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La Vergine Maria non ha “il ruolo di frenare l’ira di Dio”, afferma un esperto del Vaticano

Una statua della Vergine Maria | Credit: Canva
Una statua della Vergine Maria | Credit: Canva

Il sacerdote Maurizio Gronchi avverte: tali espressioni distorcono la fede e rischiano di scivolare nella superstizione

La posizione del Vaticano

A seguito della pubblicazione del nuovo documento Mater Populi Fidelis (“Madre del Popolo Fedele”), il Vaticano ha ribadito che i fedeli non devono usare i titoli di “Corredentrice” e “Mediatrice” per la Vergine Maria.

“Pensare che Maria debba mediare e convincere Dio a essere misericordioso mina la Trinità: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo”, ha spiegato il padre Maurizio Gronchi, esperto di Cristologia e consulente del Dicastero per la Dottrina della Fede.

Gronchi ha avvertito che considerare Maria in questi ruoli “è superstizione, pensare che la Vergine Maria abbia il ruolo di frenare l’ira di Dio. Chi pensa in questo modo non è conforme al Vangelo”, ha dichiarato ad ACI Prensa, partner di EWTN News in lingua spagnola.

Il sacerdote ha parlato del documento insieme al cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede, sottolineando come il testo non rappresenti una novità, ma confermi la linea dottrinale storica della Chiesa.

La storia dei titoli mariani

Secondo la nota vaticana, già nel 1996 San Giovanni Paolo II chiese al cardinale Joseph Ratzinger, allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, di valutare se fosse possibile considerare verità di fede i termini “corredentrice” e “mediatrice”.

“Chiese a Ratzinger chiarimenti sulla questione. Aveva utilizzato questo termine da una prospettiva spirituale e devozionale”, ha spiegato Gronchi.
“Appena Ratzinger disse che era inappropriato, Giovanni Paolo II non lo utilizzò mai più”, aggiunse, ricordando che neppure nella sua enciclica del 1987 Redemptoris Mater ricorre a questi termini.

Neppure Pio XII, San Giovanni XXIII o Paolo VI usarono tali espressioni, così come il Concilio Vaticano II, ha precisato Gronchi.

Il sacerdote ha ricordato che la Chiesa cattolica ha già definito tutti i dogmi mariani principali:

  • maternità divina (Theotokos, 431);
  • perpetua verginità (649);
  • Immacolata Concezione (1854);
  • Assunzione di Maria (1950).

Nessun sostegno dai mariologi

Gronchi ha evidenziato come il Dicastero per la Dottrina della Fede lavori storicamente in modo collegiale, avvalendosi dei contributi di esperti interni ed esterni.

Tuttavia, nel caso del nuovo documento:

“Non si sono trovati mariologi collaboratori”, ha spiegato.
“Né coloro che insegnano alla Facoltà Teologica Marianum né i membri della Pontificia Accademia Internazionale Mariana (PAMI) hanno partecipato alla presentazione del documento. Questo silenzio può essere interpretato come dissenso”.

Il sacerdote ha ricordato che la PAMI ha storicamente partecipato attivamente alle discussioni su eventuali definizioni dogmatiche, citando il XII Congresso Mariologico Internazionale a Czestochowa del 1996, che già sottolineava l’inopportunità di proclamare Maria “Mediatrice”, “Corredentrice” o “Avvocata”.

Conclusione

Per Gronchi, quindi, l’uso dei titoli “Corredentrice” e “Mediatrice” rischia di distogliere i fedeli dal Vangelo e dalla Trinità, trasformando la devozione mariana in superstizione.

“Attualmente non sembra necessario affermare nuove verità [su Maria]”, ha osservato, ribadendo che la Chiesa ha già dedicato ampio spazio alla figura della Vergine nei suoi dogmi e nella tradizione.

ACI Prensa ha contattato il PAMI, ma quest’ultimo ha rifiutato di commentare.

Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa – agenzia stampa in lingua spagnola del gruppo EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione dal team di ewtn.it.

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