A Roma una mostra racconta la storia del Credo cristiano, dalle sue prime formulazioni nelle comunitĆ apostoliche fino al Concilio di Nicea. Un viaggio teologico e spirituale che rivela come quelle parole, recitate ogni domenica, custodiscano ancora oggi un significato profondo per lāuomo contemporaneo.
La forza del Credo tra storia e presente
Ā«Credo in un solo Dioā¦Ā». Una formula antica che per molti scorre sulle labbra ogni domenica, ma che rappresenta uno dei cardini più profondi e resistenti della fede cristiana. A Roma, una mostra intitolata āLuce da Luce: Nicea 1700 anni dopoā, ospitata presso la Pontificia UniversitĆ della Santa Croce, offre un viaggio storico e teologico attraverso lāorigine e il significato di questa professione di fede.
Il prof. Giulio Maspero, decano della FacoltĆ di Teologia e curatore della mostra, ricorda che Ā«il simbolo apostolico ĆØ romanoĀ», ma ogni Chiesa locale, sin dalle origini, aveva una propria formulazione del Credo. Queste varianti rispondevano a contesti specifici e sensibilitĆ diverse, ma con lāeditto di Milano del 313, che concedeva libertĆ religiosa ai cristiani, tali differenze iniziarono a generare tensioni. Proprio da queste tensioni nacque lāurgenza di unificare la fede: Ā«da lƬ ĆØ nato un piccolo conflitto che poi ci ha portato al simbolo di Nicea per sanare questo conflittoĀ».
Da Roma a Nicea: la nascita di una formula condivisa
Il Concilio di Nicea del 325 d.C., celebrato nella parte orientale dellāImpero Romano (oggi Turchia), rappresentò il primo concilio ecumenico del cristianesimo. LƬ, i vescovi riuniti affermarono solennemente che il Figlio ĆØ āhomousiosā al Padre, cioĆØ «è la stessa cosa del PadreĀ». Maspero spiega che il termine āhomousiosā non indica una semplice somiglianza: Ā«qui non ĆØ una parte, perchĆ© il Padre ĆØ Padre, quindi quando il Padre dĆ l’essere al Figlio proprio perchĆ© ĆØ Padre, non gli dĆ qualche cosa, gli dĆ tutto se stessoĀ».
Questa proclamazione, però, affonda le radici anche a Roma. La tradizione vuole che nel 324, alla vigilia del concilio, la fede nicena sia stata professata per la prima volta nella capitale dellāImpero, nella chiesa di San Martino ai Monti, costruita su una delle prime domus ecclesiae cristiane. Allāinterno, un affresco medievale ricorda proprio la proclamazione del Credo e la vittoria della Chiesa contro lāeresia ariana.
Spirito Santo, filioque e la tensione tra Oriente e Occidente
Nel 381, al Concilio di Costantinopoli, i Padri della Chiesa ampliarono il testo niceno, chiarendo la natura divina dello Spirito Santo: Ā«mentre un figlio ha sempre la stessa natura del padre, un cavallo genera un cavallo, un uomo genera un uomo, quindi Dio genera DioĀ», ma lo Spirito non ĆØ generato, Ā«quindi non ĆØ figlioĀ». E allora, che cosāĆØ? I padri cappadoci riuscirono a esprimere che Ā«lo Spirito Santo ĆØ Dio, cioĆØ non ĆØ creato, ma ĆØ la stessa cosa, ma non nel senso che ĆØ generato, si dice: procede, ha origine daĀ».
Col tempo, in Occidente, fu aggiunto al Credo il filioque ā āe dal Figlioā ā unāaggiunta che avrebbe in seguito contribuito al Grande Scisma dāOriente. Maspero evidenzia che la differenza non era inizialmente sostanziale, ma linguistica: Ā«il greco ha l’articolo, il latino non ha l’articolo… era Dio, ma non era il Dio: il Dio era il Padre, e in latino questo non si può esprimereĀ». Fino al IX secolo, questa distinzione non creava divisioni, ma con Carlo Magno e i suoi teologi, Ā«un po’ per ragioni politiche, un po’ per ignoranzaĀ», nacque lāidea errata che i greci avessero ātoltoā il filioque, Ā«cosa che sarebbe assurda, perchĆ© usare filioque in greco sarebbe una grande eresiaĀ».
Un messaggio per lāuomo di oggi
La mostra āLuce da Luceā si propone di riportare il Credo al centro della vita spirituale contemporanea, offrendo risposte a un mondo segnato da smarrimento e nichilismo. La teologa Ilaria Vigorelli, curatrice della mostra, sottolinea che Nicea ĆØ ancora oggi una risposta alle inquietudini dellāuomo moderno: Ā«la fede dei padri fu la fede di chi ha scoperto che Dio non esiste senza il Figlio, cioĆØ Dio ĆØ Padre, non fa il PadreĀ».
Questo essere originariamente, sorgivamente Padre ā continua Vigorelli ā ĆØ la chiave per parlare allāuomo contemporaneo Ā«di speranza, di audacia, di possibilitĆ di perdonoĀ». La luce che procede da Dio Ā«non si può affievolire, non cāĆØ tenebra che la possa spegnere⦠Dio non smette di illuminare il mondo, anche quando lāumanitĆ lo ignora, lo disdegna, gira un po’ al largoĀ».
Il Credo: molto più di una formula
Per molti, il Credo ĆØ una preghiera recitata meccanicamente. Eppure, ĆØ un atto performativo: dire ācredoā significa giĆ credere. In un mondo secolarizzato, questa antica professione di fede rimane un contrappeso al relativismo, ricordando che Ā«non ĆØ la mia veritĆ , ĆØ la VeritĆ che mi precedeĀ».




