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Papa Leone XIV: “Siamo tempio di Dio, riceviamo forza per annunciare Cristo”

Il Papa durante la Messa per la Solennità della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma | Credito: Daniel Ibáñez / EWTN News
Il Papa durante la Messa per la Solennità della Dedicazione della Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma | Credito: Daniel Ibáñez / EWTN News

«Scaviamo a fondo, liberi dai criteri del mondo, che troppo spesso pretende risultati immediati, perché non conosce la sapienza dell’attesa».
È il cuore dell’omelia pronunciata da Papa Leone XIV durante la Messa per la Solennità della Dedicazione della Basilica Lateranense, cattedrale del Vescovo di Roma e “Madre di tutte le Chiese”.

Celebrando nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il Santo Padre ha ricordato che questo luogo santo, dedicato nel IV secolo da Papa Silvestro I e costruito per volontà dell’imperatore Costantino, «è molto più di un monumento e di una memoria storica: è segno della Chiesa vivente, edificata con pietre scelte e preziose in Cristo Gesù, pietra angolare» (cfr. 1Pt 2,4-5).

“Anche noi dobbiamo scavare fino alla roccia di Cristo”

Il Papa ha spiegato che le fondamenta di un edificio sono il simbolo della vita della Chiesa e di ogni cristiano:

«Se chi lo ha costruito non avesse scavato a fondo, fino a trovare una base sufficientemente solida su cui erigere tutto il resto, l’intera costruzione sarebbe crollata da tempo. […] Anche noi, operai della Chiesa vivente, prima di poter erigere strutture imponenti, dobbiamo scavare, in noi stessi e attorno a noi, per eliminare ogni materiale instabile che possa impedirci di raggiungere la nuda roccia di Cristo».

Richiamando le parole di San Paolo nella Prima lettera ai Corinzi, il Pontefice ha ribadito che «nessuno può porre un fondamento diverso da quello che già vi si trova, che è Gesù Cristo» (1Cor 3,11).

“Non siamo frettolosi e superficiali”

Il Santo Padre ha messo in guardia contro la tentazione della fretta e dell’efficienza mondana:

«Nel lavorare con ogni impegno al servizio del Regno di Dio, non siamo frettolosi e superficiali: scaviamo a fondo, liberi dai criteri del mondo, che troppo spesso pretende risultati immediati, perché non conosce la sapienza dell’attesa. La storia millenaria della Chiesa ci insegna che solo con umiltà e pazienza si può costruire, con l’aiuto di Dio, una vera comunità di fede, capace di diffondere carità, di favorire la missione, di annunciare, di celebrare e di servire quel Magistero apostolico di cui questo Tempio è la prima sede».

Zaccheo, esempio di conversione e di cammino

Meditando sul Vangelo di Zaccheo (Lc 19,1-10), Papa Leone XIV ha spiegato che anche la vita spirituale richiede di “scalare l’albero dell’umiltà” per incontrare il Signore:

«Zaccheo, uomo ricco e potente, sente il bisogno di incontrare Gesù. […] Quel salire tra i rami per lui significa riconoscere il proprio limite e superare i freni inibitori dell’orgoglio. […] Gesù ci cambia, e ci chiama a lavorare nel grande cantiere di Dio, modellandoci sapientemente secondo i suoi disegni di salvezza».

“La Chiesa è un cantiere in cammino”

Riprendendo un’immagine a lui cara, il Papa ha definito la Chiesa di Roma «un cantiere in cammino»:

«È stata usata spesso, in questi anni, l’immagine del “cantiere” per descrivere il nostro cammino ecclesiale. […] La Chiesa di Roma, in particolare, ne è testimone in questa fase attuativa del Sinodo, in cui ciò che è maturato in anni di lavoro chiede di passare attraverso il confronto e la verifica sul campo».

Il Pontefice ha invitato a non scoraggiarsi:

«È bene, invece, continuare a lavorare, con fiducia, per crescere insieme. […] A Roma, pur con tanto sforzo, c’è un bene grande che cresce. Non lasciamo che la fatica ci impedisca di riconoscerlo e celebrarlo».

“La carità vissuta modella il volto della Chiesa”

Guardando al cammino della comunità cristiana, Papa Leone XIV ha ricordato che la carità è la forza che dà forma e credibilità alla Chiesa:

«La carità vissuta modella anche il nostro volto di Chiesa, perché appaia sempre più chiaramente a tutti che ella è madre, madre di tutte le Chiese, o anche “mamma”, come ebbe a dire San Giovanni Paolo II parlando ai bambini proprio in questa festa».

La liturgia, fonte e culmine della vita della Chiesa

Il Pontefice ha poi dedicato l’ultima parte dell’omelia alla liturgia, “culmine verso cui tende l’azione della Chiesa e fonte da cui promana tutta la sua energia” (Sacrosanctum Concilium, 10):

«In essa ritroviamo tutti i temi cui abbiamo accennato: siamo edificati come tempio di Dio, come sua dimora nello Spirito, e riceviamo forza per predicare Cristo nel mondo».

Il Papa ha richiamato l’importanza che, nel luogo della Cattedra di Pietro, la liturgia sia esempio per tutto il popolo di Dio, unendo sapiente inculturazione e fedeltà alla tradizione romana:

«Si ponga ogni attenzione affinché qui la bellezza semplice dei riti possa esprimere il valore del culto per la crescita armonica di tutto il Corpo del Signore».

Citandolo infine, Papa Leone XIV ha ricordato sant’Agostino:

«La bellezza non è che amore, e amore è la vita».

E ha concluso con un augurio:

«Mi auguro che chi si accosta all’Altare della Cattedrale di Roma possa poi partire pieno di quella grazia con cui il Signore vuole inondare il mondo».

La Basilica Lateranense: madre e cattedrale di Roma

La Basilica di San Giovanni in Laterano, dedicata il 9 novembre del 324 da Papa Silvestro I, fu la prima chiesa costruita dopo la libertà di culto concessa ai cristiani da Costantino.
Inizialmente dedicata al Santissimo Salvatore, successivamente anche ai santi Giovanni Battista ed Evangelista, porta il titolo di

“Omnium urbis et orbis ecclesiarum mater et caput”,
ovvero “Madre e capo di tutte le Chiese della città e del mondo”.

Tradotto e adattato dal team di EWTN Italia. L’originale è stato pubblicato su ACI Prensa.

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