L’Associazione Federale per il Diritto alla Vita critica la copertura mediatica e l’esaltazione della “scelta” di Alice ed Ellen Kessler
La vicenda delle gemelle Kessler
Alice ed Ellen Kessler, 89 anni, cantanti e artiste tedesche celebri in Europa negli anni ’60, hanno scelto di morire insieme tramite suicidio assistito nella loro casa vicino a Monaco di Baviera, lo scorso lunedì 17 novembre.
Come riportato dal Tagesschau, “Le gemelle Kessler avevano preso in considerazione il suicidio assistito da molto tempo. Alice ed Ellen Kessler erano membri dell’associazione da tempo e avevano scelto loro stesse la data della morte: il 17 novembre”. Un avvocato e un medico hanno accompagnato le sorelle nella loro decisione, dopo colloqui preliminari a casa delle gemelle a Grünwald.
Critiche dall’Associazione Federale per il Diritto alla Vita
L’Associazione Federale per il Diritto alla Vita, che riunisce numerose organizzazioni pro-life, ha espresso preoccupazione per la “glorificazione” del suicidio assistito. Alexandra Linder, presidente dell’associazione, ha dichiarato:
“C’è una copertura mediatica diffusa su questo caso, con molti che lodano l’‘autodeterminazione’ di poter scegliere il momento e le modalità della propria morte, invece di aspettare la morte e forse soffrire. Questo è pericoloso, perché potrebbe spingere persone in situazioni di crisi suicidaria a togliersi la vita o a farsi uccidere.”
Linder ha richiamato l’attenzione sul cosiddetto effetto Werther, osservato in passato anche dopo il suicidio del calciatore Robert Enke, quando si registrò un aumento significativo di suicidi dopo la diffusione della notizia.
Questioni etiche e contesto sociale
Secondo Linder, occorre porsi domande critiche sull’etica del suicidio assistito e sul contesto in cui avviene:
“Un avvocato che non conosce le persone, senza una formazione specialistica adeguata, può valutare il loro stato mentale e fisico, la loro storia e la loro autonomia? Le due donne di 89 anni hanno preso questa decisione senza influenze esterne, senza dolore acuto, senza l’influenza di farmaci, senza paura della solitudine, del futuro, della sofferenza?”
La presidente dell’associazione ha inoltre sottolineato che la psiche e la volontà di vivere possono cambiare rapidamente, anche in base a piccoli dettagli quotidiani, come l’atteggiamento di chi assiste o un gesto di affetto.
Preoccupazioni della Caritas tedesca
Eva Maria Welskop-Deffaa, presidente della Caritas tedesca, ha messo in guardia sulla pressione sociale derivante dalla copertura mediatica del suicidio assistito:
“Le donne anziane in particolare sentono la responsabilità di non essere un peso per nessuno e percepiscono le offerte di suicidio assistito come un’opzione necessaria da considerare. Invece di promuovere la cosiddetta via facile, dobbiamo migliorare la prevenzione del suicidio ed espandere i posti in hospice.”
Welskop-Deffaa ha chiesto inoltre un ancoraggio legale delle misure di prevenzione del suicidio, compreso il divieto di pubblicizzare organizzazioni che assistono nel suicidio, insieme a ulteriori regolazioni legali sul suicidio assistito.
Un dibattito aperto
La vicenda delle Kessler riaccende il dibattito etico e sociale in Germania e in Europa sul suicidio assistito, sul ruolo dei media nella sua rappresentazione e sulla tutela delle persone vulnerabili. Come sottolineano gli esperti pro-life e le organizzazioni cattoliche, il tema richiede una riflessione attenta su etica, autonomia, contesto familiare e supporto sociale per gli anziani e i malati terminali.
Articolo precedentemente pubblicato da CNA Deutsch – agenzia stampa in lingua tedesca di EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it






