A Roma, nella seicentesca Biblioteca Vallicelliana, teologi, accademici e diplomatici si sono riuniti per riflettere sull’attualità del pensiero di San John Henry Newman di fronte alle sfide poste dall’intelligenza artificiale. L’incontro si è tenuto in vista della sua possibile proclamazione a Dottore della Chiesa.
Intelligenza artificiale e pensiero critico: Newman come guida nel tempo presente
Tra gli scaffali della Biblioteca Vallicelliana, fondata da San Filippo Neri, una conferenza internazionale promossa dall’Università di Notre Dame in Australia ha esplorato il legame tra San John Henry Newman e le sfide etiche e culturali sollevate dall’intelligenza artificiale. Un’iniziativa nata in preparazione alla sua proclamazione a Dottore della Chiesa.
In un’epoca in cui la tecnologia si sviluppa a ritmi vertiginosi, cresce la preoccupazione per l’impatto che l’intelligenza artificiale può avere sulla formazione delle nuove generazioni e sulla loro capacità di pensare autonomamente. Newman, nelle sue opere, insisteva sull’importanza della coscienza, del giudizio morale e della formazione del pensiero: temi oggi più attuali che mai.
Dialogare tra generazioni per usare bene l’intelligenza artificiale
Suor Catherine Joseph Droste, docente di teologia all’Angelicum, ha sottolineato il ruolo decisivo del dialogo tra le generazioni: dobbiamo entrare in dialogo con loro, perché le generazioni più giovani lo usano molto di più, ma potrebbero non avere la saggezza necessaria per discernere come usarlo bene. E per questo, penso che le generazioni più anziane debbano entrarvi e “tuffarsi”, in un certo senso, così da poter dialogare tra noi e capire insieme come usarlo al meglio.
Una prospettiva condivisa da molti dei relatori, che vedono nella formazione culturale e spirituale il primo strumento per non essere sopraffatti da una tecnologia sempre più pervasiva.
Educazione, intelligenza artificiale e autenticità del pensiero
Uno dei nodi più critici riguarda l’istruzione. Andrew Meszaros, titolare della cattedra dedicata a San John Henry Newman presso l’Angelicum, ha posto l’accento sulla difficoltà di valutare la reale comprensione degli studenti in un’epoca in cui l’IA può generare testi e progetti su richiesta: “se ci accontentiamo che gli studenti realizzino un prodotto come un saggio finito, un poster, un video o un altro progetto e utilizzano l’intelligenza artificiale per completarlo, allora va bene: è uno strumento, e può essere usato in questo modo. Ma se non stiamo valutando il prodotto, bensì il modo in cui pensano, allora temo che l’intelligenza artificiale rappresenti in realtà un ostacolo nel valutarli correttamente o nel comprendere ciò che sanno davvero, nel profondo.”
Un nuovo approccio educativo e legislativo
L’intelligenza artificiale è ormai strettamente intrecciata con i social media, influenzando feed, pubblicità, interazioni e, soprattutto, il modo in cui i più giovani pensano e si relazionano. A tal proposito, l’ambasciatore australiano presso la Santa Sede, Keith Pitt, ha illustrato una nuova legge australiana che vieta l’accesso ai social media a chi ha meno di 16 anni: “E’ in arrivo e entrerà in vigore principalmente nel dicembre di quest’anno, il 2025. Si tratta semplicemente di mettere nero su bianco che esistono prove schiaccianti che dimostrano che i social media hanno un impatto negativo sui bambini. Pertanto, l’Australia ha proposto leggi e regolamenti che impongono ai fornitori di piattaforme di garantire che i loro utenti abbiano più di 16 anni. Si tratta quindi di un divieto effettivo dei social media per i bambini.”
Newman oggi: prudenza, discernimento e curiosità
La riflessione si è conclusa con un interrogativo provocatorio: se fosse vivo oggi, San John Henry Newman sarebbe favorevole all’uso dell’intelligenza artificiale? Andrew Meszaros ha risposto: “Penso che, come per qualsiasi tecnologia, John Henry Newman sarebbe curioso, la esplorerebbe e potrebbe persino utilizzarla, ottenendo ottimi risultati. Credo però che sarebbe incredibilmente cauto riguardo al suo effetto su di noi e sulle relazioni interpersonali.”






