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Il pontificato di Leone XIV inizierà davvero con il Concistoro di gennaio?

Papa Leone XIV durante l’Udienza Generale di questa mattina in Piazza San Pietro. (foto: Daniel Ibáñez / EWTN)
Papa Leone XIV durante l’Udienza Generale di questa mattina in Piazza San Pietro. (foto: Daniel Ibáñez / EWTN)

ANALISI: Dalla sua elezione, il Santo Padre ha gestito soprattutto le questioni rimaste in sospeso dopo la morte del suo predecessore, Papa Francesco, avvenuta in aprile.

La notizia che Leone XIV convocherà un concistoro per il 7-8 gennaio non è ancora stata ufficializzata dalla Sala Stampa vaticana. Tuttavia, dopo la rivelazione del Register, sono arrivate numerose conferme — anche da parte di alcuni cardinali — e la lettera circolare inviata a tutti i membri del Collegio cardinalizio ha iniziato a circolare.

Questo concistoro non sarà dedicato alla creazione di nuovi cardinali, come avviene di solito. Attualmente, infatti, ci sono già una dozzina di cardinali elettori in più rispetto al limite previsto dalla legge. Il numero scenderà sotto la soglia dei 120 soltanto alla fine del 2026.

Il concistoro del 7-8 gennaio servirà invece a discutere questioni di rilievo per tutta la Chiesa — un tipo di confronto che non si teneva da anni.

Papa Francesco ne convocò uno nel 2014, quando il cardinale Walter Kasper pronunciò il suo intervento sulla famiglia, che generò un ampio dibattito. Ne seguì un altro nel 2015, dedicato a diverse sessioni sulla riforma della Curia; e ancora uno nel 2022, per discutere della riforma della Curia già promulgata.

L’ultimo concistoro straordinario di Papa Francesco — il primo dopo sette anni — lasciò tutti un po’ delusi. I cardinali erano suddivisi in gruppi linguistici; non vi fu spazio per interventi prolungati in sessione plenaria, e molti ebbero l’impressione che la collegialità — o sinodalità — di cui si parlava non venisse davvero applicata.

Leone XIV sta riportando in auge modalità operative più tradizionali.

Benedetto XVI, ad esempio, convocava sempre una riunione dell’intero Collegio cardinalizio prima di creare nuovi cardinali. Giovanni Paolo II riuniva spesso i cardinali per discutere riforme e decisioni comuni. Paolo VI amava incontrare i cardinali residenti a Roma immediatamente dopo ogni viaggio apostolico, quasi prima ancora di rientrare nell’appartamento del Palazzo Apostolico.

Resta da vedere quale modello sceglierà Leone XIV, ma la convocazione di un concistoro il 7 gennaio è un segnale eloquente.

Anzitutto, il 7 gennaio è il primo giorno dopo la conclusione del Giubileo del 2025.

Leone XIV ha deciso deliberatamente di lasciare “scorrere” tutto durante il Giubileo e di chiudere i dossier lasciati aperti da Papa Francesco.

La pubblicazione dell’esortazione Dilexi Te, il documento del Dicastero per la Dottrina della Fede (DDF) sui titoli mariani, l’imminente uscita di un testo sulla monogamia preparato dal DDF durante il pontificato precedente, e persino il prossimo viaggio in Turchia e Libano sono tutte questioni ereditate da Papa Francesco.

Alcune decisioni di Francesco resteranno in vigore anche l’anno prossimo; ad esempio, un viaggio in Africa attualmente in preparazione, che Papa Francesco desiderava fortemente compiere durante l’Anno Giubilare. Eppure, la fine del Giubileo segnerà anche fisicamente la chiusura della sua eredità. Leone XIV si è preso tempo per valutare, e ora probabilmente mostrerà le sue carte.

Cosa potrebbe accadere al concistoro del 7-8 gennaio?

Presumibilmente, il Papa vorrà ascoltare. Lo fa sempre. I nunzi apostolici raccontano che desidera prima di tutto sentire da loro la situazione del Paese in cui operano.

Ma Leone XIV potrebbe anche delineare la sua “squadra di governo”. Potrebbe presentare una bozza di quella che diventerà la sua prima enciclica; affrontare l’impatto della “stagione dei processi” voluta da Papa Francesco — con diverse cause di grande risonanza e controverse —; discutere della credibilità della Chiesa; e delle riforme necessarie per adeguare la Curia.

Qualunque cosa accada, sarà un passaggio fondamentale. Dalle parole di Leone, dal modo in cui condurrà il concistoro, potremo capire come si svilupperà il suo pontificato.

Alcuni segnali si sono già visti. La settimana scorsa, Leone ha nominato l’agostiniano Edward Danian Daleng vice-reggente della Prefettura della Casa Pontificia. È una posizione che non esiste formalmente nell’organigramma — al massimo potrebbe esserci un reggente aggiunto — ma indica la volontà del Papa di ridare centralità all’istituzione.

Il vice-reggente lavorerà accanto al reggente, monsignor Leonardo Sapienza, che ha guidato la Prefettura negli ultimi anni. Papa Francesco, infatti, non ha mai nominato un successore all’arcivescovo Georg Gänswein come prefetto. Leone XIV potrebbe nominarne uno, e secondo alcune indiscrezioni l’arcivescovo Peter Rajic, attuale nunzio in Italia, sarebbe tra i più considerati.

La nomina di un vice-reggente conferma la linea del Papa: affidare ruoli chiave a persone giovani e di fiducia. Spesso agostiniani, ma non necessariamente: ad esempio, i suoi due segretari personali non lo sono, ma sono trentenni affidabili e collaudati.

Ai livelli più alti, però, il Papa vuole ristabilire una gerarchia chiara.

La Prefettura della Casa Pontificia tornerà a essere un organismo centrale. Resta da capire come il Santo Padre intenda riorientare la Segreteria di Stato, e sono prevedibili cambiamenti ai vertici dopo il concistoro. Tuttavia, entrambe le posizioni cruciali per il suo funzionamento — l’assessore per gli Affari Generali e il sottosegretario per i Rapporti con gli Stati — sono già state nominate. Il nuovo assessore è Mons. Anthony Onyemuche Ekpo.
Il nuovo sottosegretario per la Sezione per i Rapporti con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali è Mons. Mihăiţă Blaj.

Nel frattempo, Leone XIV continua a “riparare” le lacune istituzionali.

Dopo il rescritto che permette nuovamente agli enti vaticani di investire in banche esterne, il Papa ha istituito il 13 novembre un organismo di coordinamento per l’Apostolato del Mare, noto come Stella Maris. Con la riforma della Curia, l’Apostolato del Mare era stato di fatto marginalizzato dal Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, che ne aveva assunto le competenze senza però creare una struttura adeguata.

Ora la struttura è stata istituita, anche se serviranno ulteriori passi per renderla efficace. Si tratta di un aggiustamento più ampio di riforme lasciate incomplete da Papa Francesco.

Forse siamo soltanto all’inizio del pontificato, o almeno dell’effettivo nuovo governo papale. Il Papa sembra determinato a dare stabilità all’istituzione e all’organizzazione della Santa Sede, senza però abbandonare più del necessario gli elementi che hanno caratterizzato l’epoca di Francesco.

Ci vorrà grande equilibrio perché questo lavoro porti frutto.

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato sul National Catholic Register.

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Andrea Gagliarducci

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