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Il Vescovo Munilla: “Non confondiamo i nemici della libertà religiosa con chi professa un’altra fede”

Una moschea e una sinagoga | Credit: Canva
Una moschea e una sinagoga | Credit: Canva
Il vescovo di Orihuela-Alicante presenta il Rapporto ACS 2025 e mette in guardia dai rischi della polarizzazione e del pensiero unico in Occidente

La crescente polarizzazione religiosa nel mondo rischia di creare nemici immaginari. È l’avvertimento lanciato da Mons. José Ignacio Munilla, Vescovo di Orihuela-Alicante, durante la conferenza stampa di presentazione del Rapporto sulla Libertà Religiosa 2025 della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre (ACS).

“Il nemico non è chi ha una religione diversa”

«Uno dei rischi che si sta verificando nelle polarizzazioni è pensare che i miei nemici siano quelli che professano un’altra religione. No. La nostra sfida non è chi ha una religione diversa, ma chi non rispetta la libertà religiosa», ha dichiarato il presule.

Munilla ha ricordato che «il fatto religioso è chiamato a essere un luogo di incontro e non di scontro» e che «sarebbe un errore mettere tutti nello stesso sacco del fondamentalismo», citando come esempio «identificare un musulmano con un jihadista fondamentalista», un’associazione che considera “un rischio reale in atto”.

Secondo i dati citati durante l’incontro, i musulmani nel mondo superano i 2,16 miliardi — circa il 26,3% della popolazione globale — e cresceranno fino a 2,8 miliardi nel 2050 secondo il Pew Research Center.

Dialogo interreligioso ed educazione alla convivenza

Il vescovo ha sottolineato il valore del dialogo promosso dalla Chiesa: il cristianesimo, ha ricordato, come ha ampiamente espresso il Concilio Vaticano II, è «educazione al dialogo interreligioso» e al dialogo ecumenico tra le confessioni cristiane.

«Viviamo in uno Stato non confessionale — ha precisato — ma, come afferma la Costituzione spagnola, con profonde radici storiche cattoliche. Le due cose sono compatibili».

Occidente e pensiero unico: la nuova minaccia

Munilla ha inoltre rivolto uno sguardo all’Europa: «Il principale rischio che oggi corre la libertà religiosa nei Paesi occidentali è l’imposizione di un pensiero unico contro la libertà di coscienza».

Ha denunciato il diffondersi della cancel culture, che «non rispetta, ad esempio, la potestà educativa dei genitori sui figli e impone loro contenuti dall’esterno». Ha citato anche episodi di pressione sui professionisti della sanità: «Chi non è disposto, per motivi di coscienza, a praticare aborti viene inserito in una lista che lo espone come un bersaglio».

“Alla radice dei diritti umani c’è la libertà religiosa”

«Quando non si rispetta il principio della libertà religiosa, molti altri diritti sono in pericolo, perché alla radice c’è la libertà di coscienza», ha affermato ancora il vescovo, avvertendo che casi come la Cina mostrano come la negazione della libertà religiosa “vada di pari passo” con altre violazioni dei diritti fondamentali.

Il rapporto ACS: violazioni in 62 Paesi

Il Rapporto sulla Libertà Religiosa 2025 analizza la situazione in 196 Paesi e rileva violazioni in 62 di essi:
— in 24 Paesi si registrano persecuzioni gravi o gravissime;
— in 38 emergono discriminazioni religiose.

Il dato più preoccupante, secondo ACS, è che 220 milioni di cristiani nel mondo sono attualmente esposti alla persecuzione a causa della loro fede.

Articolo precedentemente pubblicato su aciprensa, tradotto e riadattato dalla redazione di ewtn.it.

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