Un grave episodio diplomatico ha coinvolto il Cardinale Baltazar Porras in Venezuela, dove le autorità hanno impedito il suo viaggio internazionale nonostante i documenti vaticani. Il fatto solleva preoccupazioni sulla libertà religiosa e i diritti internazionali nel Paese sudamericano.
Il Cardinale Porras fermato all’aeroporto: negato il diritto di viaggiare
Il 10 dicembre 2025, le autorità migratorie venezuelane hanno impedito al Cardinale Baltazar Porras, Arcivescovo emerito di Caracas, di lasciare il Paese. Il porporato si trovava presso l’Aeroporto Internazionale Simón Bolívar di Maiquetía, pronto a imbarcarsi per Bogotá, da dove avrebbe proseguito per Madrid e poi Toledo, per partecipare a una cerimonia solenne come nuovo Protettore Spirituale della Orden Militar y Hospitalaria de San Lázaro de Jerusalén in Venezuela.
Secondo quanto riferito dal Gran Priorato della stessa Ordine, il Cardinale sarebbe stato sottoposto a un “trattamento umiliante” da parte delle autorità aeroportuali del governo di Nicolás Maduro.
Confiscato e annullato il passaporto del porporato
La nota ufficiale della Orden de San Lázaro precisa che il Cardinale è stato trattenuto “senza giustificazione” insieme al Gran Priore José Antonio Rodríguez e alla moglie (a cui però è stato poi consentito salire a bordo). Il passaporto venezuelano del Cardinale è stato confiscato e annullato, impedendogli di imbarcarsi sul volo previsto.
Anche quando ha presentato il suo passaporto vaticano — emesso in virtù della sua dignità cardinalizia e corredato dalle prerogative diplomatiche riservate ai Principi della Chiesa — le autorità venezuelane hanno negato l’imbarco.
Umiliazione pubblica e violazione del diritto internazionale
Secondo il comunicato, il Cardinale Porras è stato perquisito personalmente, gli sono stati controllati abiti ed effetti personali con l’ausilio di cani antidroga, e il suo bagaglio è stato rimosso dall’aereo. La Orden de San Lázaro in Venezuela ha denunciato pubblicamente che si è trattato di una “violazione flagrante” del diritto internazionale, in particolare della Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche.
Richiesta formale al Vaticano
In seguito all’episodio, la Orden de San Lázaro ha presentato una denuncia ufficiale alla Segreteria di Stato della Santa Sede, chiedendo che venga inoltrata una protesta formale alle autorità venezuelane per la violazione delle prerogative diplomatiche del Cardinale Porras.
La richiesta comprende anche la “restituzione immediata” dei documenti confiscati e la garanzia di libero transito internazionale per Sua Eminenza, “conforme alle norme internazionali vigenti”.
“La forza sta nella debolezza del presepe”
Il Cardinale Porras ha raccontato personalmente l’accaduto in un messaggio rivolto ai vescovi venezuelani. “La cosa più comune in quest’ultimo quarto di secolo è il soffrire quasi sempre, con poche eccezioni”, ha affermato con amarezza.
Durante il controllo, gli è stato riferito che, nel sistema informatico delle autorità, risultava come “persona deceduta”. Il porporato ha inoltre riferito che i militari lo hanno seguito persino in bagno durante i controlli.
“In questo tempo di Natale, la forza sta nella debolezza del presepe, nella fragilità della verità che si costruisce nella pace, senza violenza e senza abusi. La speranza passa attraverso il lavoro continuo per il bene di tutti, specialmente degli esclusi”, ha dichiarato l’Arcivescovo emerito.
Un cardinale sotto pressione
Il Cardinale Baltazar Porras è da tempo oggetto di pressioni e attacchi da parte di figure di spicco del regime chavista, tra cui lo stesso Nicolás Maduro e Diosdado Cabello.
Lo scorso 19 ottobre, in occasione della canonizzazione dei primi santi venezuelani, Porras aveva denunciato da Roma la drammatica situazione del suo Paese, chiedendo la fine della persecuzione politica e la liberazione dei prigionieri detenuti per motivi ideologici.






