giovane, una Chiesa aperta, una Chiesa in dialogo con la realtĆ , una Chiesa che non ha paura di sporcarsi, una Chiesa inculturata. Questo ĆØ ciò che ha portato. E sicuramente lo Spirito Santo continuerĆ  a dare nuovi soffii di vita anche dopo Francesco.ā€

Un Papa che parla la lingua del cuore

Padre Jerónimo Espinosa, sacerdote colombiano, riflette: ā€œPapa Benedetto e poi Giovanni Paolo II parlavano molto bene lo spagnolo, ma ĆØ diverso sentirlo parlare con un accento diverso, un accento argentino. Sentirlo parlare nella nostra lingua ĆØ stato un momento bellissimo. Ma anche il fatto che ci capisse, che sapesse da dove venivamo e sapesse anche dove volevamo arrivare.ā€

Aggiunge poi: ā€œPenso che sia molto appropriato che sia per Papa Francesco che per Papa Benedetto XVI il primo grande viaggio internazionale sia stato per una Giornata Mondiale della Gioventù…ā€

ā€œEravamo circa 3 milioni di persone a Copacabana ed ĆØ stata un’esperienza incredibile. Sentirlo parlare nella nostra lingua e, naturalmente, il fatto che alla Giornata Mondiale della Gioventù fossero presenti tantissimi latinoamericani, da lƬ abbiamo pensato: OK, ĆØ cosƬ che andrĆ . Non in senso negativo, ma era semplicemente diverso.ā€

La cultura che diventa linguaggio pastorale

Monsignor Jorge Carlos Patrón Wong, giĆ  collaboratore stretto del Papa e ora arcivescovo in Messico, sottolinea: ā€œC’ĆØ quindi una combinazione di maturitĆ  e giovinezza e Papa Francesco si distingue perchĆ© possiede una maturitĆ  teologica ed ecclesiastica, ma allo stesso tempo un dinamismo molto pratico in America Latina, che si nota anche nel linguaggio di Papa Francesco, nel suo modo di comunicare molto latinoamericano, con parole, gesti e immagini molto vicini alla gente, ma che hanno una straordinaria profonditĆ  teologica e religiosa.ā€

Viaggi che toccano le ferite del continente

Emilce Cuda, della Pontificia Commissione per l’America Latina, racconta: ā€œIn Brasile, il legame con i giovani – che non sono il futuro ma il presente – a sostegno del Papa e dei giovani di Papa Francesco ĆØ stato molto significativo.ā€

Prosegue ricordando: ā€œIn secondo luogo, il viaggio in Cile e Bolivia, l’incontro con i movimenti popolari e il suo discorso a Santa Cruz de la Sierra, dove si ĆØ tenuto il secondo Incontro dei Movimenti Popolari. LƬ ha sottolineato la necessitĆ  di trasformare la passione in azione comunitaria, che, direi, ĆØ politica, e la migliore politica possibile.ā€

ā€œIn Colombia, ad esempio, dove si stava svolgendo questo storico, lungo e lento percorso di dialogo sociale e di pace, era molto importante che il Papa fosse presente, per dare visibilitĆ  al processo e ascoltare tutte le voci.ā€

ā€œIn Messico, i suoi messaggi ai vescovi e il suo dialogo con loro sono stati tra i più forti che io ricordi nelle conferenze episcopali locali, pur mantenendo uno spirito di riconciliazione.ā€

E conclude: ā€œCredo che in ogni paese dell’America Latina il Papa abbia toccato proprio quelle questioni chiave che costituiscono le fondamenta di un futuro pieno di speranza.ā€

Un Papa umano, capito dai suoi

Jose Manuel de Urquidi, giovane partecipante latinoamericano al sinodo sulla sinodalitĆ , osserva: ā€œPenso che per noi latini sia stato davvero unico vedere che ĆØ una persona normale…. Non abbiamo mai avuto un Papa che, una volta eletto, diventasse un angelo o un santo vivente, assolutamente no.ā€

Spiega che ā€œĆØ stato molto vicino e spontaneo, a volte dice cose che noi latini capiamo grazie al contesto, alla cultura, al background, alle esperienze vissute, ecc. ecc. Quindi forse per noi ĆØ più facile capirlo rispetto ad altre persone di altre culture.ā€

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