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Leone XIV: “Scegliamo la pace come via, non solo come meta”

Il Papa saluta dall’elicottero che lo ha portato a Iznik il 28 novembre | Credito: Vatican Media
Il Papa saluta dall’elicottero che lo ha portato a Iznik il 28 novembre | Credito: Vatican Media

Il primo viaggio del Papa tra Turchia e Libano è stato un inno alla riconciliazione, alla mediazione e alla speranza, tra fede, dialogo interreligioso e impegno politico

Un messaggio di pace per il Libano e il mondo

Il Papa ha rivolto al Libano parole che richiamano quelle di Giovanni Paolo II: “Il Libano, più che un Paese, è un messaggio!”. Il suo primo viaggio apostolico è stato un continuo richiamo alla pace non come semplice assenza di conflitto, ma come frutto di una conversione a Cristo.

Nei sedici discorsi pronunciati, Leone XIV ha parlato di impegno e responsabilità non solo ai cristiani, ma anche a chi appartiene ad altre fedi o non ne ha alcuna. Come ha spiegato ai giovani libanesi: “Il vero principio di vita nuova è la speranza che viene dall’alto: è Cristo! Gesù è morto e risorto per la salvezza di tutti.”

Turchia: unità e giustizia contro la forza

Durante le tappe a Istambul e Nicea, il Papa ha ricordato che la testimonianza cristiana è sempre cercare l’unità. Rivolgendosi al mondo politico turco, ha citato l’esempio di Angelo Roncalli, sottolineando che:
“Giustizia e misericordia sfidano la legge della forza e osano chiedere che la compassione e la solidarietà siano considerate criteri di sviluppo.”

In un Paese strategico per la pace in Medio Oriente e per la mediazione in Ucraina, Leone XIV ha parlato della famiglia umana e dei rischi legati alle mentalità consumistiche. Rivolgendosi al piccolo gregge cattolico in una nazione a maggioranza islamica, ha ricordato che “la piccolezza è la logica della Chiesa”, richiamando il pensiero di Benedetto XVI.

Dialogo e mediazione: Israele, Palestina e Ucraina

Prima di lasciare la Turchia, il Papa ha incontrato i capi delle Chiese, visitato un convento e firmato una dichiarazione congiunta con Bartolomeo I. Ai giornalisti ha ribadito l’impegno per una soluzione dei due Stati:
“Cerchiamo con le due parti di essere una voce mediatrice che possa aiutare ad avvicinarci a una soluzione con giustizia per tutti.”

Sull’Ucraina, Leone XIV spera che gli sforzi della presidente turca possano favorire una mediazione efficace.

Un futuro di speranza: Gerusalemme 2033

Durante la conferenza stampa, il Papa ha annunciato un’iniziativa eccezionale:
“Nell’anno 2033, duemila anni della Redenzione, della Resurrezione di Gesù Cristo… la possibilità è di celebrare, per esempio in Gerusalemme, questo grande evento della Resurrezione.”

Una celebrazione che coinvolgerebbe tutti i cristiani del mondo, richiamando l’unità e la centralità della fede.

Libano: riconciliazione e impegno dei giovani

Alle autorità libanesi Leone XIV ha chiesto di non lasciarsi vincere dal pessimismo e di guardare al futuro con speranza. Rivolgendosi ai giovani tentati dall’emigrazione, ha ribadito:
“La carità parla un linguaggio universale… non è un ideale, ma una storia rivelata nella vita di Gesù e dei santi, che sono nostri compagni tra le prove della vita.”

Nei momenti più toccanti del viaggio, il Papa ha visitato i malati di mente, pregato al devastato porto di Beirut e celebrato la messa conclusiva invitando a “riconoscere i dettagli nascosti, le tracce di Dio in una storia apparentemente perduta.”

Disarmare i cuori: la pace come via

Nel suo discorso di congedo, Leone XIV ha lanciato un monito chiaro:
“Nessuno creda più che la lotta armata porti qualche beneficio. Le armi uccidono, la trattativa, la mediazione e il dialogo edificano. Scegliamo tutti la pace come via, non soltanto come meta.”

E sull’azione diplomatica discreta della Santa Sede, il Papa ha aggiunto:
“Il nostro lavoro principalmente non è una cosa pubblica che dichiariamo per le strade, è un po’ dietro le quinte.”

Spiritualità e semplicità: il monaco nascosto

Leone XIV ha condiviso con i giornalisti anche uno dei testi che più ha plasmato la sua vita: La pratica della presenza di Dio di frate Lorenzo, un libro semplice che insegna a donare la propria vita al Signore e a lasciarsi guidare da Lui.

Il primo viaggio apostolico del Papa si chiude così all’insegna della semplicità, della fermezza e della discrezione di un monaco, ma con un messaggio universale di pace, speranza e dialogo che vuole attraversare confini e culture.


Articolo precedentemente pubblicato da acistampa – agenzia stampa in lingua italiana del gruppo EWTN News. È stato riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.

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Angela Ambrogetti

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