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Beatificati in Spagna 124 martiri del XX secolo: sacerdoti, laici e una clarissa uccisi in odio alla fede

Dettaglio del dipinto commemorativo dei 124 martiri di Jaén, Spagna, beatificati nel 2025. | Crediti: Diocesi di Jaén
Dettaglio del dipinto commemorativo dei 124 martiri di Jaén, Spagna, beatificati nel 2025. | Crediti: Diocesi di Jaén

Con una solenne celebrazione nella cattedrale di Jaén, la Chiesa ha proclamato beati 124 martiri della guerra civile spagnola. Tra loro, sacerdoti, laici e una suora clarissa che hanno testimoniato con la vita la fedeltà a Cristo.

Beatificazione di 124 martiri a Jaén, in Spagna

Il 13 dicembre 2025, nella cattedrale dell’Assunzione di Jaén, si è tenuta la cerimonia di beatificazione di 124 martiri della guerra civile spagnola: 109 sacerdoti, 14 laici e una suora clarissa, uccisi in odium fidei tra il 1936 e il 1939. La celebrazione è stata presieduta dal cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero per le Cause dei Santi.

Con questa beatificazione, il numero dei martiri del XX secolo riconosciuti dalla Chiesa in Spagna sale a 2.254, di cui 11 canonizzati.

Il significato spirituale del martirio

In una lettera pastorale per l’occasione, il vescovo di Jaén, mons. Sebastián Chico, ha sottolineato che «il loro sangue, lungi dall’essere sterile, è diventato seme fecondo che nutre oggi la fede delle nostre parrocchie, comunità, famiglie e confraternite». Il presule ha definito il martirio «la vittoria dell’amore e la pienezza della speranza».

La Scrittura, ha ricordato, insegna che «il sangue versato per amore di Dio è seme di fedeltà, di vita eterna e di speranza». Ogni martire, ha aggiunto, rappresenta «una grazia per la Chiesa e un’eredità di carità e speranza da custodire».

Testimoni di speranza, non eroi ideologici

Il vescovo Chico ha chiarito che questi martiri non furono eroi nel senso mondano del termine, né combattenti ideologici: «Erano uomini e donne segnati dalla fragilità e dal peccato, come noi, ma che hanno vinto il male con la sola forza di una fede incrollabile in Cristo. La loro unica arma fu l’amore».

Jaén, “Regno Santo” dei martiri

La diocesi di Jaén, storicamente soprannominata “Regno Santo”, ha una lunga tradizione di martiri cristiani: dai soldati romani san Bonoso e san Massimiano, a san Potenciana, san Amador, fino al vescovo medievale san Pietro Pascual. Nel XX secolo, oltre al gruppo appena beatificato, vi apparteneva anche san Pedro Poveda, fondatore dell’Istituzione Teresiana, ucciso a Madrid nel 1936.

«Con questi nuovi beati – ha scritto il vescovo – Jaén vede confermato e arricchito il proprio nome: Regno Santo. Non si tratta di un titolo vuoto o meramente storico, ma di una profonda verità spirituale».

Tre figure esemplari tra i nuovi beati

Mons. Chico ha voluto segnalare tre figure come esempio di «fede incrollabile, amore generoso e speranza certa»:

  • Padre Francisco de Paula Padilla Gutiérrez, sacerdote che si offrì volontariamente per morire al posto di un padre di sei figli.
  • Pedro Sandoica y Granados, medico laico ucciso per aver professato pubblicamente la sua fede senza timore delle conseguenze.
  • Obdulia Puchol, vedova di profonda carità, che apriva la sua casa ai bisognosi e fu fucilata per la sua fedeltà a Cristo.

Martiri: maestri per oggi, non solo ricordo del passato

Secondo il vescovo, i martiri «non sono solo memoria di un passato eroico, ma maestri per il presente». La loro testimonianza è «una parola viva che Dio rivolge oggi alla Chiesa e alla società».

Essi ci invitano a:

  • vivere la fede con radicalità, senza compromessi;
  • perdonare sempre, anche nel mezzo della violenza e dell’ingiustizia;
  • essere costruttori di pace e di riconciliazione;
  • credere che la santità è possibile in ogni vocazione.

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato su ACI Prensa, partner in lingua spagnola del gruppo EWTN News.

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