A quasi tre anni dalla scomparsa di Papa Benedetto XVI, il suo ex segretario particolare, Mons. Georg Gänswein, esprime la speranza che si apra presto la sua causa di beatificazione. Le sue parole riaccendono il dibattito su un pontificato ancora profondamente amato nel mondo cattolico.
Mons. Gänswein: “Spero che il processo di beatificazione venga presto aperto”
L’arcivescovo Georg Gänswein, già segretario particolare di Papa Benedetto XVI, ha dichiarato di sperare vivamente che si possa presto avviare il processo di beatificazione del pontefice tedesco, scomparso il 31 dicembre 2022.
«Personalmente, ho una grande speranza che questo processo venga aperto», ha affermato Gänswein in un’intervista rilasciata al canale televisivo cattolico K-TV, trasmessa il 7 dicembre.
Secondo le norme attuali della Chiesa cattolica, la causa di beatificazione può essere avviata solo cinque anni dopo la morte del candidato, a meno che il Papa in carica non conceda una dispensa speciale, come fece Benedetto XVI per Giovanni Paolo II.
Benedetto XVI, un teologo della gioia
Nell’intervista, ripresa dal media cattolico tedesco Katholisch.de, Mons. Gänswein ha sottolineato che uno degli elementi centrali della teologia di Benedetto XVI era la gioia come segno distintivo della fede autentica.
«Se la fede non conduce alla gioia, allora c’è qualcosa che non va nella propria vita di fede», ha affermato Gänswein, aggiungendo: «Ratzinger, Benedetto XVI, è un teologo della gioia».
Fedeltà alla verità e rifiuto dei compromessi sull’essenziale
Un altro insegnamento fondamentale del Papa emerito, secondo Gänswein, riguarda la fermezza nel custodire il cuore della fede cattolica:
«Non dobbiamo scendere a compromessi su ciò che è essenziale; piuttosto, dobbiamo lasciarci plasmare dal Signore, dalla fede della Chiesa».
La Messa tradizionale e il cammino della riconciliazione
Durante l’intervista, l’arcivescovo ha anche affrontato le tensioni sorte dopo la pubblicazione del motu proprio Traditionis Custodes, con cui Papa Francesco ha limitato la celebrazione della Messa in rito antico.
Gänswein ha incoraggiato a superare tali divisioni, ricordando la decisione presa da Benedetto XVI nel 2007, quando con il motu proprio Summorum Pontificum liberalizzò l’uso del Messale del 1962:
«Credo che la saggia decisione di Papa Benedetto fosse quella giusta, e che questo cammino debba essere proseguito senza ostacoli né restrizioni».
Un segno di apertura liturgica in San Pietro
A confermare una possibile distensione sul tema liturgico, il 25 ottobre scorso il cardinale Raymond Burke, prefetto emerito del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ha celebrato una solenne Messa in rito antico nella Basilica di San Pietro. Un evento che, secondo diversi osservatori, suggerisce una maggiore apertura da parte di Papa Leone XIV nei confronti di questa forma liturgica.





