Respinto il ricorso di Kim Davis, la funzionaria che nel 2015 si oppose al rilascio delle licenze alle coppie dello stesso sesso
Il caso Davis non riaprirà Obergefell v. Hodges
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha respinto lunedì la richiesta di annullare la storica sentenza Obergefell v. Hodges del 2015, che ha legalizzato il matrimonio tra persone dello stesso sesso negli USA. Il ricorso era stato presentato da Kim Davis, cancelliera della contea di Rowan (Kentucky) dal 2015 al 2019, divenuta simbolo dell’opposizione religiosa a quella decisione.
Davis aveva chiesto alla Corte Suprema di riesaminare la decisione e, a dieci anni di distanza dalle prime polemiche, di rivalutare anche il suo caso giudiziario. Nel 2015 aveva infatti rifiutato di rilasciare licenze matrimoniali alle coppie omosessuali, venendo arrestata per oltraggio alla corte dopo aver ignorato un ordine giudiziario.
Le è stato poi imposto di pagare oltre 360.000 dollari in risarcimenti e spese legali a favore di una delle coppie discriminate.
La Corte Suprema ha respinto la richiesta il 10 novembre senza commenti, come avviene quando non ritiene un caso idoneo a essere riesaminato.
La libertà religiosa non tutela i funzionari pubblici
Al centro del ricorso di Davis c’era la libertà religiosa tutelata dal Primo Emendamento. Una tesi respinta dai tribunali inferiori e confermata implicitamente dal mancato intervento della Corte Suprema.
“Il problema nell’invocare una violazione della libertà religiosa consiste nel fatto che Davis non agiva come una cittadina privata, esercitando il suo diritto alla religione… agiva come un funzionario pubblico”, ha dichiarato Thomas Jipping, senior legal fellow della Heritage Foundation.
Jipping ha spiegato che il Primo Emendamento “si applica in modo diverso alle azioni dei funzionari pubblici rispetto agli individui privati”.
Ha inoltre osservato che il caso Davis non rappresentava il “caso giusto” per ribaltare Obergefell, poiché non metteva in discussione direttamente una legge statale in conflitto con quella sentenza.
Il dibattito interno al mondo cattolico
Sul piano sociale e pastorale, la discussione resta accesa soprattutto tra i cattolici americani. Secondo un sondaggio Pew Research 2024, circa il 70% dei cattolici si dichiara favorevole al matrimonio tra persone dello stesso sesso, una percentuale leggermente superiore alla media nazionale.
Un dato che preoccupa i leader religiosi più critici verso la sentenza del 2015.
“È uno scandalo che il 70% dei cosiddetti cattolici sostenga il cosiddetto ‘matrimonio’ tra persone dello stesso sesso”, ha affermato Mary Rice Hasson, senior fellow dell’Ethics and Public Policy Center.
Allo stesso tempo, Hasson invita a cambiare approccio:
“Come cattolici, le nostre energie saranno meglio impiegate nello spiegare e promuovere la verità sul matrimonio e sulla sessualità ai nostri figli e ai nostri fratelli nella fede, piuttosto che sperare in un ribaltamento di Obergefell”.
La dottrina della Chiesa resta chiara: “La vocazione al matrimonio è iscritta nella stessa natura dell’uomo e della donna quali uscirono dalle mani del Creatore”, insegna il Catechismo.
Articolo precedentemente pubblicato su CNA – partner di lingua inglese di EWTN News. È stato tradotto e riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.






