A sessant’anni dalla sua promulgazione, la Nostra Aetate continua a ispirare dialogo, rispetto e fraternità tra i popoli. A Roma, una settimana di celebrazioni, conferenze e incontri di preghiera ha riunito rappresentanti di 14 religioni mondiali per rinnovare l’impegno comune alla pace e alla collaborazione interreligiosa.
Sessant’anni di dialogo e fraternità
Dalle conferenze accademiche agli incontri di preghiera, passando per esibizioni multiculturali e cori di giovani, Roma ha accolto persone di ogni fede e provenienza per commemorare il 60º anniversario della Nostra Aetate, la Dichiarazione conciliare sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane.
Le celebrazioni si sono concluse in Piazza San Pietro, dove papa Leone XIV ha accolto migliaia di pellegrini di diverse confessioni, invitandoli a rinnovare l’impegno per la pace e la fraternità. “Oggi siamo chiamati a rifondare quella speranza nel nostro mondo devastato dalla guerra e nel nostro ambiente naturale degradato. Collaboriamo, perché se siamo uniti tutto è possibile. Facciamo in modo che nulla ci divida. E in questo spirito, desidero esprimere ancora una volta la mia gratitudine per la vostra presenza e la vostra amicizia. Trasmettiamo questo spirito di amicizia e collaborazione anche alla generazione futura, perché è il vero pilastro del dialogo”, ha detto il Papa durante l’Udienza generale del 29 ottobre.
Ripensare la Nostra Aetate nel mondo di oggi
All’Università Gregoriana si è tenuta una conferenza interreligiosa di tre giorni, promossa dal Dicastero per il Dialogo Interreligioso e dalla Commissione per i Rapporti Religiosi con gli Ebrei, per riflettere sull’attualità della Dichiarazione conciliare.
Il professor Ambrogio Bongiovanni, direttore del Centro Studi Interreligiosi della Gregoriana, ha spiegato: “Oggi viviamo in una situazione mondiale in cui, in un certo senso, abbiamo sviluppato un atteggiamento negativo nei confronti dell’alterità. Costruiamo muri invece di ponti. Per questo direi che ripensare la Nostra Aetate significa sostenere l’idea di costruire ponti tra le persone, tra le differenze, favorendo così la comprensione e il dialogo reciproco.”
Il professor Massimo Gargiulo, direttore del Centro Cardinale Bea per gli Studi Giudaici, ha ricordato le origini storiche della dichiarazione e la sua portata rivoluzionaria: “La prima cosa importante di questo documento è che riconosce una verità storica, cioè che le origini del cristianesimo affondano le radici nell’ebraismo, poiché Gesù era ebreo, Paolo era ebreo, e così via. Dunque, il primo elemento fondamentale è proprio questo riconoscimento. Il secondo è che la Chiesa ha riconosciuto le proprie responsabilità nei confronti del popolo ebraico, lungo la storia — dall’antichità fino alla Seconda guerra mondiale e alla Shoah — poiché ha riconosciuto le conseguenze negative, tragiche, dell’antigiudaismo cristiano.”
“Camminare insieme nella speranza”
Alla conferenza hanno partecipato 300 delegati provenienti da 44 Paesi e rappresentanti di 14 religioni, tra cui il giainismo e il sikhismo. Tutti sono stati accolti da papa Leone XIV durante l’incontro “Camminare insieme nella speranza”, nell’Aula Paolo VI.
Il Papa ha ricordato che “questo è il cammino che la Nostra Aetate ci invita a proseguire: camminare insieme nella speranza. E quando lo facciamo, accade qualcosa di meraviglioso: i cuori si aprono, si costruiscono ponti e appaiono nuovi sentieri là dove prima non sembrava possibile. Non è l’opera di una sola religione, di una sola nazione o di una sola generazione. È un compito sacro per tutta l’umanità: mantenere viva la speranza, mantenere vivo il dialogo e mantenere vivo l’amore nel cuore del mondo.”
La preghiera per la pace al Colosseo
Nello stesso spirito, poche ore prima dell’incontro interreligioso in Vaticano, papa Leone XIV ha partecipato alla preghiera per la pace al Colosseo, organizzata dalla Comunità di Sant’Egidio. Accanto a lui, leader religiosi di tutto il mondo hanno invocato la fine dei conflitti e la collaborazione tra i popoli.
Il Papa ha rivolto un forte appello ai governanti: “Dio chiederà conto a chi non ha cercato la pace o ha fomentato le tensioni e i conflitti, di tutti i giorni, i mesi, gli anni di guerra. Questo è l’appello che noi leader religiosi rivolgiamo con tutto il cuore ai governanti. Facciamo eco al desiderio di pace dei popoli. Ci facciamo voce di chi non è ascoltato e non ha voce. Bisogna osare la pace! E se il mondo fosse sordo a questo appello, siamo certi che Dio ascolterà la nostra preghiera e il lamento di tanti sofferenti. Perché Dio vuole un mondo senza guerra. Egli ci libererà da questo male!”






