Durante l’Udienza Generale in Piazza San Pietro, il Pontefice invita a superare divisioni e conflitti tornando alle fonti della fede e alla testimonianza dello Spirito
La fraternità come compimento del comandamento di Gesù
“La fraternità si basa sul comandamento di Gesù, che è nuovo in quanto realizzato da Lui stesso, compimento sovrabbondante della volontà del Padre: grazie a Lui, che ci ha amato e ha dato sé stesso per noi, noi possiamo a nostra volta amarci e dare la vita per gli altri, come figli dell’unico Padre e veri fratelli in Gesù Cristo”, ha ricordato Leone XIV nella catechesi della Udienza Generale del mercoledì in Piazza San Pietro.
Proseguendo la riflessione sulla spiritualità pasquale, il Papa ha spiegato che la fraternità “nasce da un dato profondamente umano” ma che oggi “non appare scontata, non è immediata. Molti conflitti, tante guerre sparse nel mondo, tensioni sociali e sentimenti di odio sembrerebbero anzi dimostrare il contrario”.

Tuttavia, ha sottolineato, “la fraternità non è un bel sogno impossibile, non è un desiderio di pochi illusi. Ma per superare le ombre che la minacciano, bisogna andare alle fonti, e soprattutto attingere luce e forza dal Colui che solo ci libera dal veleno dell’inimicizia”.
San Francesco e l’inclusività del saluto “omnes fratres”
Il Papa ha ricordato il saluto di San Francesco d’Assisi: “‘omnes fratres’ era il modo inclusivo con cui il Santo poneva sullo stesso piano tutti gli esseri umani, proprio perché li riconosceva nel comune destino di dignità, di dialogo, di accoglienza e di salvezza”.

“I discepoli diventano pienamente fratelli, dopo tanto tempo di vita insieme, non solo quando vivono il dolore della morte di Gesù, ma soprattutto quando lo riconoscono come il Risorto, ricevono il dono dello Spirito e ne diventano testimoni”, ha aggiunto Leone XIV, sottolineando che “la fraternità donata da Cristo morto e risorto ci libera dalle logiche negative degli egoismi, delle divisioni, delle prepotenze, e ci restituisce alla nostra vocazione originaria, in nome di un amore e di una speranza che si rinnovano ogni giorno”.
Il Pontefice ha concluso: “Il Risorto ci ha indicato la via da percorrere insieme a Lui, per sentirci ed essere fratelli tutti”.
Beatificazione e ricordi storici
Ai saluti finali, Leone XIV ha ricordato la recente beatificazione di madre Eliswa Vakayil a Kochi, nello Stato indiano del Kerala. La fondatrice del Terz’Ordine delle Carmelitane scalze teresiane, vissuta nel XIX secolo, si è distinta per il coraggioso impegno a favore dell’emancipazione delle ragazze più povere. Il Papa ha invitato a trarre ispirazione dalla sua testimonianza “per quanti operano nella Chiesa e nella società per la dignità della donna”.

Rivolgendosi ai fedeli polacchi, Leone XIV ha inoltre ricordato la fine della Prima guerra mondiale: “Ieri abbiamo commemorato la fine della ‘inutile strage’, dopo la quale per molti popoli, compreso il vostro, è giunta l’alba dell’indipendenza. Siamo grati a Dio per il dono della pace, della quale – come affermava sant’Agostino – nessuna cosa è assolutamente migliore. Custodiamola con il cuore radicato nel Vangelo, nello spirito di fraternità e di amore per la Patria”.
Articolo precedentemente pubblicato da acistampa, riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






