Il tentativo di mediazione tra il P. Markus Grasl e le tre anziane religiose agostiniane non ha avuto esito; la Santa Sede sarà chiamata a risolvere la controversia
Un accordo rifiutato
Un tentativo di soluzione amichevole nel conflitto che riguarda il monastero di Goldenstein, in Austria, è fallito: le tre monache agostiniane, di età compresa tra 81 e 88 anni, hanno rifiutato un’offerta del loro superiore, il P. Markus Grasl, rettore dell’abbazia di Reichersberg.
“Siamo sorpresi e delusi dalla decisione delle sorelle. Si sta verificando quanto già detto da Grasl: ora sarà coinvolta l’autorità successiva, cioè Roma”, ha dichiarato il portavoce di Grasl all’agenzia Kathpress.
L’accordo presentato giovedì scorso prevedeva che le religiose potessero rimanere a Goldenstein, ma a certe condizioni: il ripristino della clausura, l’accompagnamento spirituale da parte di un sacerdote dell’abbazia, assistenza 24 ore su 24 e cure mediche affidabili. Parte della proposta includeva anche l’iscrizione nella lista d’attesa di una casa di riposo a Elsbethen, “a vista del monastero”.
Le condizioni contestate
Il rifiuto delle monache è avvenuto solo un giorno dopo la proposta, secondo l’agenzia APA, a causa delle condizioni imposte da Grasl. Tra queste vi erano:
- Cessare immediatamente tutte le attività sui social media e i contatti con i media;
- Distacco immediato da avvocati e giuristi e rinuncia permanente a qualsiasi attività legale;
- Allontanamento dei sostenitori dal monastero, che non potevano più prendere decisioni per le canonichesse.
Un conflitto di lunga data
Il monastero di Goldenstein è al centro di tensioni da anni. Dopo che la comunità si ridusse a meno di cinque sorelle con voti perpetui nel 2020, il Vaticano, conformemente all’istruzione Cor Orans, ritirò il diritto di eleggere la propria superiora.
Nel 2022, il Vaticano nominò Grasl superiore spirituale delle sorelle e le religiose trasferirono il monastero all’Arcidiocesi di Salisburgo e all’abbazia di Reichersberg. Il contratto concedeva loro un diritto di residenza a vita, ma solo “finché fosse ragionevole dal punto di vista medico e spirituale”.
Dopo ospedalizzazioni e valutazioni sulla salute delle sorelle, nel dicembre 2023 Grasl ordinò il trasferimento delle religiose alla casa di riposo Schloss Kahlsperg, vicino a Hallein, motivando la decisione con l’età avanzata, lo stato di salute delicato e il degrado strutturale del monastero.
Il ritorno e il sostegno sociale
Nel settembre 2025, le tre monache — suor Rita, suor Regina e suor Bernadette — lasciarono la casa di riposo e occuparono nuovamente il monastero, ricevendo il sostegno di circa 200 volontari e attirando l’attenzione dei media internazionali, tra cui BBC e CNN.
All’inizio di ottobre, hanno proseguito il conflitto legale con la direzione dell’ordine, presentando alla Procura di Salisburgo una dichiarazione dei fatti che richiede l’esame di sei aspetti in particolare contro Grasl.
Prossimi passi: Roma chiamata a decidere
Con il rifiuto dell’accordo, la controversia passerà alla Santa Sede, che dovrà decidere il futuro delle monache e del monastero. La vicenda evidenzia la complessità della gestione dei monasteri con comunità ridotte e il delicato equilibrio tra diritto canonico, salute e autonomia delle religiose.
Articolo precedentemente pubblicato da CNA Deutsch – agenzia stampa in lingua tedesca del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.






