Dal Patriarcato di Antiochia dei Maroniti a testimonianze di resilienza, il Papa incoraggia i giovani a vivere la fede e la carità come strumenti di cambiamento personale e sociale.
Un incontro atteso: giovani e fede in primo piano
Oggi Papa Leone XIV ha proseguito il suo viaggio apostolico in Libano, giungendo al Patriarcato di Antiochia dei Maroniti dopo l’incontro interreligioso in piazza dei Martiri a Beirut. Ad accoglierlo il Patriarca maronita, il cardinale Béchara Boutros Raï, mentre circa 15.000 giovani lo attendevano nel piazzale antistante il palazzo del Patriarcato, cantando con entusiasmo: “Gesù Cristo, tu sei la mia vita”.
Il Papa ha percorso la folla in golf-cart, sorridente e visibilmente contento di condividere questo momento con i giovani, prima di salire sul palco e ricevere dai loro rappresentanti diversi simboli: una scultura con mani e pietre, passaporti, cedri, la bandiera libanese e il Bambino Gesù, simbolo della rinascita di Cristo e del Libano.
Il saluto del Patriarca e l’invito alla pace
Il cardinale Raï, nel suo discorso di benvenuto, ha detto: “Vi salutiamo con le parole del Vangelo delle Beatitudini: ‘Beati gli operatori di pace’. Benvenuti in Libano, questo Paese piccolo per superficie, ma grande per la sua missione, una terra santa dove Dio ha voluto che si incontrassero l’Oriente e l’Occidente e si intrecciassero culture, confessioni e civiltà”.
Ha aggiunto: “Il Papa della vicinanza, dell’ascolto e della misericordia ricorda al mondo che la luce è sempre più forte delle tenebre e che la voce della Chiesa sarà sempre voce di speranza e non di paura, voce di pace e non di violenza”.
Testimonianze di coraggio e resilienza
Durante l’incontro, i giovani hanno condiviso esperienze di vita e difficoltà. Anthony e Maria hanno raccontato il loro impegno dopo l’esplosione del porto di Beirut del 4 agosto 2020: “Ogni persona era semplicemente un essere umano che aiutava un altro essere umano. La forza di Dio ci ha sostenuto mentre davamo tutto ciò che avevamo. In mezzo alla devastazione, abbiamo sentito quanto Dio fosse presente tra noi e come una speranza resiliente continuasse a crescere, fondata sulla nostra fede nella risurrezione di Cristo”.
Elie ha parlato delle difficoltà economiche: “Il crollo economico mi ha privato di tutto ciò per cui avevo lavorato. In un attimo, il mio lavoro, i miei sacrifici e i miei sogni si sono disintegrati, e mi sono ritrovata di nuovo al punto di partenza”.
Un’altra giovane, accompagnata dalla madre, ha sottolineato l’importanza del dialogo interreligioso come via di pace, mentre due ragazzi hanno rivolto domande al Papa sulla preservazione della fede, della speranza e delle relazioni autentiche in un mondo spesso virtuale e frammentato.

Il discorso del Papa: speranza, fede e carità
Il Papa ha salutato i giovani con un caloroso “assalamu lakum!”, ricordando loro che “l’entusiasmo che sentiamo nel cuore esprime l’amorevole vicinanza di Dio, che ci unisce come fratelli e sorelle per condividere la fede in Lui e la comunione fra di noi”.
Ha sottolineato il ruolo dei giovani come custodi della speranza: “Voi avete il tempo! Avete più tempo per sognare, organizzare e compiere il bene. Voi siete il presente e tra le vostre mani già si sta costruendo il futuro! E avete l’entusiasmo per cambiare il corso della storia!”.
Richiamando il Discorso della Montagna, il Papa ha ricordato: «Beati i miti, perché erediteranno la terra» e «Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio», invitando i giovani a vivere alla luce del Vangelo.
Alle domande sulla perseveranza e sulle relazioni, Leone XIV ha risposto: “Il vero principio di vita nuova è la speranza che viene dall’alto: è Cristo! Egli è morto e risorto per la salvezza di tutti”. Sul tema delle amicizie e dell’amore ha aggiunto: “Se al centro di una relazione c’è il nostro io, questa relazione non può essere feconda. L’amicizia è vera quando dice ‘tu’ prima di ‘io’”.
Carità, santi e modelli di vita
Il Papa ha incoraggiato i giovani a vivere la carità come linguaggio universale: “Essa non è un ideale, ma una storia rivelata nella vita di Gesù e dei santi, che sono nostri compagni tra le prove della vita”.
Ha ricordato giovani santi come Pier Giorgio Frassati e Carlo Acutis, e santi libanesi come santa Rafqa, il beato Yakub El-Haddad e san Charbel, simboli di resistenza, carità e fede radicata nel Libano. “Molti giovani portano la corona del Rosario sempre con sé in tasca, al polso o al collo”, ha osservato il Pontefice, sottolineando l’importanza della Vergine Maria nella fede quotidiana.
Concludendo, Leone XIV ha esortato: “Giovani libanesi, crescete vigorosi come i cedri e fate fiorire il mondo di speranza!”.
Il rito della promessa e la benedizione finale
Il momento culminante è stato il rito della promessa: il Papa ha chiesto ai giovani: “Siete pronti a essere operatori di pace in un mondo sofferente?” La risposta è stata corale: “O Signore, promettiamo di essere giovani di pace, portatori di riconciliazione nei nostri cuori, seminando speranza nel nostro paese, vivendo come figli della luce, testimoniando ovunque il tuo amore. Aiutaci a essere lievito di unità, voce di giustizia e costruttori di pace”.
L’incontro si è concluso con la benedizione di Papa Leone XIV, mentre canti di gioia e l’orchestra hanno accompagnato un momento indimenticabile per tutti i presenti, un segno concreto di fede, unità e speranza nel futuro del Libano.
Articolo pubblicato precedentemente da Acistampa. È stato riadattato dal team di ewtn.it.





