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Leone XIV scrive al Seminario di Trujillo: “Il sacerdozio non è fuga, ma dono totale di sé”

Il Seminario di Trujillo | Credit: L'Osservatore Romano
Il Seminario di Trujillo | Credit: L'Osservatore Romano
Nella Lettera per i 400 anni dell’istituto peruviano il Papa ricorda il suo legame personale con la comunità e invita i seminaristi a una formazione integrale, fondata su preghiera, studio e fraternità.

Il legame personale del Papa con Trujillo

Papa Leone XIV ha inviato una lunga Lettera, in spagnolo, al Seminario Maggiore Arcidiocesano “San Carlos e San Marcelo” di Trujillo, che festeggia quest’anno i suoi quattro secoli di attività formativa. Il Pontefice ha voluto subito condividere il suo legame diretto con quell’istituzione:

“Anche le mie orme fanno parte di quella casa, nella quale ho servito come professore e direttore degli studi”.

Una storia secolare, ricorda, segnata dal passaggio di “innumerevoli giovani” provenienti non solo dall’arcidiocesi di Trujillo, ma da varie regioni del Perù e da comunità religiose che hanno scelto di rispondere alla chiamata di Cristo.

Il cuore della formazione: “stare con il Signore”

Il primo compito del seminario — scrive Leone XIV — resta immutato:

“Stare con il Signore, lasciarsi formare da Lui, conoscerlo e amarlo, per potergli somigliare”.

Il Papa mette in guardia da idee distorte sul ministero ordinato:

“Il sacerdozio non può ridursi al giungere all’Ordinazione come se fosse una meta esterna o una facile via d’uscita da problemi personali”.

Né una fuga dalle difficoltà, né un privilegio — chiarisce — ma “un dono totale dell’esistenza”.

Discernimento, trasparenza e maturità

La vita comunitaria e il cammino interiore restano centrali per una crescita equilibrata:

“La sincerità davanti a Dio e davanti ai formatori protegge dall’autogiustificazione”.

Chi vive questa trasparenza diventa, sottolinea, “un uomo maturo (…) libero di donarsi senza riserve”, nella gioia della futura ordinazione.

La preghiera, “investimento più fecondo della vita”

Leone XIV indica il rapporto personale con Gesù come fondamento dell’identità del presbitero:

“Chi non prega, non conosce il Maestro; e chi non lo conosce, non può amarlo veramente”.

E aggiunge un monito chiaro:

“Non può parlare di Dio chi parla poco con Dio!”

La Scrittura, letta con fede e riverenza, diventa scuola quotidiana di sequela.

Studio e dottrina: una forma di amore

La formazione intellettuale non è opzionale:

“Il lavoro intellettuale, specialmente quello teologico, è una forma di amore e di servizio”.

E indica la via dell’equilibrio:

“Una pietà senza dottrina diventa sentimentalismo fragile; una dottrina senza preghiera diventa sterile e fredda”.

Evitare solitudine, mondanità e dispersione digitale

Il Papa lancia un avvertimento per i seminaristi di oggi:

“Un sacerdote isolato è vulnerabile”.

La vocazione — ribadisce — vive nella comunione sacerdotale, non nel protagonismo individuale.

“Non siete mai soli”

Nel concludere la Lettera, il Papa assicura la sua vicinanza e richiama l’esempio di san Toribio di Mogrovejo:

“Dio, i santi e tutta la Chiesa camminano con voi”.

E aggiunge la celebre frase del santo arcivescovo di Lima:

“Il tempo non è nostro, è molto breve, e Dio ci chiederà stretto conto del modo in cui lo abbiamo impiegato”.

Articolo pubblicato precedentemente da acistampa, riadattato per la pubblicazione su ewtn.it.

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