San Rufo (… – I secolo) è considerato il protovescovo di Avignone e figura simbolica della nascita del cristianesimo nella città. La sua vita, pur avvolta da leggende, testimonia l’impegno dei primi evangelizzatori nell’insediare una comunità cristiana in un territorio allora prevalentemente pagano.
Leggende e tradizioni
La più antica menzione risale al Martirologio avignonese, della metà dell’XI secolo, derivato dal martirologio di Adone del IX secolo. Qui Rufo viene ricordato come Sancti Rufi confessoris il 14 novembre, sebbene non si faccia alcun riferimento al suo episcopato ad Avignone.
Fonti documentarie dell’inizio del X secolo attestano, nei pressi della città, l’esistenza di un’abbazia a lui dedicata, probabilmente costruita vicino o sopra la sua tomba. È possibile che Rufo sia stato vescovo prima del V secolo, epoca in cui la storia documenta il primo vescovo ufficiale di Avignone, Nettario.
Una leggenda tardo-medievale identifica san Rufo con Rufo, discepolo di san Paolo (Lettera ai Romani 16,13) e figlio di Simone di Cirene, colui che aiutò Gesù a portare la croce sul Golgota (Vangelo di Marco 15,21). Secondo questa tradizione, dopo essere stato vescovo di Tebe in Grecia, Rufo avrebbe seguito Paolo in Spagna, diventando vescovo di Tortosa, per poi essere inviato ad Avignone per evangelizzare la città.
Nel martirologio romano, il cardinal Baronio spostò la sua commemorazione al 12 novembre, data che rimase fino alla riforma post-Concilio Vaticano II. Oggi, la memoria di san Rufo viene nuovamente celebrata il 14 novembre, con la seguente annotazione:
«Ad Avignone nella Provenza in Francia, san Rufo, che si ritiene abbia per primo guidato la comunità cristiana del luogo.»
Un simbolo della fede cristiana in Provenza
San Rufo rappresenta l’impegno dei primi evangelizzatori e il radicamento del cristianesimo ad Avignone. La sua figura, pur circondata da leggende, resta un simbolo della continuità della fede e del passaggio da un contesto pagano a una comunità cristiana organizzata nella regione della Provenza.





