Tra canti, acclamazioni e sorrisi, il Pontefice riflette sull’Avvento, la speranza e il cammino verso la nuova creazione, richiamando l’esempio di Alberto Marvelli
Un bagno di folla in piazza San Pietro
Nonostante il freddo invernale, una splendida giornata di sole ha accolto i fedeli nella piazza San Pietro per l’Udienza Giubilare di oggi. Papa Leone XIV ha compiuto un giro lungo e festoso tra la folla, salutato da grandi acclamazioni: “Viva il papa!”, “Sei tutti noi”, “Dio ti benedica”. Canti, sorrisi e gesti di affetto hanno trasformato la piazza in un vero bagno di folla, testimoniando l’entusiasmo dei presenti.
L’Avvento come tempo di attesa attiva
La meditazione del Pontefice è cominciata con un richiamo all’Avvento, il periodo liturgico che stiamo vivendo: “Un tempo che ci educa all’attenzione ai segni dei tempi. Noi infatti ricordiamo la prima venuta di Gesù, il Dio con noi, per imparare a riconoscerlo ogni volta che viene e per prepararci a quando torneremo. Allora saremo per sempre insieme. Insieme con Lui, con tutti i nostri fratelli e sorelle, con ogni altra creatura, in questo mondo finalmente redento: la nuova creazione”.
Secondo il Papa, l’attesa del Bambino Gesù “non è passiva”: “Maria, Giuseppe, i pastori, Simeone, Anna, e più avanti Giovanni Battista, i discepoli e tutti coloro che incontrano il Signore sono coinvolti, sono chiamati a partecipare”. Questo “affollarsi” di personaggi il Pontefice lo definisce “onore grande”, una “vertigine” che esprime la bellezza della partecipazione alla storia della salvezza.

Speranza e partecipazione
Papa Leone XIV ha sottolineato il legame tra speranza e azione: “Sperare, allora, è partecipare”. Il Giubileo, ha ricordato, non è un evento fine a sé stesso, ma un programma di vita: “Pellegrini di speranza vuol dire gente che cammina e che attende, non però con le mani in mano, ma partecipando”.
Richiamando l’attenzione sui segni dei tempi, il Pontefice ha spiegato che essi sono “segni di Dio, di Dio che viene col suo Regno, attraverso le circostanze storiche. Dio non è fuori dal mondo, fuori da questa vita: abbiamo imparato nella prima venuta di Gesù, Dio-con-noi, a cercarlo fra le realtà della vita”, fra “problemi e bellezze del mondo”.
L’esempio di Alberto Marvelli
Per illustrare la speranza attiva, il Papa ha ricordato Alberto Marvelli, giovane italiano vissuto nella prima metà del secolo scorso: “Educato in famiglia secondo il Vangelo, formatosi nell’Azione Cattolica, si laurea in ingegneria e si affaccia alla vita sociale al tempo della seconda guerra mondiale, che lui condanna fermamente. A Rimini e dintorni si impegna con tutte le forze a soccorrere i feriti, i malati, gli sfollati”.
Marvelli, che morì a soli 28 anni in un incidente in bicicletta, “ci mostra che sperare è partecipare, che servire il Regno di Dio dà gioia anche in mezzo a grandi rischi. Il mondo diventa migliore se noi perdiamo un po’ di sicurezza e di tranquillità per scegliere il bene. Questo è partecipare”, ha osservato il Pontefice.
Una chiamata alla responsabilità e al sorriso
Concludendo, Papa Leone XIV ha invitato i fedeli a interrogarsi sulla propria partecipazione al bene: “Per partecipare a qualche iniziativa buona, che impegna i miei talenti? Ho l’orizzonte e il respiro del Regno di Dio quando faccio qualche servizio? Oppure lo faccio brontolando, lamentandomi che tutto va male?”
E ha aggiunto: “Il sorriso sulle labbra è il segno della grazia in noi. Sperare è partecipare: questo è un dono che Dio ci fa. Nessuno salva il mondo da solo. E neanche Dio vuole salvarlo da solo: Lui potrebbe, ma non vuole, perché insieme è meglio”.
Articolo precedentemente pubblicato da acistampa – agenzia stampa in lingua italiana del gruppo EWTN News. È stato riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.





