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Come può l’Intelligenza Artificiale servire il bene comune e non solo i potenti? Il Papa risponde

A sinistra: una mano di un robot IA e una umana si tengono (Credit: Canva), a destra: Papa Leone XIV (Credit: Daniel Ibanez / EWTN News)
A sinistra: una mano di un robot IA e una umana si tengono (Credit: Canva), a destra: Papa Leone XIV (Credit: Daniel Ibanez / EWTN News)

In un incontro con accademici e membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, il Santo Padre riflette sul ruolo della tecnologia e sulla necessità di un’etica che metta l’uomo al centro.

L’impatto dell’IA sulla persona umana

Papa Leone XIV ha affrontato questo venerdì, in Vaticano, le sfide poste dall’intelligenza artificiale, durante un incontro con i membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice e i partecipanti della Strategic Alliance of Catholic Research Universities.

Il Pontefice ha sottolineato come l’IA influisca su alcune caratteristiche essenziali dell’essere umano, «come il pensiero critico, la capacità di discernimento, l’apprendimento e l’ambito delle relazioni interpersonali». Secondo Leone XIV, questa influenza si traduce in un impatto concreto «nella vita di milioni di persone, ogni giorno e in tutte le parti del mondo».

Essere umani nell’era della tecnologia

Riflettendo sul ruolo dell’uomo di fronte all’avanzamento tecnologico, il Papa si è chiesto: «Come possiamo garantire che lo sviluppo dell’intelligenza artificiale serva veramente al bene comune, e non solo a concentrare ricchezza e potere nelle mani di pochi?».

La risposta, secondo il Pontefice, è tornare a interrogarsi su «cosa significa essere umani in questa epoca», cioè coloro che sono chiamati a essere collaboratori nell’opera della creazione e non semplici «consumatori passivi di contenuti prodotti da una tecnologia artificiale». «La nostra dignità risiede nella capacità di riflettere, di scegliere liberamente, di amare gratuitamente, di entrare in una relazione autentica con l’altro», ha aggiunto.

L’educazione dei giovani e la formazione alla libertà

Leone XIV ha evidenziato come l’IA sollevi «domande preoccupanti sulle possibili ripercussioni nell’apertura dell’umanità alla verità e alla bellezza, nella nostra capacità di stupirci e di contemplare». Per questo, è fondamentale «riconoscere e rispettare ciò che caratterizza la persona umana e garantisce il suo sviluppo armonioso».

Particolare attenzione è stata riservata a bambini e giovani, la cui libertà, spiritualità e sviluppo intellettuale sono particolarmente vulnerabili: «La possibilità di accedere a grandi quantità di dati e conoscenze non deve essere confusa con la capacità di estrarne significato e valore».

Il Papa ha indicato come priorità la formazione dei giovani all’uso consapevole degli strumenti digitali, «con la propria intelligenza personale, aperti alla ricerca della verità, a una vita spirituale e fraterna, ampliando i loro sogni e l’orizzonte delle loro decisioni mature».

Fiducia e partecipazione nella governance tecnologica

Infine, Leone XIV ha ricordato la necessità di «recuperare e rafforzare la fiducia nella capacità umana di determinare l’evoluzione di queste tecnologie», una fiducia oggi spesso indebolita dalla percezione che lo sviluppo dell’IA sia inevitabile e incontrollabile.

«Questi obiettivi potranno essere raggiunti solo attraverso una partecipazione ampia, dando voce a tutte le opinioni, anche alle più umili, che devono essere ascoltate con rispetto», ha concluso il Santo Padre, ribadendo l’importanza di un’etica condivisa che metta l’uomo al centro dell’innovazione tecnologica.


Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa – agenzia stampa in lingua spagnola del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.

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