In un contesto di crescente interesse per la fede cattolica in Estonia, un gruppo di pellegrini ha reso omaggio in Vaticano al Beato Eduard Profittlich, figura simbolo di unità e resistenza spirituale durante l’occupazione sovietica.
Una fede che cresce nel silenzio
L’Estonia è tra i paesi più secolarizzati d’Europa, ma negli ultimi anni si è assistito a una silenziosa rinascita della fede cattolica. Un elemento chiave di questo risveglio spirituale è la figura del primo beato del Paese, Eduard Profittlich, gesuita di origine tedesca che divenne amministratore apostolico dell’Estonia.
Durante l’occupazione sovietica, Profittlich scelse di restare accanto ai fedeli, nonostante il pericolo imminente. “Un pastore deve condividere il destino del suo gregge,” affermò. Fu arrestato e morì in prigione nel 1942, testimone di una fede incrollabile.
Pellegrinaggio al cuore della Chiesa
Il 24 ottobre scorso, una delegazione estone ha compiuto un pellegrinaggio al Vaticano, partecipando a un’udienza privata con Papa Francesco, portando con sé il ricordo e l’eredità spirituale del Beato Profittlich.
A guidare il gruppo, il vescovo di Tallinn, Monsignor Philippe Jean-Charles Jourdan, che ha condiviso uno dei momenti più significativi dell’incontro:
“Ha parlato anche di ecumenismo, perché tra di noi c’era anche un gruppo numeroso di persone in gran parte luterane, e alcune senza religione, ma che hanno comunque contribuito all’organizzazione della beatificazione dell’arcivescovo Profittlich. E così il Papa ha detto: ‘La vostra relazione ecumenica è la migliore medicina contro l’odio.’”
Un simbolo di unità oltre le ferite del passato
Nel ricordo del Beato Profittlich si riconoscono non solo i cattolici, ma anche molti estoni, luterani e persino non credenti. La sua testimonianza è diventata un segno di riconciliazione nazionale.
“I santi ci hanno diviso al tempo della Riforma luterana, nel XVI secolo,” ha riflettuto Mons. Jourdan, “e ora credo davvero che i santi abbiano il potenziale per riunire nuovamente cattolici e luterani. E poi anche il fatto che Profittlich, per come è morto, sia un simbolo. In ogni famiglia c’erano vittime come lui. Non tutti per il nome di Cristo, ma è un simbolo del trauma subito dal popolo estone durante il periodo sovietico. E non solo dagli estoni, ma anche dai russi che vivevano in Estonia.”
Una Chiesa piccola ma in crescita
I dati ufficiali mostrano che la percentuale di cattolici in Estonia è raddoppiata nell’ultimo decennio, passando dallo 0,4% nel 2011 allo 0,8% nel 2021. Una crescita ancora modesta ma significativa, che riflette il lento ma reale risveglio della fede.
Tuttavia, come osserva il vescovo Jourdan, molto resta da fare, soprattutto nella formazione e nell’accompagnamento spirituale.
“Ci sono molte persone che desiderano essere battezzate e, grazie a Dio, credo che oggi nel Nord Europa siano molti i giovani che si avvicinano al battesimo,” ha detto. “Ma se non li si forma, è come piantare dei semi senza acqua e senza terra: non cresceranno mai. Nel caso dell’Estonia, però, è una necessità vitale. Poiché nel nostro Paese non ci sono cattolici tradizionali, è un lavoro che va fatto con ciascuno di loro.”






