Non accadeva da più di dodici secoli: la reliquia del Santissimo Sangue di Cristo, custodita nella Basilica di Sant’Andrea a Mantova, è tornata a Roma. Un evento eccezionale, reso possibile in occasione del Giubileo e grazie alla determinazione di Monsignor Pietro Bongiovanni, rettore di San Salvatore in Lauro. La reliquia, profondamente radicata nella storia cristiana e legata alla figura del soldato Longino, ha attirato nella capitale migliaia di fedeli, desiderosi di rivivere la memoria viva del sacrificio di Cristo.
Un evento eccezionale nel cuore del Giubileo
La reliquia ha lasciato Mantova per la prima volta in oltre dodici secoli, un fatto che Monsignor Pietro Bongiovanni descrive come «estremamente eccezionale». Il rettore spiega infatti che «l’occasione del Giubileo si è resa una strada, diciamo così, propizia» per permettere questo evento unico. A rendere possibile la scelta di Roma è stata anche una coincidenza personale: «Perché in questa Chiesa? Perché è proprio un dato casuale. Io, essendo mantovano, ho insistito col vescovo perché si potesse celebrare una opportunità di questo genere».
È così che la preziosa reliquia è stata accolta nel Santuario di San Salvatore in Lauro, dove è rimasta per dieci giorni, attirando migliaia di pellegrini.
Longino, la lancia e l’origine della reliquia
Nella Basilica di San Pietro si trova la lancia che, secondo la tradizione, trafisse il fianco di Gesù. Il soldato romano Longino vide sgorgare «sangue e acqua», e quella visione lo portò alla conversione. Raccolse allora la terra intrisa del sangue sotto la croce, un gesto che sarebbe diventato la radice storica della reliquia mantovana.
Per proteggere quel tesoro spirituale, dopo la morte di Longino i cristiani seppellirono il suo corpo insieme alla terra macchiata del sangue di Cristo, temendo che potesse essere rubata.
Monsignor Bongiovanni ricostruisce la storia dei secoli successivi: «Secoli dopo, intorno al quarto secolo, sulla sepoltura di Longino viene costruita la prima chiesa mantovana che si chiama San Lorenzo». È proprio qui che avviene la scoperta decisiva: «Il vescovo di Mantova ebbe una visione, e fece scavare in questa chiesa di San Lorenzo per vedere che cosa c’era sotto l’altare. E lì trovarono il corpo di Longino e il cofano con la reliquia del preziosissimo sangue. Da allora inizia la storia documentale di questa reliquia, cioè dall’anno 800».
Il significato spirituale della reliquia
Oltre al suo immenso valore storico, la reliquia del Sangue di Cristo possiede un profondo significato teologico e spirituale. Monsignor Bongiovanni spiega che «è un segno di misericordia, perché quel sangue ci richiama al grande cuore di Dio che ha per l’uomo, che è sempre un cuore disposto al perdono, all’accoglienza, all’abbraccio profondo, alla misericordia».
Ma il suo significato va ancora oltre: «In una parola, e questo è il significato grande di inginocchiarci davanti alla reliquia. Ma soprattutto perché il centro vero di tutto questo è il mistero eucaristico. Non dimentichiamoci mai che sull’altare, quando si celebra la messa, si rinnova il sacrificio del Calvario».
Roma in preghiera davanti al Sangue di Cristo
Durante i dieci giorni di esposizione a Roma, il Santuario di San Salvatore in Lauro è stato attraversato da un flusso incessante di fedeli. In molti si sono inginocchiati davanti alla reliquia, portando preghiere, ringraziamenti e intenzioni personali.
Mons. Bongiovanni racconta che il popolo «partecipa con commozione, si inginocchia, prega, si confessa e quindi è stato un momento di fede veramente straordinario che ci lascia una profonda impressione e anche una profonda motivazione interiore».
E aggiunge un richiamo centrale per la fede cristiana: «Gesù è andato in croce spargendo il suo sangue per la nostra redenzione. È uno dei misteri centrali della nostra fede. Quindi adorare il sangue di Cristo vuol dire adorare Gesù nel mistero della salvezza. Nel mistero della redenzione operata a favore di noi uomini peccatori».
Il ritorno a Mantova
Dopo giorni intensi di preghiera e venerazione, la reliquia è tornata nella sua dimora mantovana, portando con sé un rinnovato senso di devozione e un ricordo indelebile del sacrificio di Cristo.
Il passaggio a Roma, unico nella storia recente, ha toccato migliaia di fedeli e ha riaperto, con forza, la comprensione della misericordia e dell’amore attraverso il Sangue di Cristo.






