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Papa Leone XIV in Libano: “Beati gli operatori di pace” – Un appello alla riconciliazione e alla speranza

Il Papa è arrivato questa domenica a Beirut | Credito: Vatican Media
Il Papa è arrivato questa domenica a Beirut | Credito: Vatican Media

Durante l’ultima tappa del suo primo viaggio apostolico, Papa Leone XIV ha visitato il Libano nel giorno di Sant’Andrea, portando con sé un forte messaggio di pace, speranza e coesione sociale. Il suo discorso al corpo diplomatico ha tracciato una visione di riconciliazione fondata sulla resilienza del popolo libanese e sulla vocazione condivisa alla costruzione della pace.

“Beati gli operatori di pace”: l’arrivo del Papa in Libano

Papa Leone XIV è giunto a Beirut il 30 novembre, giorno di Sant’Andrea, concludendo il suo viaggio iniziato in Turchia. Dopo l’incontro con il Patriarca Ecumenico Bartolomeo, il Pontefice è stato accolto dal presidente Joseph Aoun, recentemente eletto dopo due anni di crisi istituzionale. Tra i primi gesti simbolici del viaggio, la piantumazione di un albero di cedro e l’incontro con il corpo diplomatico, consueto primo appuntamento nei viaggi papali.

Un popolo resiliente: elogio alla società civile libanese

Nel suo intervento, Leone XIV ha lodato la forza del popolo libanese, capace di rialzarsi nonostante le prove. Ha definito la pace come “un dono e un cantiere sempre aperto”, riconoscendo il ruolo silenzioso ma costante degli operatori di pace, e incoraggiando a riscoprire la vocazione alla speranza.

Il Presidente Aoun ha ricordato l’unicità del Libano come terra di dialogo tra religioni e ha evidenziato la profonda devozione a Maria, tanto radicata da aver reso la festa dell’Annunciazione una celebrazione nazionale. Ha ribadito l’importanza della presenza cristiana e musulmana per la stabilità del Paese e chiesto al Papa di far sentire al mondo che i libanesi “resteranno lì”.

Appello alla riconciliazione e all’unità

Papa Leone XIV ha sottolineato che costruire la pace richiede tenacia e capacità di perdonare. Ha parlato della necessità di guarire le ferite storiche e personali, promuovendo una “cultura della riconciliazione” che unisca autorità e popolo nel perseguimento del bene comune. “La pace non è solo equilibrio, ma comunione”, ha detto.

Ha rivolto un appello diretto ai politici affinché siano al servizio del popolo e promuovano un’unità armonica nella diversità, ricordando che la verità più profonda è che “ci troviamo insieme inseriti in un disegno che Dio ha predisposto”.

Restare nella propria terra: un diritto da difendere

Un passaggio centrale del discorso del Papa ha riguardato il diritto a non emigrare. Pur riconoscendo il valore della diaspora libanese, ha ribadito che “la Chiesa non vuole che nessuno sia costretto a partire” e che la pace si costruisce anche nella fedeltà ai propri legami storici, spirituali e geografici. Ha chiesto di sostenere quanti si impegnano a restare e costruire il bene comune.

Donne e giovani: protagonisti della pace

Il Papa ha poi valorizzato il ruolo delle donne e dei giovani, affermando che essi rappresentano “un fattore di vero rinnovamento” nella vita sociale, politica e religiosa. Ha insistito sulla loro “capacità specifica” di contribuire alla costruzione della pace, come già evidenziato nella tappa turca del viaggio.

Conclusione: la pace nasce da Dio e dai cuori riconciliati

Il discorso si è concluso con un richiamo spirituale: “La pace è un dono che viene da Dio e che abita il vostro cuore”. Il Papa ha auspicato che il desiderio di pace possa trasformare il modo in cui si vive insieme nella Terra amata e benedetta da Dio.

Pubblicato precedentemente su ACI Stampa. Adattato dal team di EWTN Italia.

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Andrea Gagliarducci

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