A Castel Gandolfo, Papa Leone XIV ha espresso preoccupazione per la situazione in Nigeria, dove la violenza di matrice terroristica colpisce indistintamente cristiani e musulmani. Le sue parole giungono in un contesto di crescente allarme per la libertà religiosa nel Paese africano.
Papa Leone XIV: “In Nigeria la violenza colpisce tutti, non solo i cristiani”
Rispondendo a una domanda di EWTN News il 18 novembre, Papa Leone XIV ha parlato della grave crisi che affligge la Nigeria:
“Credo che in Nigeria, in alcune aree, ci sia sicuramente un pericolo per i cristiani, ma anche per tutti. Cristiani e musulmani sono stati massacrati.”
Ha poi aggiunto:
“Si tratta di terrorismo, ma anche di una questione economica, legata al controllo delle terre. Purtroppo, molti cristiani sono morti. È importante trovare un modo affinché il governo, insieme a tutti i popoli, promuova una vera libertà religiosa.”
Le dichiarazioni sono state rilasciate al termine di una giornata trascorsa presso la residenza pontificia di Villa Barberini a Castel Gandolfo, prima del rientro in Vaticano.
Papa Leone XIV ha ricordato, in una breve intervista ai microfoni di EWTN News, che in Nigeria, vengono massacrati non solo i cristiani, ma anche i musulmani, invitando il governo del Paese a cercare vie di pace, nel rispetto di ogni persona. pic.twitter.com/BE1Y6L5HWs
— EWTN Italia 🇮🇹 (@EwtnItalia) November 19, 2025
Accoglienza calorosa da parte dei giovani sposi
All’uscita della residenza, il Pontefice è stato accolto da un piccolo gruppo di persone, tra cui alcune coppie di fidanzati impegnate in un corso di preparazione al matrimonio. Accompagnati dal loro parroco, padre Tadeusz Rozmus, i giovani hanno donato al Papa una foto di gruppo incorniciata.
La Nigeria sotto osservazione per le violazioni della libertà religiosa
Il 3 novembre scorso, il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha inserito la Nigeria tra i Paesi “particolarmente preoccupanti” per la libertà religiosa, una designazione riservata a quegli Stati in cui si verificano gravi violazioni in materia.
Le autorità nigeriane hanno però respinto le accuse, dichiarando in un comunicato pubblicato sulla piattaforma X (ex Twitter) il 28 settembre:
“Rappresentare le sfide della sicurezza in Nigeria come una campagna mirata contro un solo gruppo religioso è una grave distorsione della realtà. I terroristi attaccano chiunque rifiuti la loro ideologia assassina — musulmani, cristiani e persone senza fede.”
Il cardinale Parolin: “Conflitto sociale, non religioso”
Il segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, ha dichiarato lo scorso mese che la violenza in Nigeria:
“non è un conflitto religioso, ma piuttosto un conflitto sociale, ad esempio tra pastori e agricoltori.”
Parole pronunciate a margine della presentazione del Rapporto 2025 sulla libertà religiosa della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).
Parolin ha aggiunto:
“Ricordiamo che molti musulmani presenti in Nigeria sono vittime di questa intolleranza. Questi gruppi estremisti non fanno distinzioni pur di raggiungere i loro obiettivi: usano la violenza contro chiunque percepiscano come un ostacolo.”
Critiche agli approcci “minimizzanti” e il ruolo dell’identità religiosa
Nina Shea, commissaria della Commissione USA per la Libertà Religiosa, ha criticato le parole del cardinale, affermando che:
“Riflettono la retorica del governo nigeriano, che offusca e sminuisce la persecuzione dei cattolici e di altri cristiani nella regione centrale del Paese.”
Il rapporto di Aiuto alla Chiesa che Soffre documenta un’escalation di violenza, principalmente da parte di gruppi islamisti come Boko Haram e lo Stato Islamico della Provincia dell’Africa Occidentale (ISWAP). La violenza ha colpito cristiani e musulmani, ma l’identità religiosa resta un fattore rilevante, accanto a tensioni sociali ed economiche come povertà, scontri etnici e conflitti territoriali.
“Anche se le cifre esatte sono difficili da determinare,” si legge nel rapporto, “i cristiani sono stati bersaglio di esecuzioni extragiudiziali e rapimenti da parte di gruppi insurrezionali e bande criminali.”
Il documento sottolinea inoltre che la violenza si manifesta spesso in Stati a maggioranza musulmana, colpendo quindi anche la popolazione musulmana locale, pur riconoscendo che i cristiani sopportano il peso maggiore degli attacchi estremisti.





