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Papa Leone XIV riceve Mons. Rolando Álvarez: un gesto di vicinanza alla Chiesa nicaraguense in esilio

A sinistra: Mons. Rolando Alvarez. Al centro: Papa Leone XIV (Credit: Vatican Media). A destra: una cartina del Nicaragua con la bandiera del Paese (Credit: Canva).
A sinistra: Mons. Rolando Alvarez. Al centro: Papa Leone XIV (Credit: Vatican Media). A destra: una cartina del Nicaragua con la bandiera del Paese (Credit: Canva).

Il vescovo di Matagalpa, deportato dal regime Ortega-Murillo, accolto in udienza privata dal Pontefice

L’udienza con il Papa

Il 13 novembre Papa Leone XIV ha ricevuto in udienza Mons. Rolando José Álvarez Lagos, vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí, attualmente in esilio forzato dopo la deportazione dalla dittatura di Daniel Ortega e Rosario Murillo nel gennaio 2024.

“Questa mattina il Santo Padre ha ricevuto in udienza Sua Eccellenza Mons. Rolando José Álvarez Lagos, vescovo di Matagalpa (Nicaragua)”, ha riportato la Sala Stampa della Santa Sede, senza ulteriori dettagli.

Padre Erick Díaz, sacerdote nicaraguense in esilio a Chicago, ha definito l’incontro “un’udienza di speranza e comunione ecclesiale”, aggiungendo che si tratta di “un momento significativo per la nostra Chiesa in Nicaragua, segnata da sfide, fedeltà al Vangelo e speranza nel Signore”.

“‘Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura’ (Mc 16,15). Possa il Signore continuare a camminare con noi!” ha scritto padre Díaz su Facebook.

Anche padre Edwing Roman, vicario parrocchiale della parrocchia di Sant’Agata a Miami, ha commentato:

“Il Papa è ben consapevole della realtà della Chiesa in Nicaragua e della situazione del suo popolo. È senza dubbio un incontro pieno di gioia”.

“Un leone di fede”

Secondo Arturo McFields, ex ambasciatore nicaraguense presso l’OSA, l’udienza evidenzia l’interesse del Vaticano nel dare voce alla Chiesa perseguitata:

“Ritengo ci sia un chiaro interesse nell’ascoltare la voce della Chiesa perseguitata, ma non silenziata. Credo che il Vaticano voglia conoscere meglio la situazione in Nicaragua e ridare quella voce profetica al paese e oltre, perché ciò che accade in Nicaragua è iconico; merita attenzione e un seguito chiaro”.

McFields ha aggiunto:

“Papa Leone è veramente un leone di fede ed è interessato al popolo nicaraguense, alla sua fede, che si è rafforzata nonostante la persecuzione. Queste udienze e incontri ne sono prova, così come il suo desiderio di rispondere alle preghiere del popolo nicaraguense”.

L’ex ambasciatore ha concluso con un messaggio di speranza:

“Dobbiamo restare attenti perché tempi migliori stanno arrivando per la Chiesa: la fede del popolo c’è, le loro ferventi preghiere sono ascoltate e, soprattutto, esaudite”.

Il contesto della persecuzione

L’incontro del 13 novembre segue quello di agosto 2025, quando Papa Leone XIV aveva ricevuto altri tre vescovi nicaraguensi esiliati: Mons. Silvio Báez, Mons. Isidoro Mora e Mons. Carlos Enrique Herrera. Báez aveva raccontato che il Papa e i vescovi avevano parlato a lungo della situazione della Chiesa in Nicaragua, segnata da una persecuzione crescente dal 2018.

Il 2 ottobre scorso, Leone XIV aveva anche ricevuto il rapporto “Nicaragua: A Persecuted Church” della ricercatrice Martha Patricia Molina, che denuncia il divieto di oltre 16.500 processioni e atti di pietà e più di 1.000 attacchi della dittatura contro la Chiesa cattolica.

“Il numero reale di attacchi potrebbe essere molto più alto, ma ciò non avviene perché i laici sono terrorizzati e ai sacerdoti cattolici è proibito presentare qualsiasi denuncia”, aveva dichiarato Molina.

Chi è Mons. Rolando Álvarez

Álvarez, noto critico del regime Ortega-Murillo, fu confinato nella sua residenza episcopale insieme a sacerdoti, seminaristi e un laico nell’agosto 2022. Due settimane dopo, la polizia fece irruzione e lo portò a Managua, dove fu condannato nel febbraio 2023 a 26 anni e quattro mesi di carcere, accusato di “tradimento della patria”.

Dopo aver rifiutato di partire con altri prigionieri politici deportati negli Stati Uniti, Álvarez fu infine deportato a Roma nel gennaio 2024 grazie alla mediazione vaticana. A ottobre 2024 partecipò al Sinodo sulla Sinodalità, confermando la sua posizione di vescovo di Matagalpa e amministratore apostolico di Estelí.

Articolo precedentemente pubblicato da aciprensa – agenzia di notizie in lingua spagnola del gruppo di EWTN News. È stato tradotto e riadattato per il pubblico di ewtn.it.

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