In un’Europa segnata da secolarizzazione e frammentazione culturale, il dialogo tra la Chiesa e le istituzioni civili si fa sempre più urgente. È in questo contesto che opera la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea (COMECE), il principale organismo della Santa Sede dedicato al confronto con l’Unione Europea. Un lavoro silenzioso ma fondamentale, che guarda al futuro dell’Europa con una visione cristiana dell’uomo e della società.
Un ponte tra fede e vita pubblica
Dopo la sua elezione, Papa Leone XIV ha incontrato una delegazione della COMECE il 23 maggio, evidenziando quanto sia centrale il ruolo della Chiesa nella vita pubblica europea. È un messaggio chiaro: la fede non può essere relegata alla sfera privata, ma deve contribuire alla costruzione del bene comune.
Intervistato da EWTN, monsignor Mariano Crociata, presidente della COMECE, ha ribadito che la missione della Commissione non si limita al dialogo istituzionale, ma punta anche a «riportare nelle nostre Conferenze episcopali quello che qui cogliamo nella dinamica complessiva dell’Unione europea». In particolare, ha sottolineato come uno dei compiti più urgenti sia contrastare l’individualismo, «perché in realtà la vita della Chiesa è una vita tale che di per sé promuove comunità».
Per monsignor Crociata, questo vale per tutti i vescovi, anche quelli che non fanno parte della Commissione: «il loro lavoro è nel creare comunità, nel creare relazioni, a partire dall’esperienza della fede». È una visione che chiede di essere condivisa e coltivata, perché, aggiunge, «senza relazioni e comunità non si può andare avanti, anche la nostra stessa missione ne risente e ne risente pesantemente».
Tra crisi e fermenti di fede
L’Europa, oggi, è attraversata da dinamiche complesse: da un lato, un cristianesimo tradizionale che resiste soprattutto nei Paesi dell’Europa centro-meridionale, dall’altro, una secolarizzazione diffusa che allontana sempre più persone dalla ricerca religiosa. «C’è un cristianesimo di tradizione che ancora persiste, anche se i motivi di crisi ci sono», osserva Crociata, ma in molte altre zone «prevale un’immagine secolarizzata per cui la gente è lontana, non segue».
Nonostante ciò, non mancano segnali di risveglio spirituale. In alcuni Paesi come Francia e Regno Unito, si registrano numeri record di battesimi e un rinnovato interesse per la fede. Crociata invita a non ignorare questi segnali: «ci sono dei fermenti, dei tipi più diversi, e ce ne sono tanti», e spesso, anche nelle vite più assorbite dal presente materiale, emergono domande profonde, «momenti in cui si capisce che questo non è tutto, ci deve essere dell’altro».
La sfida è cogliere questi momenti, ascoltare questi bisogni silenziosi e offrire risposte capaci di parlare al cuore dell’uomo contemporaneo.
Una missione per l’unità
Il lavoro della COMECE si colloca così in una prospettiva di lungo termine: offrire alle istituzioni europee una visione umana, radicata nella fede, che favorisca la coesione sociale, la solidarietà e la costruzione del futuro. È un servizio alla Chiesa, ma anche all’Europa, perché — come ha detto monsignor Crociata — «una consapevolezza culturale di questo problema potrebbe dare un impulso maggiore» alla missione ecclesiale nel continente.
Alla fine dell’intervista, Crociata ha voluto ringraziare quanti si impegnano in questo cammino comune: «Grazie a voi per il vostro lavoro e grazie a tutti gli ascoltatori».






