Conclusi i lavori dell’Assemblea Generale della CEI, il Pontefice invita a sinodalità, comunione e cura dei più fragili
La fede come punto di partenza
Dopo la visita alla Tomba di San Francesco, Papa Leone XIV ha raggiunto Santa Maria degli Angeli per concludere i lavori dell’Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana.
“Guardare a Gesù è la prima cosa a cui anche noi siamo chiamati. La ragione del nostro essere qui, infatti, è la fede in Lui, crocifisso e risorto”, ha affermato il Pontefice. “Dobbiamo ripartire dall’atto di fede che ci fa riconoscere in Cristo il Salvatore e che si declina in tutti gli ambiti della vita quotidiana”.
Il Papa ha sottolineato come “tenere lo sguardo sul Volto di Gesù ci rende capaci di guardare i volti dei fratelli. È il suo amore che ci spinge verso di loro. E la fede in Lui, nostra pace, ci chiede di offrire a tutti il dono della sua pace”.
Pace, fraternità e cultura dell’incontro
“Viviamo un tempo segnato da fratture, nei contesti nazionali e internazionali: si diffondono messaggi intonati a ostilità e violenza; la corsa all’efficienza lascia indietro i più fragili; l’onnipotenza tecnologica comprime la libertà; la solitudine consuma la speranza”, ha continuato il Pontefice.
“La Parola e lo Spirito ci esortano ancora ad essere artigiani di amicizia, di fraternità, di relazioni autentiche nelle nostre comunità, dove dobbiamo ascoltare e armonizzare le tensioni, sviluppando una cultura dell’incontro e diventando profezia di pace per il mondo”.

Riferendosi al Risorto, Leone XIV ha ricordato: “Quando appare ai discepoli, le sue prime parole sono: Pace a voi. E subito li manda: il dono pasquale è per loro, ma perché sia per tutti!”
Comunione, sinodalità e sfide pastorali
Il Papa ha richiamato i punti cardine definiti lo scorso giugno in Vaticano: “l’annuncio del Messaggio di salvezza, la costruzione della pace, la promozione della dignità umana, la cultura del dialogo, la visione antropologica cristiana”, sottolineando come “queste istanze corrispondono alle prospettive emerse nel Cammino sinodale della Chiesa in Italia”.
“Dal Signore riceviamo la grazia della comunione che anima e dà forma alle nostre relazioni umane ed ecclesiali. Sulla sfida di una comunione effettiva desidero che ci sia l’impegno di tutti, perché prenda forma il volto di una Chiesa collegiale, che condivide passi e scelte comuni”, ha affermato il Pontefice.
Il Papa ha poi ribadito l’importanza di affrontare le trasformazioni demografiche e culturali, “superando confini territoriali e rendendo le nostre identità religiose ed ecclesiali più aperte, imparando a lavorare insieme e a ripensare l’agire pastorale unendo le forze”.
Ascolto, corresponsabilità e cambiamento
Leone XIV ha evidenziato che “la sinodalità richiede non solo comunione tra di voi e con me, ma anche ascolto attento e serio discernimento delle istanze che provengono dal popolo di Dio”.

“Bisogna evitare che, pur con buone intenzioni, l’inerzia rallenti i necessari cambiamenti. È bene che si rispetti la norma dei 75 anni per la conclusione del servizio degli Ordinari nelle diocesi e, solo nel caso dei Cardinali, si potrà valutare una continuazione del ministero”, ha precisato.
Umanesimo integrale e cura dei fragili
“La Chiesa in Italia può e deve continuare a promuovere un umanesimo integrale, che aiuta e sostiene i percorsi esistenziali dei singoli e della società; un senso dell’umano che esalta la vita e la cura di ogni creatura, intervenendo profeticamente nel dibattito pubblico”, ha dichiarato il Pontefice, ricordando la sfida dell’universo digitale.
“Camminare con tutti significa essere una Chiesa che vive tra la gente, ne accoglie le domande, ne lenisce le sofferenze, ne condivide le speranze. Continuate a stare vicini alle famiglie, ai giovani, agli anziani, a chi vive nella solitudine”, ha aggiunto.
Infine, Leone XIV ha richiamato l’attenzione sulla protezione dei più vulnerabili: “Mantenete alta la guardia nei confronti dei piccoli e dei vulnerabili, perché si sviluppi anche una cultura della prevenzione di ogni forma di abuso. L’accoglienza e l’ascolto delle vittime sono il tratto autentico di una Chiesa che, nella conversione comunitaria, sa riconoscere le ferite e si impegna per lenirle”.
Articolo precedentemente pubblicato su acistampa – agenzia di notizie in lingua italiana del gruppo di EWTN News. È stato riadattato per la sua pubblicazione dal team di ewtn.it.






