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Papa Leone XIV: Il Credo di Nicea, 1700 anni dopo – la Lettera che invita a riscoprire l’unità della fede

Papa Leone XIV | | Daniel Ibanez EWTN
Papa Leone XIV | | Daniel Ibanez EWTN

Nel giorno in cui si celebrano i 1700 anni dal Concilio di Nicea (325 d.C.), Papa Leone XIV ha pubblicato la Lettera Apostolica In unitate fidei, un documento ricco di contenuti teologici, storici e spirituali, con l’obiettivo di rilanciare la centralità del Credo niceno nella vita della Chiesa e nell’impegno ecumenico contemporaneo.

“Con questa lettera desidero incoraggiare in tutta la Chiesa un rinnovato slancio nella professione della fede, la cui verità, che da secoli costituisce il patrimonio condiviso tra i cristiani, merita di essere confessata e approfondita in maniera sempre nuova e attuale”, scrive il Papa.

Il documento fa riferimento anche al recente lavoro della Commissione Teologica Internazionale e invita i fedeli a considerare l’anniversario di Nicea non come un semplice evento commemorativo, ma come un’opportunità di esame di coscienza, conversione e rinnovato slancio missionario.

“È una provvidenziale coincidenza – ha osservato – che in questo Anno Santo, dedicato alla nostra speranza che è Cristo, si celebri anche il 1700° anniversario del primo Concilio Ecumenico di Nicea, che proclamò nel 325 la professione di fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio. È questo il cuore della fede cristiana”.

Il Papa sottolinea come la professione di fede nicena non sia un’astrazione dottrinale, ma una risposta concreta alla crisi contemporanea. In un mondo segnato da guerre, ingiustizie, disastri e miseria, “Dio non abbandona la sua Chiesa, suscitando sempre uomini e donne coraggiosi, testimoni nella fede”.

Il testo rilegge ogni articolo del Credo con uno sguardo attuale, mostrando come la divinità e l’umanità di Cristo siano il fondamento di una fede che tocca la vita quotidiana, le relazioni e la solidarietà.

“Il Credo niceno non ci parla del Dio lontano, irraggiungibile, immoto… ma del Dio che è vicino a noi, che ci accompagna nel nostro cammino… si fa piccolo, si spoglia della sua maestà infinita rendendosi nostro prossimo nei piccoli e nei poveri”.

In questa linea, Papa Leone XIV chiarisce che “la divinizzazione è quindi la vera umanizzazione”, e che “l’esistenza dell’uomo punta al di là di sé… Solo Dio, nella sua infinità, può soddisfare l’infinito desiderio del cuore umano”.

Il documento cita con ammirazione figure come Sant’Atanasio, e si interroga sulla ricezione reale del Credo da parte dei fedeli di oggi. “Che ne è della ricezione interiore del Credo oggi? Sentiamo che riguarda anche la nostra situazione odierna?”

Il Pontefice denuncia anche l’uso distorto del nome di Dio per giustificare violenza e paura: “Invece di annunciare un Dio misericordioso, si è parlato di un Dio vendicatore… Il Credo di Nicea ci invita a un esame di coscienza”.

Al centro della Lettera, l’appello a riscoprire Gesù Cristo come “Maestro, compagno, fratello e amico”, ma anche come “il Signore… che per la nostra salvezza discese dal cielo”.

“La sequela di Gesù Cristo – scrive Leone XIV – non è una via larga e comoda… ma questo sentiero… conduce sempre alla vita e alla salvezza. Se Dio ci ama con tutto sé stesso, allora anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri”.

Il Papa mette in guardia da un amore disincarnato: “L’amore per Dio senza l’amore per il prossimo è ipocrisia… Nella sequela di Gesù, l’ascesa a Dio passa attraverso la discesa e la dedizione ai fratelli e alle sorelle”.

In chiave ecumenica, In unitate fidei evidenzia che “quello che ci unisce è molto più di quello che ci divide”. Il dialogo ecumenico ha portato a una nuova consapevolezza della comunione tra i cristiani, a partire dall’unico battesimo e dal Credo.

“Il Credo di Nicea può essere la base e il criterio di riferimento di questo cammino. Ci propone, infatti, un modello di vera unità nella legittima diversità… Unità nella Trinità, Trinità nell’Unità”.

Il Pontefice invita a superare le vecchie dispute e a camminare insieme nella preghiera e nella testimonianza: “Il ristabilimento dell’unità tra i cristiani non ci rende più poveri, anzi, ci arricchisce”.

Conclude con un appello al “pentimento e alla conversione” e alla necessità di un “ecumenismo spirituale della preghiera, della lode e del culto, come accaduto nel Credo di Nicea e Costantinopoli”.

Adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato su ACI Stampa.

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MARCO MANCINI GIORNALISTA ACI STAMPA

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